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Coronavirus, il primo maggio Trump vuole riaprire l’America

I ceo di Wall Street e della Silicon Valley nel gruppo di super consulenti per la fase due. 20 governatori pronti a togliere lockdown. G-7 straordinario per il Covid 19 in video conferenza. A New York Cuomo decide obbligo di mascherina per tutti.

di Riccardo Barlaam

Coronavirus, Trump blocca fondi all'Oms: ha gestito male epidemia

I ceo di Wall Street e della Silicon Valley nel gruppo di super consulenti per la fase due. 20 governatori pronti a togliere lockdown. G-7 straordinario per il Covid 19 in video conferenza. A New York Cuomo decide obbligo di mascherina per tutti.


5' di lettura

Donald Trump vuole riaprire l'America il primo maggio, seguendo le indicazioni dei suoi consulenti economici più che quelle degli scienziati. I governatori di 20 stati americani sarebbero pronti a seguirlo. Mentre i dieci governatori degli stati più ricchi della costa est e ovest continuano a mostrare prudenza e gradualità, con il paese ancora stretto nella morsa del coronavirus.

Robert Redfield, direttore del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, dice che l'agenzia federale Cdc è pronta ad assistere gli stati nel processo di eliminazione delle restrizioni prese per mitigare la diffusione del virus. «Ci sono un certo numero di stati - 19, 20 stati - che hanno avuto un impatto limitato dal virus. Quando i governatori diranno di essere pronti siamo pronti ad aiutarli nella riapertura».

Venerdì 17 aprile Trump annuncerà la fase due e la task force con il nome del suo “zar” che dovrà coordinare le azioni per la ripartenza della prima economia mondiale. Ha già fatto i nomi dei leader principali ceo di Wall Street e della Silicon Valley, che faranno parte di un gruppo di super consulenti bipartisan e che lavoreranno assieme al governo «per tracciare il percorso verso un futuro di ineguagliabile prosperità americana», è scritto un po' pomposamente in una nota della Casa Bianca.

Il Great American Economic Revival Industry Groups, questo il nome scelto per i team dei super consulenti, sarà composto da rappresentati dei vari settori economici. La lista dei nomi resa nota dalla Casa Bianca è lunga. Tra gli altri ci sono Jamie Dimon di JpMorgan, David Solomon di Goldman Sachs, Paul Singer di Elliott Management, Stephen Schwarzman (Blackstone), Tim Cook (Apple), Sundai Pichar (Google), Satya Nadella (Microsoft), Mark Zuckerberg, Larry Culp (Ge) Elon Musk (Tesla), c'è anche Mick Manley di Fca, Jeff Bezos Amazon, Stefano Pessina (Walgreens) e l'ex segretario di stato Condoleezza Rice.

Non è chiaro se tutte le società e gli executive citati da Trump siano stati avvisati in anticipo della nomina a consiglieri della Casa Bianca per la fase due. Una persona presente nella lista, che ha chiesto di non essere citata, ha dichiarato ai media americani di non essere stato contattato.

Non si placano intanto le polemiche sull'annuncio di Trump di cancellare lo stanziamento annuale degli Stati Uniti all'Oms. Lo aveva promesso e lo ha fatto. L'Organizzazione mondiale per la Sanità è accusata dal presidente americano di aver risposto tardi alla pandemia e di aver coperto la crisi in Cina. Bill Gates, il fondatore di Microsoft e ora con la moglie presidente della omonima fondazione benefica ha definito la scelta di Trump, che arriva nel pieno di una pandemia globale, molto pericolosa: «Il mondo ha bisogno dell'Oms».

Critiche al dietrofront americano sono arrivate dal segretario dell'Onu Antonio Guterrez: non è il momento di ridurre i fondi all'Oms ma è il momento di lavorare tutti insieme nella battaglia contro il virus. Gli Stati Uniti sono il maggiore contributore dell'organizzazione internazionale, con fondi per oltre 400milioni l'anno. Il portavoce della cancelliera Angela Merkel dice che l'Oms va «sostenuta e rafforzata». Heiko Maas, il ministro degli Esteri tedesco manda un messaggio a Trump: «Addossare le colpe non aiuta. Il virus non conosce confini». Il presidente dell'Unione Africana Moussa Faki Mahamat definisce la decisione «profondamente deplorevole». Anche dalla Cina arriva un invito agli Stati Uniti a rispettare gli impegni internazionali.

Il coro di critiche della comunità internazionale arriva a poche ore dal G-7 straordinario sul Covid-19, convocato dallo stesso Trump per la giornata di giovedì 16 aprile in videoconferenza. Gli Stati Uniti hanno la presidenza di turno del gruppo dei sette grandi.

