L’EMERGENZA SANITARIA

Coronavirus, il Pronto soccorso mette in campo posti letto e personale

In queste ore occorre recuperare posti letto nelle terapie sub-intensive per molti pazienti positivi al nuovo coronavirus che non sono in condizioni estreme ma hanno comunque bisogno di ricovero

di Barbara Gobbi

Emergenza coronavirus / Il Sole Risponde: la diretta video

3' di lettura

Non solo terapia intensiva: in questi giorni di massima allerta Covid-19 si pone il problema di recuperare posti letto nelle terapie sub-intensive per molti pazienti positivi al nuovo coronavirus che non sono in condizioni estreme ma hanno comunque bisogno di ricovero.

Anche su quel fronte i reparti rischiano di andare in sofferenza: per questo nella mobilitazione generale di tutto il Servizio sanitario scende in campo il Pronto soccorso, che si mette a disposizione per accogliere gli infetti da curare e monitorare. «La nostra è una vera e propria chiamata all’ottimizzazione di spazi e reparti, a cominciare dalle stanze di Osservazione breve intensiva-Obi di cui ogni Pronto soccorso dev’essere dotato», spiega Salvatore Manca, presidente della Società di medicina di emergenza-urgenza Simeu. Che nei giorni scorsi ha inviato a tutti i presidenti di Regione le sue linee guida – prima edizione, vista la novità assoluta del coronavirus – sulla gestione dei percorsi e dei pazienti.

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Il documento è frutto dell’esperienza dei primari che hanno operato nelle zone “rosse” – Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna - ed è a forte richiesta degli ospedali periferici, che non sapevano come orientarsi. Per questo è una linea guida utile sia per la gestione degli spazi sia per indirizzare i pazienti alle cure più appropriate in base al trattamento di cui hanno bisogno.

La prima scrematura
Prima indicazione: allestire con le Protezioni civili regionali spazi di pre triage in tende esterne al Pronto soccorso, dove fare una prima scrematura dei pazienti che poi si biforcheranno su due percorsi, quello tradizionale e quello per sospetti “positivi”. Questi ultimi, se conclamati, andranno inviati al reparto malattie infettive o in mancanza di questo in camere singole, nel Pronto soccorso, dove sono o saranno attrezzati letti monitorizzati e dotati di respiratori che consentono anche ventilazioni non invasive per chi ha bisogno di cure sub-intensive. Alcune Regioni – come l'Emilia Romagna e la Toscana con 30-40 posti letto in Ps ma anche la Sardegna anche se con dotazioni meno numerose – sono già in pista. La richiesta della Simeu intanto è di costituire in ogni ospedale una Unità di crisi che includa il direttore del Pronto soccorso/Dea e che si riunisca ogni giorno per coordinare le attività.

Pazienti divisi in 5 categorie
La Simeu indica anche i percorsi possibili sulla base della gravità. La prima categoria è di chi ha febbre senza insufficienza respiratoria e con la radiografia del torace normale: in questo caso l’indicazione è l'auto-quarantena in attesa dell’esito del tampone. La seconda è di chi ha febbre con la radiografia del torace o l’emogasanalisi indicativi per il focolaio o per l’insufficienza respiratoria modesta: per loro è prevista l’ossigenoterapia o l’osservazione breve intensiva o il ricovero in degenza ordinaria. La terza è di chi ha febbre con insufficienza respiratoria moderata-grave documentata dall’emogasanalisi: per loro, l’ossigenoterapia, la ventilazione meccanica a pressione positiva (Cpap), il ricovero in degenza ordinaria o la terapia subintensiva. La quarta categoria è per i pazienti che si trovano in insufficienza respiratoria con sospetta sindrome da distress respiratorio acuto (Ards) in fase iniziale o con polmonite complicata: per loro la terapia d’ossigeno, la ventilazione meccanica, l’intubazione orotracheale (Iot) e ventilazione invasiva, con ricovero in terapia subintensiva o in terapia intensiva. L’ultima categoria è per i pazienti che hanno un Ards all'esordio: per loro la Cpap o la Iot e la ventilazione invasiva con ricovero nelle stesse unità di terapia delle
precedenti.

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