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Coronavirus, gli obblighi e i reati: le sanzioni solo dopo un processo

Le sanzioni non sono decise dalle forze dell’ordine che controllano le strade in questi giorni: i verbali di accertamento non contengono bollettini da pagare

di Simone Lonati e Carlo Melzi d'Eril

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(ANSA)

Le sanzioni non sono decise dalle forze dell’ordine che controllano le strade in questi giorni: i verbali di accertamento non contengono bollettini da pagare


3' di lettura

Cosa rischia chi viola le nuove regole introdotte per il contenimento del Coronavirus? Proviamo a spiegarlo non prima di avere ripetuto quel che ormai tutti dovrebbero sapere. Per rallentare il contagio è essenziale evitare assembramenti e incontri, sicché il metodo migliore è restare a casa. A meno di necessità non rinviabili, bisogna persino evitare di uscire. Nessuna scusa, quindi, ha chi decide di non rispettarlo.

Eppure, secondo gli ultimi dati del Viminale, dall’entrata in vigore del decreto, su 157.271 persone controllate ne sono state denunciate 6.942 per violazione delle misure e 276 per false dichiarazioni. Dei 83.454 esercizi commerciali controllati, sono stati segnalati 239 negozi.
Detto questo, cerchiamo di capire quali sono le condotte vietate dalla legge e quali sono le sanzioni.

Oggi, in tutto il territorio nazionale, sono queste le regole:
evitare spostamenti non motivati da «comprovate esigenze lavorative» «situazioni di necessità» oppure «motivi di salute», attestabili da un’autodichiarazione, da esibire alle forze dell’ordine (o ai militari ad esse oggi equiparati);
è fortemente consigliato a chi ha sintomi compatibili con il virus o la febbre oltre 37,5 ° C di restare presso il proprio domicilio e di limitare al massimo i contatti sociali;
vi è divieto assoluto per chi è sottoposto alla misura della quarantena o ha contratto il virus di uscire di casa;
alcune attività, commerciali o meno, che comunque presuppongono la compresenza di più persone, sono chiuse o regolamentate.

Quali sanzioni seguono alla loro inadempienza? Anzitutto penali.
Una generale: il mancato rispetto di uno qualunque degli obblighi descritti è punito ai sensi dell’art. 650 c.p., con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro.
E poi una specifica: un’autodichiarazione falsa integra il delitto punito dall’art. 483 c.p. con la reclusione fino a due anni.

Naturalmente, al di là delle regole recenti, restano le sanzioni per gli usuali comportamenti illeciti. Ad esempio chi, consapevole di essere contagioso, contagia volontariamente altre persone potrà rispondere di lesioni o anche di omicidio a seconda delle conseguenze provocate. Chi, invece, viola le regole di prudenza raccomandate, senza avere l’intenzione di diffondere il contagio, potrebbe essere accusato di lesioni o omicidio colposi.
In entrambi questi casi, però, sarà necessario provare il nesso causale, ovvero che un determinato comportamento ha diffuso il virus. Chi “ci prova” ma non riesce potrebbe essere accusato di uno di questi delitti nella forma del tentativo.

Ci sembra poi improbabile che ad una singola persona sia contestato uno dei delitti colposi contro la pubblica incolumità. Anche in via del tutto astratta, infatti, pare difficile sostenere che un soggetto isolato, per quanto imprudente, sia da sé solo in grado di mettere in pericolo una platea indeterminata di persone. Allo stesso modo, riteniamo di escludere che possa essere contestato il reato di epidemia (art. 438 e 452 c.p.) che punisce chiunque la cagiona mediante la diffusione di germi patogeni. La giurisprudenza, infatti, ha sempre negato la configurabilità di questi reati nella condotta di chi “semplicemente”, sapendosi affetto da male contagioso, continui a circolare magari anche diffondendo la malattia.

Queste sanzioni, vale forse la pena dirlo, non possono essere decise, né determinate, né applicate direttamente dalle forze dell’ordine che controllano le strade in questi giorni. In altri termini, quando ad esempio la polizia dovesse contestare una violazione, ciò non comporterà un verbale che contiene già la sanzione, con magari la consegna di un “bollettino” per pagarla, come nel caso di un divieto di sosta.

I pubblici ufficiali che hanno notizia di un qualunque reato, infatti, la trasmettono alla Procura della Repubblica che iscrive un procedimento a carico del presunto responsabile; la sanzione sarà poi determinata da un giudice al termine di un processo, insieme alla eventuale condanna. Per le condotte punite con il reato di cui all’art. 650 c.p., è probabile un robusto ricorso al decreto penale di condanna: una sanzione pecuniaria irrogata dal giudice per le indagini preliminari su proposta del pubblico ministero che, se non opposta, diventa esecutiva. Trattandosi l’art. 650 c.p. di una contravvenzione punita con pena alternativa (detentiva o pecuniaria), l’imputato potrà opporsi al decreto penale chiedendo l’oblazione che, qualora concessa, consentirà di estinguere il reato con il pagamento di una somma uguale alla metà del massimo della pena, ovvero 103 euro.

La violazione delle disposizioni relative alle attività, commerciali e no, può implicare la sanzione amministrativa della chiusura dell’attività stessa per un periodo da 5 a 30 giorni. Questa sanzione potrà essere applicata dal Prefetto in base ad una procedura amministrativa accelerata prevista nei casi di urgenza, che può essere emessa anche senza contraddittorio. Il provvedimento potrà poi essere impugnato avanti al Tribunale ordinario.

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