Il primo vertice G-7 in streaming si era svolto lo scorso 16 marzo, sollecitato dal presidente francese Macron e si era chiuso con impegni generici di cooperazione su economia e sanità. Trump, criticato per la gestione dell'emergenza, in difficoltà sul piano interno per la crisi economica e in calo nei sondaggi, cerca di rilanciare la sua immagine appannata con la politica estera da leader della comunità internazionale a poche ore di distanza dalla sua imbarazzante censura all'Oms. Nancy Pelosi, la speaker della Camera ha definito l'annuncio del presidente «pericoloso e illegale»: lo stanziamento all’Oms viene deciso dal Congresso.

Il virus intanto continua la sua drammatica corsa. Negli Stati Uniti primi al mondo per diffusione e morti, i casi confermati sono saliti a 633.267, le vittime a 28.278.

I cattivi dati congiunturali del mese di marzo e i pessimi conti trimestrali delle banche ieri hanno mandato in tilt mercati finanziari. I consumi sono il motore della crescita americana: a marzo le vendite al dettaglio secondo i dati del Dipartimento al Commercio hanno registrato il maggiore calo di sempre dal 1992, da quando i dati vengono registrati mensilmente: -8,7%, a febbraio il calo era stato dello 0,4%, a causa della serrata dei negozi e del 90% degli americani chiusi in casa per il coronavirus. L'indice manifatturiero americano nel medesimo periodo ha mostrato il peggiore risultato da 74 anni secondo la Fed, dal febbraio 1946: -6,3 per cento.

New York che è il centro della pandemia è anche la più colpita dalla frenata dell'economia: l'Empire State Manufacturing Index di aprile, reso noto ieri, è crollato a -78,2 punti, molto peggio del -32,5 previsto dagli economisti. La peggiore lettura dell'indice era finora di -34,3 registrata durante la crisi finanziaria del 2008.

Dopo che New York ha aggiunto 3.700 morti al conto totale delle vittime del Covid-19 il governatore Andrew Cuomo ha annunciato l'obbligo per tutti gli abitanti di New York e dello stato di indossare la mascherina in pubblico. Cuomo continua a lamentare la scarsità di risorse rispetto all'emergenza in corso e l'insufficienza del pacchetto di aiuti federali da 2,2 miliardi del Cares Act. Secondo il governatore, considerato il numero esponenziale di casi, un malato di coronavirus nel suo stato ha a disposizione 12mila dollari di aiuti federali, contro i 379mila dollari disponibili per ogni malato in stati meno colpiti come il Nebraska.

Ritardano intanto gli aiuti per gli americani. A partire dall’assegno di 1.200 che arriverà tra qualche settimana, rispetto a quanto annunciato, a causa della decisione di Trump di firmarli, che ha prolungato i tempi delle procedure. Da metà marzo 17 milioni di americani hanno presentato la domanda di disoccupazione. Molti di loro sono in attesa dell'assegno di 1.200 dollari per pagare le bollette, l’affitto o per fare la spesa: una delle decisioni contenute nel pacchetto di aiuti federali da 2.200 miliardi. Tutti gli adulti un reddito lordo annuo fino a 75mila dollari, e che pagano le tasse con i dati bancari forniti direttamente all'Internal Revenue Service (Irs), l'agenzia di riscossione del Tesoro, a partire dal 13 aprile avrebbero dovuto ricevere l'assegno.

Ma c'è stato un ritardo all'ultimo minuto causato dalla decisione di Donald Trump di apporre la sua firma in calce a ognuno degli assegni destinati agli americani, una decisione presa per rimarcare, nell’anno elettorale, la paternità di quell’aiuto. Secondo quanto fanno sapere diverse fonti dell'Irs l'assegno ritarderà di qualche settimana: il team degli informatici della riscossione Usa hanno dovuto riprogrammare i cambiamenti della stampa, attendere l'approvazione del Tesoro, prima di inviare il file per la stampa al Bureau of Fiscal Service. La decisione è stata denunciata dal senatore democratico Ron Wyden, che fa parte della Commissione finanze: «Donald Trump sta ritardando i pagamenti in contanti a milioni di americani che lottano per pagare l'affitto o fare la spesa solo per alimentare il suo ego».

Ritardi vengono segnalati anche nell'erogazione degli aiuti alle Pmi: nei 349 miliardi di prestiti agevolati è previsto il pagamento di un assegno a fondo perduto di 10mila dollari tre giorni dopo la presentazione della domanda. Sono state presentate tre milioni di domande e per ottenere il primo aiuto, dicono gli esperti, ci vorranno diverse settimane.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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