L’ALLARME

Coronavirus, gli anestesisti: non bastano 5mila ventilatori polmonari senza medici e terapie intensive

Il presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori Aaroi-Emac: Vergallo: «Ben venga il decreto legge del Governo che oltre a potenziare personale prevede l’acquisizione di 5mila dispositivi, ma non deve passare il messaggio fuorviante che la situazione si risolva così»

di Barbara Gobbi

Perché devo stare a casa?

3' di lettura

«Acquistare ventilatori e altri macchinari non basta a creare un posto letto di terapia intensiva, ma serve solo a garantire in un momento di forte emergenza, ai pazienti più gravi, di respirare. Quindi ben venga il decreto legge del Governo che oltre a potenziare personale prevede l’acquisizione di 5mila dispositivi, ma non deve passare il messaggio fuorviante che la situazione si risolva così». Parla da medico più che da sindacalista, costantemente in contatto con i colleghi in trincea nella guerra contro il Coronavirus Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori Aaroi-Emac.

Servono reparti attrezzati e personale
«Cinquemila impianti di ventilazione assistita non significano 5mila postazioni di terapia intensiva – chiarisce -: per quelle servono reparti attrezzati e personale. Che, anche se ci si sta muovendo, oggi non ci sono». Una realtà drammatica rilanciata dall’ultimo grido d’allarme del presidente della Lombardia Attilio Fontana nella richiesta al Governo di chiudere a doppia mandata la sua Regione, davanti all’esplodere in un solo giorno di altri 1.500 casi. Con le punte drammatiche di Cremona e Bergamo – appelli per medici in soccorso dall’esterno e Terapie intensive allo stremo, peraltro con ricoverati di età sempre più giovane - che oggi la “guarita” Codogno non riesce a compensare.

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Fare ricorso a pensionati e specializzandi
Per vincere non una battaglia ma la guerra contro il nuovo virus che ogni giorno cambia faccia servono reparti integralmente e adeguatamente attrezzati con requisiti strutturali e tecnologici ben precisi. E per allestirli serve tempo – nel frattempo gli ingegneri clinici stanno dando fondo alle riserve - ma soprattutto personale adeguato che sappia farli funzionare. Dove recuperarlo? «I nostri specialisti sono già tutti pienamente occupati, non c’è nessuno a spasso - afferma ancora Vergallo -: a questo punto malgrado come sindacato noi siamo contrari, l’unica è far ricorso ai colleghi già pensionati e con grande esperienza. Oppure ai circa 1000-1.200 specializzandi in anestesia e rianimazione del 4° e 5° anno. Ma chissà quanti accetteranno di entrare al lavoro in un momento così difficile e solo per un anno. Di certo andranno loro garantite tutte le tutele contrattuali, anche dal punto di vista assicurativo. Ricordo infatti che se si lavora da liberi professionisti non basta la polizza ordinaria per colpa grave ma serve la copertura totale dei rischi, che è ben più costosa».

Gli acquisti di macchinari da parte del Governo
E mentre le Regioni ancora non colpite al cuore si organizzano come possono – dalla Puglia più ottimista che per la fine della settimana prevede 209 posti letto di terapia intensiva al Lazio che sta trasformando in ospedale per “pazienti Covid” la clinica Columbus del Gemelli in stretto contatto con l’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma (59 posti in terapia intensiva e 80 di pneumologia e malattie infettive) - il governo fa acquisti di macchinari e dispositivi di protezione. Sia tramite centrale Consip sia in Cina: la società del Tesoro ha appena aggiudicato a un’unica azienda quattro lotti per monitor multi-parametrici e ventilatori polmonari di ultima generazione e l’obiettivo è arrivare in 15 giorni a 1.100 posti letto in più nelle terapie intensive e sub-intensive.

100mila mascherine dalla Cina
Mentre dalla Cina appena convalescente ripartono già forniture massicce: 100mila mascherine hi-tech e 2 milioni di mascherine ordinarie, 20mila tute, 50mila tamponi e mille ventilatori polmonari. Numeri che la dicono lunga su quanto sia forte l’impatto del virus atteso su tutto il territorio nazionale.

«Aiutateci ad aiutarvi»
Ma se le protezioni sanitarie sono il primo alleato di medici e operatori sanitari, decisivo sarà l’impegno delle singole persone: da qui l’appello di tutti i sindacati medici ai cittadini e al Governo: «Aiutateci ad aiutarvi». Altrimenti, dicono, traballerà per default del Ssn il diritto alla salute e alle cure.

Per approfondire:
L’Oms dichiara la pandemia
Coronavirus, Conte: deliberato lo stanziamento di 25 miliardi

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