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Coronavirus, povertà e lavoro nero: ecco le regioni al Sud a rischio rivolta

Secondo gli ultimi dati Istat Calabria, Campania e Sicilia sono in testa alla classifica sia per povertà che per economia sommersa e illegale

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini

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Secondo gli ultimi dati Istat Calabria, Campania e Sicilia sono in testa alla classifica sia per povertà che per economia sommersa e illegale


2' di lettura

La mossa annunciata dal governo di stanziare 400 milioni ai Comuni che li utilizzeranno per distribuire buoni pasto e viveri alla popolazione indigente messa più a dura dalle misure restrittive imposte dal coronavirus non sembra far calare la tensione. Soprattutto al Sud. I sindaci chiedono risorse maggiori. E non cessano da Palermo a Napoli le segnalazioni su assalti ai supermercati e furti alimentari. Del resto è stata la stessa intelligence a parlare senza mezzi termini di «un potenziale pericolo di rivolte e ribellioni, spontanee e organizzate»

Al sud tassi di povertà e lavoro sommerso più alti d’Italia
Il sud è una polveriera. Non ci sono soltanto i lavoratori forzati alla cassa integrazione che non hanno ancora ricevuto i soldi, ci sono anche i tassi di povertà e di economia sommersa più alti d’Italia. E soprattutto per chi lavorava in nero la situazione in questo momento di fermo delle attività è drammatica. Tre le regioni più in difficoltà: Calabria, Campania e Sicilia. E l’emergenza è tale che l’ammortizzatore del reddito di cittadinanza rischia di non bastare. Sul milione circa di famiglie percettrici del reddito di cittadinanza oltre 641mila sono del Mezzogiorno. È del Sud o delle Isole quindi il 61% dei nuclei che beneficiano del sussidio.

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Calabria, Campania e Sicilia le regioni più a rischio
Ma secondo i dati Istat le famiglie in condizioni di povertà relativa sono stimate pari a poco più di 3 milioni, per un totale di individui di quasi 9 milioni. Su scala territoriale, Calabria (30,6%), Campania (24,9%) e Sicilia (22,5%) si confermano le regioni con la maggiore incidenza. Un podio che si conferma per quanto riguarda quella che l’Istat definisce l'economia non osservata: ossia la somma di quella sommersa e di quella illegale (parliamo di lavoratori irregolari, totalmente in nero o che vivono nell’illegalità). Secondo gli ultimi dati Istat questo tipo di economia rappresenta in Italia il 13,8% del valore aggiunto totale. L'incidenza è molto alta nel Mezzogiorno (19% del valore aggiunto), sopra alla media nel Centro (14,2%) e inferiore nel Nord-est (11,9%) e nel Nord-ovest (11,4%). La Calabria è la regione in cui il peso dell'economia sommersa e illegale è massimo, con il 20,9% del valore aggiunto complessivo, seguita da Campania (20%) e Sicilia 19,2% mentre l'incidenza più bassa si registra nella Provincia autonoma di Bolzano-Bozen (10,4%).

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