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Coronavirus, oltre 3mila morti al mese tra gli over 80 ma la quarta dose è flop

La protezione scende già dopo 4 mesi. Il nuovo booster finora l’ha ricevuto meno del 10% degli anziani che lo potevano fare

di Marzio Bartoloni

Vaccini, Gimbe: "Non aspettare per quarte dosi"

3' di lettura

Da gennaio oltre 3mila morti in media al mese tra gli over 80. Un numero importante che racconta quanto il virus possa ancora fare male nei più fragili anche nel mezzo dell’ondata Omicron, variante che domina da gennaio e che si è rilevata molto più contagiosa delle precedenti anche se meno pericolosa. Non però nei più fragili, come chi soffre di patologie gravi o è anziano, che rischia di più anche se vaccinato con terza dose. La protezione dell’immunizzazione dalle forme gravi di Covid scende infatti già dopo 4 mesi. Da qui l’invito a fare la quarta dose per questa categoria che però finora è stato un flop: l’hanno ricevuta meno del 10% degli over 80 che la potevano fare.

Oltre tremila morti a mese tra gli over 80

«In queste ore, nelle mie occasioni pubbliche, faccio appello per il secondo booster per le persone over 80, per chi vive in Rsa e i 60-69enni con fragilità», ha insistito nei giorni scorsi il ministro della Salute Roberto Speranza. «Le persone vanno informate ancora perché - ha sottolineato il ministro - la mortalità oscilla tra gli 83, 84, 85 anni, e fare il booster può salvare salvare la vita». In effetti se si vanno a verificare i dati i numeri dicono che una gran parte dei decessi registrati negli ultimi mesi è concentrata proprio in questa fascia d’età. Se si guarda infatti ai bollettini di sorveglianza integrata pubblicati settimanalmente dall’Iss dove si mettono in fila i numeri del Covid divisi per fasce d’età in tre mesi si sono registrati quasi 10 mila morti tra gli over 80, in pratica oltre 3mila al mese: per l’esattezza sono 9802 i morti over 80, di questi circa la metà (4643) avevano ricevuto anche la terza dose. In particolare 5262 decessi di over 80 si sono registrati tra il 14 gennaio e il 13 febbraio scorsi, altri 2158 dall’11 febbraio al 13 marzo e infine altri 2382 tra l’11 marzo e il 10 aprile scorsi.

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Vaccinato con la quarta dose il 9% della platea

Ormai è passato un mese dall’invito alla quarta dose per over 80 e fragili 60-79 anni. E oltre 2 mesi e mezzo da quello per i fragilissimi e immunocompromessi partito il 1 marzo. Ma la quarta dose non ingrana. All’11 maggio ne sono state somministrate 384.600: in base alla platea ufficiale (4.422.597 di cui 2.795.910 di over 80, 1.538.588 pazienti fragili della fascia di età 60-79 e 88.099 ospiti delle Rsa), il tasso di copertura nazionale per le quarte dosi è del 9%, con nette differenze regionali dal 2,4% del Calabria al 18% del Piemonte. Questi i dati del monitoraggio della Fondazione Gimbe. Sempre all'11 maggio sono state somministrate 166.483 quarte dosi agli immunocompromessi, con una copertura del 21% e nette differenze regionali: dal 3,8% del Molise al 73,1% del Piemonte. «Le inaccettabili disuguaglianze regionali sulle coperture con le quarte dosi - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - dimostrano che le strategie di chiamata attiva sono molto più efficaci della prenotazione volontaria».

Il rischio della «strategia attendista» dei vaccini aggiornati

Ma come sottolinea sempre Cartabellotta della Fondazione Gimbe, «la lentezza con cui procedono le somministrazioni è spia di una serpeggiante esitazione vaccinale, spesso alimentata da discutibili consigli sanitari, che invitano ad aspettare l'autunno per effettuare l'ulteriore richiamo con vaccini aggiornati». In realtà, questa strategia attendista può essere molto rischiosa - sottolinea il presidente di Gimbe - per tre ragioni: «Innanzitutto, non vi è alcuna certezza su quando saranno disponibili questi vaccini aggiornati; in secondo luogo, i dati dimostrano sia il calo progressivo dell'efficacia vaccinale sulla malattia grave, sia una elevata mortalità negli over 80 già coperti con la terza dose; infine, si consolidano sempre più le prove di efficacia della quarta dose nel ridurre ospedalizzazioni e decessi. Senza mezzi termini: tenendo conto sia della particolare fragilità della platea a rischio, sia della elevata circolazione virale, la quarta dose deve essere fatta subito».

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