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Coronavirus, perché i tre maggiori produttori di vaccini hanno fallito

GlaxoSmithKline, Merck e Sanofi hanno ceduto il passo ad aziende biotecnologiche come Moderna e BioNTech. La tecnologia a mRNA ha fatto la differenza e ora sta per cambiare per sempre il mondo dei vaccini

di Biagio Simonetta

Coronavirus, i vaccinati al 17 febbraio 2021

4' di lettura

La storia dei vaccini contro il Coronavirus, almeno in questa prima fase, è costellata da una scarsezza di dosi abbastanza preoccupante, che pone grandi interrogativi sulle possibilità di concludere una campagna vaccinale di massa in tempi più o meno brevi. Ma se l'offerta è così fragile, davanti a una domanda chiaramente enorme, c'è un motivo ben preciso. Lo spiega bene al Financial Times, Zain Rizvi, un ricercatore che si occupa di accesso ai farmaci: i giganti farmaceutici, quelli che storicamente producono grandi quantità di vaccini in tutto il mondo, sono in ritardo. Nella corsa al vaccino contro il Coronavirus sono stati battuti sul tempo da aziende di biotecnologia come Moderna e BioNTech. E questo ha avuto un impatto notevole sulla quantità di dosi immediatamente disponibili.

I tre maggiori produttori di vaccini al mondo sono GlaxoSmithKline, Merck e Sanofi. La Merck, con sede nel New Jersey, ha recentemente deciso di abbandonare completamente il suo programma di sviluppo del vaccino, mentre la francese Sanofi e la britannica GSK devono rifare una fase di sperimentazione, dopo un errore nel dosaggio. «L'incapacità di tre dei più grandi produttori di vaccini al mondo di prendere sul serio una crisi e rispondere con una risposta diretta – ha detto Rizvi al Financial Times - è indicativa del più grande fallimento nel modello di business del settore di dare la priorità alle esigenze di salute pubblica».

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Come cambia il mercato dei vaccini

Queste tre aziende, insieme a Pfizer, nel 2020 hanno dominato il mercato dei vaccini, con quelli per influenza, polmonite, HPV e fuoco di Sant'Antonio. Nello stesso anno, non appena è scoppiata la pandemia, hanno investito in ricerca per produrre un vaccino contro il Covid-19. Ma al momento solo Pfizer c'è riuscita, e lo ha fatto grazie alla partnership con la tedesca BioNTech che – al pari di Moderna e Novavax – non è una big del mondo farmaceutico, ma un'azienda che si occupa di biotecnologie. La chiave di volta è stata proprio questa. E sembra una sorta di rivincita di quelle che fino a qualche tempo fa erano delle startup, contro i giganti di Big Pharma.

Pfizer, grazie a BioNTech, è riuscita a non perdere il treno del vaccino più importante degli ultimi anni. E quest'anno, secondo Airfinity, triplicherà le sue entrate alla voce vaccini. Mentre le vendite dei Novavax e Moderna supereranno quelle di Merck, GSK e Sanofi. Anche quelli più economici di AstraZeneca e Johnson & Johnson (vicino all'approvazione) genereranno più vendite di vaccini nel 2021 rispetto a quanto fatto da Merck, GSK e Sanofi nel 2020.

E questo grande cambiamento ha un effetto importante anche sul mercato azionario. Dall'inizio del 2020, Novavax è cresciuta di oltre il 6.400%, Moderna di oltre l'850% e BioNTech di oltre il 190%. Le azioni di GSK, Merck e Sanofi hanno invece perso tra il 13 e il 30%.

Tutto merito della tecnologia

A guidare questa rivoluzione c'è la tecnologia. Quella dell'RNA messaggero (o mRNA), che senza inoculare un virus istruisce il corpo a provocare una risposta immunitaria. L'hanno usata BioNTech- Pfizer e Moderna, ed è stata la chiave del successo dei loro vaccini, perché ha dato un'accelerata impensabile al loro sviluppo rispetto ai tempi più canonici. C'è da dire che il loro successo era tutt'altro che assicurato. Prima della pandemia, nessun vaccino a mRNA era mai stato approvato. E secondo le proiezioni di Moderna, ci sarebbero voluti almeno altri 4 anni prima di ottenere un lasciapassare per un vaccino sviluppato con questa tecnologia. La pandemia ha cambiato tutto. E oggi, a neanche un anno di distanza, sembra probabile che i vaccini a mRNA cambieranno il settore per sempre.

I tre big del mondo dei vaccini, in qualche modo hanno pagato e stanno pagando ancora la loro scelta di fidarsi di metodi già collaudati. Gli sforzi dell'americana Merck si sono basati principalmente sul proprio vaccino contro l'Ebola, e su un candidato sviluppato da una azienda biotecnologica austriaca acquistata l'anno scorso. Ora li ha abbandonati entrambi, dopo i primi test molto deludenti. Il vaccino Sanofi / GSK (del quale l'Italia aveva opzionato 40 milioni di dosi) è invece in ritardato di circa sei mesi sulla tabella di marcia, dopo che ai partecipanti al trial clinico è stata erroneamente somministrata una dose meno concentrata. Errore che è pesato notevolmente sui risultati, che hanno dimostrato una risposta immunitaria più debole nelle persone anziane. Va detto che Sanofi, in queste settimane, ha raggiunto un accordo con Pfizer e produrrà 100 milioni di dosi di questo vaccino per il mercato europeo. E questa potrebbe essere una buona notizia.

Le partnership determinanti

Prima della pandemia, Pfizer e Sanofi avevano entrambe iniziato a dilettarsi con i vaccini a mRNA attraverso le partnership con aziende biotecnologiche. Ma il partner di Pfizer, la tedesca BioNTech, era molto più avanti rispetto al partner di Sanofi, l'americana Translate Bio, che non aveva ancora testato il suo metodo mRNA nelle persone. Quando è esplosa l'emergenza sanitaria legata al coronavirus, Sanofi ha dato priorità alla tecnologia che utilizza per il suo vaccino antinfluenzale, e questo l'ha costretta a una strada più lunga, iniziando i test sugli esseri umani solo a settembre 2020. GSK, invece, ha deciso di offrire il suo adiuvante (un ingrediente che può essere aggiunto ai vaccini per aumentare la risposta immunitaria) a diversi produttori di vaccini, in particolare a Sanofi. Oggi questo adiuvante è utilizzato dalla biotecnologica canadese Medicago, che sta per entrare nella fase 3 della sperimentazione.

Una nuova fase

Al di là di come andrà a finire questa storia, che comunque sembra solo all'inizio, il mercato dei vaccini sta andando verso una nuova fase, in cui la tecnologia mRNA sembra pronta a prendersi la scena. Anche i big farmaceutici se ne sono accorti, intensificando le loro collaborazioni con aziende biotecnologiche o investendo in biotecnologia. Sanofi ha ampliato la sua partnership con Translate Bio, GSK con la biotech tedesca CureVac: in entrambi i casi c'è l'idea di produrre un vaccino a RNA messaggero che combatta il Covid-19. E allora è molto probabile che nel 2022 i vaccini a mRNA contro il Coronavirus e le sue varianti siano i più diffusi. E la carenza di dosi potrebbe essere solo un ricordo.

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