MERCATI

Coronavirus, la guerra dei prezzi fa precipitare il petrolio del 30%. A picco anche le Borse asiatiche

Il petrolio è crollato del 30% in apertura dei mercati asiatici, dopo che tra i maggiori produttori è stata dichiarata una vera e propria guerra dei prezzi

di Sissi Bellomo

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Una donna davanti a uno schermo con l’andamento della Borsa di Tokyo (Afp)

Il petrolio è crollato del 30% in apertura dei mercati asiatici, dopo che tra i maggiori produttori è stata dichiarata una vera e propria guerra dei prezzi


2' di lettura

Un bagno di sangue. Il petrolio è crollato del 30% in apertura dei mercati asiatici, dopo che tra i maggiori produttori è stata dichiarata una vera e propria guerra dei prezzi. Il Brent - che aveva già perso oltre il 9% venerdì, dopo il fallimento del vertice Opec Plus - è andato a picco, scendendo nel giro di pochi secondi da 45 a 31,52 dollari al barile, ai minimi da 4 anni.
In risposta alla rottura dell'intesa con la Russia, l'Arabia Saudita ha tagliato i prezzi di listino per il suo greggio con un'aggressività che ha sorpreso chiunque.

Per le forniture di aprile di Arab Light ai clienti europei è stato applicato uno sconto di ben 8 dollari al barile la riduzione più forte da un mese all'altro da almeno vent'anni a questa parte. In questo modo Riad ha “segnalato l'intento di combattere per il recupero delle quote di mercato perdute”, afferma Ole Hansen di Saxo Bank.

In un contesto di estrema debolezza della domanda petrolifera - crollata a causa del coronavirus - gli altri produttori dovranno a loro volta praticare prezzi stracciati, pur di riuscire a piazzare qualche caric. E la spirale ribassista non sarà facile da arrestare.

«È una rara combinazione tra un enorme shock negativo sul lato della domanda, uno shock positivo sul lato dell'offerta e l'assenza di uno swing oroducer», fa notare Bob McNally, di Rapidan Energy Group: l'ultima volta che si era verificata tale combinazione “tossica” era nel 1930-31,quando nel periodo della Grande Depressione ha iniziato a produrre l'enorme giacimento texano Black Giant. “Il prezzo del greggio era sceso a pochi centesimi al barile”, ricorda l'analista.

I maxi sconti dei sauditi sono la risposta a una “dichiarazione di guerra” lanciata venerdì dalla Russia. Mosca non ha accettato di avallare i tagli di produzione extra che l'Opec ha cercato di imporle e il ministro russo Alexandr Novak, lasciando il vertice di Vienna, ha dichiarato che da aprile, quando sarà scaduto l'attuale accordo sui tagli, “non ci saranno più restrizioni a produrre né per l'Opec né per i Paesi non Opec”.

La guerra dei prezzi mette in gravi difficoltà anche le società Usa dello shale oil, già in crisi di liquidità. Ma ci vorranno dei mesi per veder scendere la produzione a stelle e strisce. La risposta di Riad nell'immediato sembra soprattutto una vendetta nei confronti di Mosca. O una strategia estrema - di incerta efficacia - per costringerla a riconsiderare la sua posizione, tornando a coordinarsi con l'Opec.
Di sicuro per qualsiasi produttore di petrolio (comprese le major occidentali) saranno lacrime e sangue. La stessa Saudi Aramco è crollata in Borsa, scendendo domenica per la prima volta al di sotto del prezzo di collocamento (a 30 riyal contro i 32 dell'Ipo).

Anche per i consumatori l'esito di una guerra dei prezzi potrebbe non essere positivo. Se è vero che fare il pieno costerà (e già costa) di meno, la prospettiva di una forte deflazione durante un periodo di quasi certa recessione non è delle più rosee.

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