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Coronavirus, nuova Cig dal 16 novembre ma ancora a rischio di ritardi 526mila lavoratori

Sono 81mila le domande di ammortizzatori presentate all'Inps dalle aziende fino a settembre e non ancora autorizzate, con una platea potenziale di 526mila lavoratori

di Valentina Melis

Cig: Inps, 12mila lavoratori in attesa di primo pagamento

Sono 81mila le domande di ammortizzatori presentate all'Inps dalle aziende fino a settembre e non ancora autorizzate, con una platea potenziale di 526mila lavoratori


4' di lettura

È scattata lunedì 16 novembre la nuova tranche di cassa integrazione prevista dal primo Dl «Ristori» (Dl 137/2020, articolo 12), che consente alle aziende con attività sospesa o ridotta a causa del Covid-19 di chiedere un nuovo periodo di Cig ordinaria, assegno Fis o cassa in deroga per i lavoratori, appunto tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021. L’ulteriore aiuto viene incontro alle esigenze delle aziende che hanno già usato gli ammortizzatori introdotti da marzo in poi (18+18 settimane) e si estende alle imprese coinvolte dalle chiusure disposte in chiave anti-contagio dal Dpcm del 24 ottobre.

Resta però il nodo dei ritardi nei pagamenti e nelle autorizzazioni di accesso alla cassa presentate dalle aziende. Che rappresenta un problema anche per la nuova tranche di cassa: il Dl 137/2020 stabilisce infatti che - a parte le imprese con attività sospesa dal Dpcm del 24 ottobre - chi chiede le nuove sei settimane di ammortizzatori deve aver già avuto l’autorizzazione a fruire delle ultime nove previste dal Dl Agosto (Dl 104/2020).

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CASSA COVID: L'ARRETRATO
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I ritardi nelle autorizzazioni

In base a una stima del presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, Guglielmo Loy, sono 179mila le domande di ammortizzatori Covid presentate dalle aziende nei mesi scorsi ancora in attesa del via libera dell’Inps. Se togliamo dal calcolo le 98mila richieste arrivate a ottobre (perchè è troppo presto per considerarle arretrato), ne restano 81mila giacenti da almeno 45 giorni (alcune risalenti a marzo-aprile). Se si guarda nel dettaglio questo arretrato, 15mila richieste riguardano la cassa integrazione ordinaria, 12mila si riferiscono ai fondi di solidarietà (Fis) e 54mila (il 66,6%) sono relative alla cassa in deroga. Considerando il numero medio di addetti delle imprese che hanno presentato le domande - 12 per la Cigo, 15 per il Fis e 2,6 per la cassa in deroga - si ottiene una platea potenziale di 526mila lavoratori a rischio di ritardi nella ricezione dei pagamenti mensili.

Il tutto va inquadrato ovviamente in un contesto di emergenza. Sono quasi 800mila, infatti, le imprese che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione da marzo in poi, con autorizzazioni che hanno superato la soglia record di tre miliardi di ore di ammortizzatori. «I lavoratori dell’Inps hanno fatto fronte in questi mesi a un carico di lavoro straordinario - nota il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto Guglielmo Loy - e negli ultimi mesi ci sono comunque segni di un miglioramento nella gestione delle richieste di cassa integrazione arretrate. Anche l’aver costituito una task force ad hoc testimonia che il problema dell’arretrato c’è, ma che lo si sta affrontando».

I riflessi nei pagamenti ai lavoratori

L’arretrato nell’esame delle domande si traduce in un ritardo nei pagamenti, sia per i lavoratori che percepiscono l’assegno direttamente dall’Inps - finora sono stati 3,5 milioni - sia per coloro che ricevono l’anticipazione dalla propria azienda, che poi recupera gli importi a conguaglio (altri tre milioni di lavoratori).

Quanto ai 3,5 milioni di lavoratori che beneficiano del pagamento diretto, l’Inps ha fatto sapere nel rendiconto riferito al 3 novembre, che l’erogazione della cassa è in ritardo per 207.329 assegni mensili, tra maggio e ottobre, riferiti per la maggior parte al mese di ottobre (151.090), su 13 milioni di integrazioni mensili versate. I lavoratori che non hanno mai ricevuto alcun pagamento sono 12.116.

Le aziende che anticipano la cassa ai lavoratori (dall’inizio dell’emergenza sono 8 milioni gli importi mensili versati direttamente dai datori) in molti casi hanno cominciato a integrare le buste paga anche in assenza dell’autorizzazione formale dall’Inps. Con l’avanzare dei mesi, e con la contrazione dell’attività economica in alcuni settori a causa dell’epidemia, le imprese potrebbero non avere più la liquidità sufficiente. «Se l’azienda può anticipare i trattamenti - fa notare Maria Magri, dell’area lavoro, welfare e capitale umano di Confindustria - il lavoratore non subisce danni dai ritardi nell’autorizzazione della cassa. Ma se la liquidità scarseggia, come può succedere con le nuove chiusure e con la contrazione degli incassi, allora anche i lavoratori saranno penalizzati».

La complessità di norme e procedure

Il vincolo introdotto dal Dl Ristori, per il quale può accedere alle nuove sei settimane di cassa solo chi ha già avuto l’autorizzazione per le ultime nove settimane del Dl Agosto, potrebbe mettere fuori gioco le nuove richieste di ammortizzatori. «Si rischia - continua Maria Magri da Confindustria - di penalizzare le aziende che non hanno mai fatto ricorso alle 18 settimane di cassa integrazione del Dl Agosto, rispetto a quelle che le hanno già utilizzate, proprio adesso che invece le imprese avrebbero bisogno di un forte sostegno».

LA TIMELINE DEGLI AMMORTIZZATORI COVID

Come si suddividono le 42 settimane di integrazioni salariali d'emergenza introdotte da marzo a oggi (note: * sono esclusi gli ammortizzatori “ordinari” disciplinati e finanziati dal Dl 9 del 2 marzo 2020 per le prime zone rosse di Lombardia e Veneto)

LA TIMELINE DEGLI AMMORTIZZATORI COVID

La complessità del sistema degli ammortizzatori sociali, per cui le regole ordinarie (o quasi) sono state applicate anche durante l’emergenza Covid, è un’altra causa del rallentamento delle procedure, come sottolineano i consulenti delle aziende. «Stiamo usando ammortizzatori e percorsi distinti per ciascuna tipologia di azienda, con procedure burocratizzate e complesse, non adatte a un momento di emergenza come questo», sottolinea Enrico Vannicola, consulente del lavoro e presidente di Confprofessioni Lombardia. «Sarebbe meglio - continua - se fosse stato istituito un ammortizzatore unico, con un solo canale informatico, magari tramite il flusso mensile Uniemens che già le aziende usano per dialogare con l’Inps e trasmettere i dati dei lavoratori».

Una complessità sottolineata anche da Maria Pia Nucera, presidente dell’Associazione dottori commercialisti (Adc): «Ogni decreto degli ultimi mesi per rifinanziare la Cig ha implicato nuove domande da presentare all’Inps per ciascun periodo richiesto e nuove scadenze. Così le aziende rischiano di fare errori formali e di non riuscire a rispettare i termini di decadenza. Almeno su questo fronte - conclude - sarebbe consigliabile una moratoria».

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