l’eredità del virus

Coronavirus, le parole che la pandemia ha reso celebri nel 2020

Vediamo quali sono le parole che hanno segnato maggiormente questo anno difficile. Partendo da quella cardine: Coronavirus

di Biagio Simonetta

Non solo Covid: ecco cosa e' successo in Italia nel 2020

4' di lettura

Il coronavirus ha letteralmente stravolto le nostre vite. E dalla fine di febbraio di questo 2020, quando a Codogno scoprirono il primo caso di infezione (che poi degenerò in una tremenda sequenza di morti e contagi), anche il nostro vocabolario ne ha risentito. Abbiamo imparato parole nuove, oppure sono diventati di uso comune alcuni termini che non pronunciavamo mai. Allora vediamo quali sono le parole che hanno segnato maggiormente questo anno difficile. Partendo da quella cardine: Coronavirus.

Coronavirus

È il virus che ha originato l'emergenza globale e dal 21 febbraio giorni di apprensione e disagi e vittime in Italia. È un virus che si conosce da pochi mesi, e ha due denominazioni scientifiche: Covid-19 e SARS-CoV-2. Covid-19 è il nome dato alla malattia associata al virus. SARS-CoV-2 è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente identificato nell'uomo.

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Pandemia

Deriva da pan-demos, che significa tutto il popolo. E in sostanza si riferisce a una diffusione incontrollata di una malattia. È un po' un'ultima spiaggia, e la speranza collettiva – all'inizio – era che il coronavirus non diventasse pandemico. Secondo il Treccani, la pandemia è «un'epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territori e continenti. La pandemia può dirsi realizzata soltanto in presenza di queste tre condizioni: un organismo altamente virulento, mancanza di immunizzazione specifica nell'uomo e possibilità di trasmissione da uomo a uomo». Il coronavirus è diventato ufficialmente pandemia l'11 marzo 2020.

Focolaio

Un focolaio è la sede di un processo patologico. Quando si parla di processi epidemici, con questo termine si tende a descrivere una determinata zona all'interno della quale si verifica un aumento improvviso di contagi di una certa patologia. All'inizio di questa storia, i focolai del Coronavirus, in Italia, sono stati l'area del lodigiano e il comune veneto Vo' Euganeo, anche se pochi giorni dopo ci siamo accorti che la fase più critica la stava vivendo la Val Seriana. Una volta individuato un focolaio, in genere si cerca di isolarlo.

Mascherina

È diventata la nostra immancabile compagna di viaggio. Obbligatoria per lunghi tratti della prima ondata, è stata meno utilizzata durante l'estate, prima di tornare indispensabile in autunno. Nelle prime settimane di marzo 2020, le mascherine erano pressoché introvabili. Col passare dei mesi questa emergenza è per fortuna scomparsa. Quelle più diffuse sono le chirurgiche, ma per una protezione maggiore si usano le FFP2 ed FFP3.

Tampone

È un test, ma anche un lasciapassare. Il famoso cotton fioc per gola e narici è da sempre la prima linea di questa pandemia, perché è il metodo base per individuare il contagio. Di tamponi ne esistono essenzialmente due tipi: quello molecolare (con tecnica PCR) e quello antigenico. Il primo richiede un processo di analisi più lungo ma è quello più attendibile.

Wuhan

È la metropoli cinese da cui è partita l'epidemia che preoccupa il mondo. I primi casi arrivano in ospedale a dicembre 2019, i medici che segnalano la strana influenza con polmonite e problemi legati agli occhi sono messi a tacere dalle autorità locali anche con minaccia di carcere. La prima reazione del regime di Pechino è minimizzare, tacere. Si apprende poi che il governo centrale, quindi anche Xi Jinping, sapeva già almeno dal 7 gennaio (il mercato di Wuhan da cui pare sia originato tutto per il commercio di animali vivi è stato chiuso il 31 dicembre e non ha più riaperto). Ma l'allarme globale è dato due settimane dopo, all'inizio delle feste per il capodanno cinese. Il 20-21 gennaio in Cina scuole e aziende chiudono per festività per due settimane, il momento scelto per dare la notizia al mondo.

Lockdown

È una parola che nasce dall'unione di due termini inglesi, “lock” e “down”, e verbalmente si traduce come “confinamento”. In Italia è diventato termine di uso comune a partire da subito. I, nostro Paese è stato in lockdown dall'8 marzo al 4 maggio, quasi due mesi molto duri che ci hanno consentito di superare la prima ondata. Nella seconda ondata sono invece subentrate le restrizioni per zone (divise in tre colori).

La nuova variante inglese del coronavirus

Quarantena

È la misura a cui sono stati (e sono ancora) sottoposti tutti coloro che sono entrati in contatto con persone risultate positive al Coronavirus. Di norma dura 14 giorni, perché la comunità scientifica ha stabilito che questa è la fase massima di incubazione del virus, anche se proprio su questa tempistica alcuni Paesi hanno adottato regole differenti, accorciando il periodo.

Smart Working

Il lavoro da casa è diventata l'ancora di salvezza per migliaia di imprese e lavoratori in questo 2020 difficile. Perché del resto è stato (ed è) un modo per evitare di contagiare e di essere contagiati. Le aziende che già in passato aveva investito nello smart working, sono quelle che hanno affrontato le restrizioni con maggiore agilità.

Immuni

Immuni è l'app messa in piedi da una società privata, per conto del governo italiano, dedicata al contact tracing. È diventata da subito terreno di scontro politico, nonché bersaglio dei complottisti su potenziali rischi per la privacy.

Paziente Zero

Si è molto discusso di Paziente Zero, soprattutto nei primi giorni del contagio in Italia. Con questo termine si definisce il primo soggetto individuato all'interno di una indagine epidemiologica, nel campione di una certa popolazione. In parole più semplici: è il paziente che per primo ha trasmesso il virus dando origine a un focolaio.

Vaccino

Impossibile non chiudere questo dizionario con la parola che è sinonimo di speranza. Il vaccino per combattere il coronavirus lo stanno studiando in tutto il mondo. È un corsa contro il tempo partita il 25 febbraio scorso, con l'annuncio di una società di biotecnologie americana (Moderna): «iniziamo la sperimentazione entro aprile ma non entrerebbe comunque in commercio prima del 2021». All'inizio gli esperti parlavano di almeno due anni per poter produrre un primo vaccino. Le cose sono andate meglio del previsto, con due vaccini (Pfizer e Moderna) già in fase di somministrazione e un terzo (quello di Astrazeneca) in arrivo a breve.


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