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Coronavirus, la prevenzione degli altri Paesi Ue è migliore della nostra?

I controlli negli aeroporti degli altri Paesi Ue erano molto più stringenti di quelli italiani? Sembra di no. Ma all’estero sono stati più efficienti (e forse più fortunati) nell’isolare i casi positivi

di Enrico Marro

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(EPA)

I controlli negli aeroporti degli altri Paesi Ue erano molto più stringenti di quelli italiani? Sembra di no. Ma all’estero sono stati più efficienti (e forse più fortunati) nell’isolare i casi positivi


3' di lettura

Ora i cinesi siamo noi. Le misure di prevenzione da coronavirus degli altri Paesi europei, che prevedono da tempo controlli sugli arrivi dalla Cina, Hong Kong, Macao e più di recente anche da Corea del Sud e Singapore, ora stanno iniziando a indirizzare la loro attenzione sugli arrivi dall’Italia, terzo Paese al mondo per diffusione dell’epidemia.

Le misure di prevenzione verso l’Italia
Già dal 21 febbraio la Romania ha annunciato la quarantena per le persone che arrivano dalle aree italiane più colpite dal coronavirus, in teoria solo la “zona rossa”. Anche la Francia ora prevede per chi rientra da Lombardia e Veneto una specie di “auto-quarantena” di 14 giorni, evitando di frequentare posti affollati, portando la mascherina, misurando più volte al giorno la temperatura e la pronta segnalazione di ogni problema. Mentre i bambini non possono andare a scuola per 14 giorni.

La Gran Bretagna ha ordinato l’auto-isolamento (una autoquarantena di 14 giorni) a tutti coloro che, provenienti dal Nord Italia, accusino febbre, influenza o anche solo un raffreddore. La Croazia ha disposto brevi controlli sanitari per chi arriva da Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna. La Slovenia ha annunciato di essere pronta, se necessario, a chiudere i confini. E molti altri Paesi sconsigliano di andare in Italia, tra cui Israele (che potrebbe introdurre presto la quarantena), Irlanda, Serbia, Macedonia e Bosnia. Grecia e Cipro hanno cancellato tutte le gite scolastiche nel nostro Paese, facendo rientrare le scolaresche già in Italia. Più morbida la posizione di Germania, e Svizzera , che al momento forniscono solo informazioni sulla situazione italiana senza sottoporre le persone in arrivo dal nostro Paese ai controlli effettuati a chi proviene dalla Cina. Mentre al di fuori dell’Europa il Kuwait è stato il primo Paese a cancellare tutti i collegamenti aerei con l’Italia.

Le misure di prevenzione verso il resto del mondo
Ma quali sono le misure attualmente in atto da parte dei principali Paesi europei? L'impressione è che i controlli negli aeroporti del resto del Vecchio continente non siano molto più stringenti di quelli italiani. Oltreconfine tutti sono meno solleciti dell’Italia nel fare tamponi a tappeto, anche perché al momento non hanno emergenze in corso. In Francia pare ne abbiano fatti appena 400, contro gli oltre 4mila italiani, i 28mila sudcoreani e i 200mila cinesi. Ma per ora tutti gli altri Paesi europei sono stati più efficaci (e più fortunati) nell’isolare i pochi soggetti risultati positivi.

I controlli a Londra e in Francia
In Gran Bretagna per esempio, all’aeroporto di Londra Heathrow, i passeggeri in arrivo dalla Cina vengono sottoposti a un check sanitario, con una struttura di sette medici e diversi infermieri a rotazione. Controlli anche in Francia per chi atterra dalla Cina, con possibili tamponi a chi dovesse mostrare segnali di malessere o stato febbrile: i viaggi in Cina (Paese considerato al livello 3 di allarme) sono fortemente sconsigliati dalle autorità transalpine, mentre per l’Italia (livello 1) si invita solo a seguire le normali precauzioni.

La prevenzione in Germania e Svizzera
In Germania, dove la Lufthansa aveva (come del resto British Airways e l’intera Italia) cancellato tutti i collegamenti aerei con la Cina già da gennaio, le strutture aeroportuali cercano di verificare se tra i viaggiatori in arrivo c’è qualcuno con sintomi influenzali. La Svizzera si limita a seguire le raccomandazioni dell’Oms, ma negli ultimi giorni ha intensificato i test sui chi mostra sintomi influenzali, istruendo in particolare il personale in servizio sui trasporti pubblici e le guardie di confine a fronteggiare possibili emergenze.

L’impressione è appunto che, almeno nelle frontiere aeroportuali, gli altri Paesi europei non abbiano messo in atto misure molto più rigide di quelle italiane. Ma sono stati molto rapidi a isolare i casi positivi ai test, come per esempio quelli identificati in Baviera.

L’opzione “nucleare” della chiusura dei confini
Resta per fortuna ancora lontana l’opzione più draconiana, evocata senza mezzi termini dal presidente di turno del Consiglio dei ministri europeo della Salute, il croato Vili Beros: «Se epidemiologicamente l’emergenza si intensifica, verranno prese misure straordinarie», non escludendo la chiusura dei confini europei, con particolare riferimento ai voli internazionali. E di sicuro sentire il premier italiano dichiarare che un ospedale non avrebbe seguito i protocolli di controllo (tradotto per chi legge da oltreconfine: che il contagio è stato alimentato anche da negligenze italiane) non contribuisce a tranquillizzare gli altri Paesi .

Per approfondire:
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