UNO DEGLI EFFETTI DRAMMATICI DELLA CRISI

Coronavirus: la pandemia condiziona presente e futuro di 1,3 milioni di bambini indigenti

Colpisce tutte le dimensioni della vita del bambino, dalla salute all’educazione, alla scolarità. La dad non consente a molti bambini di consumare l'unico pasto completo e sostanzioso della giornata.Intervista a Raffaella Milano di Save the children

di Nicoletta Cottone

Coronavirus e povertà: in Italia l’indigenza blocca l’infanzia di 1,3 milioni di bambini

2' di lettura

L’Italia - con la pandemia legata al nuovo coronavirus e le sue conseguenze economiche, sociali e sanitarie - sta affrontando la peggiore crisi dal Dopoguerra a oggi. E le prime vittime sono i bambini poveri. Secondo l’Istat nel Paese un milione e 346mila minori vivono in condizioni di povertà assoluta, ben 209mila in più rispetto all’anno precedente. É in povertà il 13,4% dei bambini e dei ragazzi, con un aumento di ben 2 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione.

Dunque, uno degli effetti più drammatici della crisi sono oltre un milione e 300mila bambini in povertà assoluta. Una povertà che colpisce tutte le dimensioni della vita del bambino, dalla salute all’educazione, alla scolarità.Ne parliamo con Raffaella Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, l’organizzazione internazionale che si occupa dei bambini.

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La pandemia condiziona il presente, ma anche il futuro dei bambini?

«Sì, dobbiano tenere presente che la povertà per i bambini è una condizione che blocca la crescita e lo sviluppo. Dal punto di vista della salute, ma soprattutto dal punto di vista della povertà educativa. L’impossibilità, per molti, ad esempio, di proseguire la scuola e quindi di costruire liberamente il proprio futuro».

Quali sono i principali problemi che rilevate sul campo fra i minori?

«Ci sono problemi che riguardano la condizione anche psicologica ed emotiva dei bambini e dei ragazzi, soprattutto quelli che vivono in contesti già difficili. Per i periodi di lockdown penso ai tanti bambini che vivono in case sovraffollate. Tanti bambini che hanno interrotto i rapporti con i propri compagni di scuola e con i docenti per la mancanza di connessioni, per la mancanza di tablet. E quindi tanti bambini che sperimentano oltre alla povertà, anche la solitudine e l’isolamento».

Cosa serve per contrastare la povertà minorile?

«Dobbiamo intervenire subito, perché il rischio è che i danni che si stanno procurando oggi abbiano poi un effetto di lunga durata. Non possiamo aspettare gli interventi che riguardano la ripresa economica, che pure tutti auspichiamo. Abbiamo bisogno immediatamente di un piano nazionale di contrasto alla povertà minorile, che intervenga sulle famiglie, sul piano educativo, sulla povertà alimentare, per proteggere i bambini che con questa crisi sono scivolati nella povertà assoluta».

Per molti bambini c’è anche un problema di alimentazione, perchè non andando a scuola non hanno più il pasto principale che veniva assicurato dalle mense?

«Sembra incredibile, perchè parliamo dell’Italia. Eppure esiste una povertà alimentare, che vuol dire una alimentazione non appropriata. Una alimentazione che a volte porta anche al sovrappeso e all’obesità. C’è bisogno, quindi, di una alimentazione garantita, ad esempio attraverso le mense scolastiche, da rendere gratuite e accessibili a tutti i bambini e le bambibe. Anche per una educazione alimentare che è fondamentale».

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