siderurgia

Coronavirus: prefetto Taranto toglie blocco ad ArcelorMittal. Ora può vendere l'acciaio

Il divieto era stato adottato nell'ambito delle misure per il Coronavirus con decreto emesso il 26 marzo e scaduto il 3 aprile

di Domenico Palmiotti

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Il divieto era stato adottato nell'ambito delle misure per il Coronavirus con decreto emesso il 26 marzo e scaduto il 3 aprile


2' di lettura

Cade il divieto per ArcelorMittal, stabilimento siderurgico di Taranto, di commercializzare l'acciaio prodotto. Divieto che il prefetto di Taranto, Demetrio Martino, aveva adottato nell'ambito delle misure per il Coronavirus con decreto emesso il 26 marzo e scaduto il 3 aprile.

Al termine del provvedimento, il prefetto ha emesso un nuovo decreto in cui non proroga il precedente. Viene meno anche il limite numerico di impiego di forza lavoro che il prefetto aveva fissato, cioè 3.500 dipendenti diretti di ArcelorMittal e 2.000 di imprese esterne su base giornaliera.

Forza lavoro resterà ridotta
Questo, però, non vuol dire che la forza lavoro nello stabilimento tornerà all'assetto normale perché ArcelorMittal ha inviato alla Prefettura una nota in cui conferma l'attuale assetto di marcia «come impegno per il futuro». E in ogni caso, già prima del decreto del 26 marzo, sindacati e azienda si erano accordati per assestare l'organico a 3.200 diretti, anche se poi i sindacati, alla luce di un caso di Coronavirus verificatosi in fabbrica, hanno chiesto di ridurre questo numero.

A rischio pagamento fornitori
«Occorre tenere conto di quanto dichiarato da codesta azienda relativamente alla difficoltà di carattere economico a motivo della produzione ridotta al minimo (3 milioni di tonnellate annue a fronte di 8 milioni di tonnellate annue a regime) la cui mancata commercializzazione, ove dovesse prorogarsi il divieto sino al 13 aprile, porterebbe l'impossibilità di pagare i fornitori e le imprese dell'indotto e progressivamente alla crisi dell'impianto mettendone a rischio la salvaguardia e la sicurezza». Così il prefetto Martino motiva il venir meno del divieto di commercializzazione.

Per superare questo blocco, ArcelorMittal, con l'amministratore delegato Lucia Morselli, ha scritto al premier Giuseppe Conte, dichiarando di essere penalizzata dalla misura e di essere costretta a mettere in stand by tutto lo stabilimento, con massiccio ricorso alla cassa integrazione, se il fermo alla vendita dell'acciaio fosse continuato dopo il 3 aprile. Per il prefetto, resta comunque ferma sia la necessità di controllo e monitoraggio del personale «con riferimento anche ai valori numerici giornalieri», che la «costante totale applicazione delle misure di prevenzione di rischio sanitario».

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Rafforzate misure di protezione
E su questo il prefetto riscontra che nel periodo di sospensione, 26 marzo-3 aprile, «il numero dei dipendenti impiegati in lavorazioni, sia diretti che dell'indotto, è rimasto sostanzialmente inalterato e comunque entro i limiti massimi indicati dal provvedimento prefettizio». Inoltre, dice il prefetto, «non privo di rilievo appare anche il rafforzamento delle misure di protezione dei lavoratori»con la disposizione di Spesal Asl Taranto verso ArcelorMittal che ha portato ad aumentare di 5 unità lo specifico servizio di stabilimento.

Sindacati critici
«Il provvedimento del prefetto? Non entro nel merito, ma mi sembra un passo indietro rispetto a quanto stabilito il 26 marzo - dichiara Antonio Talò, segretario Uilm Taranto -. Non vorrei che questo fosse stato l'effetto delle continue pressioni esercitate dall'azienda in questi giorni a tutti i livelli».

Per approfondire:
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