Lettera agli studenti

Coronavirus, il preside del liceo Volta di Milano: vincere la «peste» con ragione e umanità

Domenico Squillace, dirigente scolastico del liceo scientifico Alessandro Volta di Milano, invita i ragazzi ( e i loro genitori) a usare il pensiero razionale per preservare il bene più prezioso: tessuto sociale e umanità. Altrimenti la «peste» avrà vinto davvero

di Barbara Bisazza

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Domenico Squillace, dirigente scolastico del liceo scientifico Alessandro Volta di Milano, invita i ragazzi ( e i loro genitori) a usare il pensiero razionale per preservare il bene più prezioso: tessuto sociale e umanità. Altrimenti la «peste» avrà vinto davvero


2' di lettura

«La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero...». Con questa citazione dai Promessi Sposi si apre la lettera agli studenti pubblicata nella home page del liceo scientifico Alessandro Volta di Milano a firma del dirigente scolastico, Domenico Squillace. Il liceo sorge proprio al centro di quello che era il lazzaretto di Milano.

Dentro quelle pagine manzoniane - scrive più avanti il preside - «c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…».

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Coronavirus, la lettera del preside del Volta di Milano agli studenti

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Perché ha sentito il bisogno di scrivere ai ragazzi? «Perché ricorderanno questi giorni per tutta la vita - risponde Squillace -. L’improvvisa chiusura delle scuole per (almeno) una settimana è un evento davvero eccezionale. Neppure in tempo di guerra, sotto i bombardamenti, le scuole erano chiuse: si scappava in rifugio se suonava l’allarme, ma poi le lezioni riprendevano subito. Anche dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, le scuole chiusero per un paio di giorni soltanto».

Nella lettera chiede di mantenere il sangue freddo, di non lasciarsi trascinare dal delirio collettivo, di continuare - con le dovute precauzioni - a fare una vita normale. Di approfittare di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro... L’intenzione era quindi di dire una parola rassicurante e pedagogica non solo ai ragazzi ma anche ai genitori? «Volevo far arrivare il messaggio di non chiudere in casa i figli, se stanno bene, di lasciarli uscire all’aria aperta. Di usare, come scrivo alla fine della lettera, il pensiero razionale di cui la medicina moderna è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità».

Ma cosa pensa il preside del liceo scientifico Volta - che è in testa alle classifiche della Fondazione Agnelli per il successo scolastico dei suoi studenti - della possibilità di fare lezione a distanza? «Per una settimana di chiusura la perdita delle lezioni non è un grosso problema, rispetto alla gravità della situazione generale che stiamo vivendo: i ragazzi diventeranno grandi lo stesso. Se lo stop dovesse protrarsi a lungo, ci si organizzerà».

Qualche genitore del liceo Volta si è stupito che il preside non avesse pubblicato la lettera su Facebook o su altri social media. «Ho usato il sito istituzionale perché questo è il mio posto - sottolinea Squillace -. La lettera è stata postata su Facebook ugualmente da tantissime persone; un mio docente l’ha ricevuta in condivisione persino da un missionario in Algeria».

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