Il nodo sul tavolo del premier conte

Posti letto e medici, è emergenza negli ospedali del nord. Il ministro Boccia: se serve, il Sud c’è

Faro accesso a palazzo Chigi. Il 38% di persone malate ha avuto necessità di un ricoverto, e nel 10% dei casi è stato costretto alla terapia intensiva. Gli esperti: situazione seria visto il numero di pazienti ricoverati tutti insieme. Il vice ministro Sileri: i posti in terapia intensiva possono aumentare

di Cl.T.

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Faro accesso a palazzo Chigi. Il 38% di persone malate ha avuto necessità di un ricoverto, e nel 10% dei casi è stato costretto alla terapia intensiva. Gli esperti: situazione seria visto il numero di pazienti ricoverati tutti insieme. Il vice ministro Sileri: i posti in terapia intensiva possono aumentare


3' di lettura

Il faro è stato acceso ieri nel corso del giornaliero vertice alla protezione civile, con il premier, Giuseppe Conte, alcuni ministri, e gli esperti dell’Istituto superiore di sanità, alle prese con le limature al secondo Dpcm con le nuove misure per contenere e gestire il coronavirus. Secondo gli ultimi dati diffusi dal commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Angelo Borrelli su un 38% di persone malate che hanno avuto necessità di un ricovero, il 10% è stato costretto alla terapia intensiva. Un dato, a doppia cifra, considerato piuttosto elevato che se dovesse proseguire, o ancor peggio, aumentare, rischierebbe di mettere in seria difficoltà ospedali e strutture sanitarie (al momento del Nord Italia).

La preoccupazione per i posti letto
A confermare una certa, sensibile, preoccupazione al tema “posti letto” sono anche alcune interviste rilasciate dai medici. Oggi, 1° marzo, sul Corriere della Sera, Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, ha parlato di elevato numero di «pazienti impegnativi». La situazione, ha aggiunto l’esperto, «è francamente emergenziale dal punto di vista dell’organizzazione sanitaria. È l’equivalente dello tsunami per numero di pazienti con patologie importanti ricoverati tutti insieme».

Ricciardi: i reparti di terapia intensiva sono affollati
A toccare il tema, sempre oggi 1° marzo, è stato anche un altro esperto, l’epidemiologo, Walter Ricciardi, consigliere del ministro Speranza e membro del consiglio esecutivo dell’Oms , in un’intervista a Qn. «Il destino di questa crisi sarà legato alle scelte che faremo», ha spiegato Ricciardi, che tuttavia ha evidenziato come da noi «sono affollati i reparti di terapia intensiva, mentre in Francia e Germania ancora no», perché, ha aggiunto, «abbiamo avuto quello che in termini tecnici si definisce uno spargimento ospedaliero. I casi tedeschi sono stati circoscritti a una comunità».

Faro acceso in Lombardia
Insomma, il tema c’è tutto. E se i numeri non si ridurranno, secondo gli esperti - ma la preoccupazione filtra anche in regione Lombardia - anche una delle migliori organizzazioni sanitarie del mondo, come quella lombarda, rischia di non reggere un tale impatto di ricoveri, gravi. Non solo. Il sistema per ora regge. Ma l’emergenza c’è, a Cremona a Lodi, passando per Milano fra posti letti limitati e personale eroso dal virus. A Cremona, ad esempio, ieri 29 febbraio, non c’era praticamente più posto, con 120 pazienti positivi ricoverati di cui nove in terapia intensiva, dove sono stati allestiti altri due posti letto. E poi più o meno in tutte le strutture c’è il 10% di medici bloccati dal Covid-19. «Se le dimensioni dell'epidemia aumentano bisognerà riorganizzare il sistema sanitario per aprire ospedali dedicati», ammette l’assessore regionale al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, che ha lanciato anche l’idea di «un albo delle disponibilità di figure professionali da utilizzare di volta in volta» (per reperire personale specializzato).

Il vice ministro Sileri: posti terapia intensiva possono aumentare
Il primo del governo a rispondere a un eventuale emergenza posti letto è il vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri a SkyTg24: «I posti negli ospedali destinati alla terapia intensiva sono al 90% oggi già occupati ma, in caso di bisogno, possono essere aumentati anche di migliaia. Qualcuno che ha un’altra patologia ad esempio - ha aggiunto Sileri - può essere spostato in altre regioni dove non c’è epidemia». Parole ieri, 29 febbraio, confermate anche da un altro esponente di governo, il ministro per gli Affari regionali e l’autonomia, Francesco Boccia. Che aveva evidenziato: «In questo momento il nostro pensiero va alle regioni più in difficoltà, la Lombardia sta mettendo tutti i posti di terapia intensiva a disposizione, e quelle regioni devono sapere che tutto il mezzogiorno è a disposizione».

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