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Coronavirus, Pampani (ad Douglas): «Misure urgenti e contingenti per il commercio»

L’ad della più grande catena di profumerie italiana chiede al Governo di pensare al presente per un settore, quello del commercio, che occupa un milioni di persone e che sta soffrendo pesantemente

di Marika Gervasio

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L’ad della più grande catena di profumerie italiana chiede al Governo di pensare al presente per un settore, quello del commercio, che occupa un milioni di persone e che sta soffrendo pesantemente


2' di lettura

«Se lo Stato non pensa adesso ad aiutare il commercio, rischiamo che in pochi sopravvissuti potranno usufruire delle agevolazioni future per il rilancio dopo l’emergenza». Fabio Pampani, ad di Douglas Italia, la più grande catena di profumerie italiana, chiede con forza al Governo di pensare seriamente alle aziende di un settore, quello del retail, che dà lavoro a un milione di persone e che sta soffrendo pesantemente nell’emergenza coronavirus.

«A partire da misure contingenti - dice l’ad - per evitare che questo sia il colpo di grazia per alcune realtà. La fase successiva del rilancio viene dopo. Se l’impatto di questa emergenza sull’industria si vedrà in futuro, sul commercio è già evidente a causa delle chiusure di moltissimi punti vendita. Chiusure assolutamente doverose per l’emergenza sanitaria, ma che stanno mettendo in crisi numerose aziende già dal mese di marzo con perdite di fatturato pari al 100%».

Non solo. Il manager fa notare che in alcuni casi, come per la profumeria, il fatto di poter restare aperti crea solo ulteriori problemi. «Ho deciso, come altri colleghi, di tenere chiuse le mie profumerie nonostante rientrino tra i negozi che vendono beni di prima necessità primo, perché secondo me non vendiamo beni di prima necessità; secondo perché con che coraggio obbligavo i dipendenti ad andare a lavorare con il rischio sanitario che c’è - spiega Pampani -? Non mi sembrava coerente né corretto. Tuttavia, la possibilità che hanno le profumerie di restare aperte le esclude dalle agevolazioni previste nei vari decreti che il Governo sta emanando per l’emergenza».

E aggiunge: «Servono interventi urgenti e contingenti per il commercio, magari anche chiedendo consulenza a chi nel settore ci lavora da decenni. Bisogna pensare al presente. La fase del rilancio arriverà dopo. Ancora, serve semplificazione burocratica. Solo per fare un esempio: è partita la cassa integrazione, ma per le aziende che devono fare la domanda non sono ancora disponibili i moduli».

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