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Coronavirus, la quarantena forzata sulle navi per la scienza non ha senso

Secondo una ricerca svedese basata su modelli matematici, l'evacuazione immediata in porto avrebbe portato a un ottavo circa dei casi

di Federico Mereta

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(AFP)

Secondo una ricerca svedese basata su modelli matematici, l'evacuazione immediata in porto avrebbe portato a un ottavo circa dei casi


4' di lettura

Abbiamo negli occhi l'orgoglio e la dignità composta di Gennaro Arma, comandante della Diamond Princess, la nave da crociera bloccata in quarantena a Yokohama per il Sars2-CoV-2019.

Oltre a essere un “manifesto” della grande scuola navale italiana, l'immagine rappresenta anche il desiderio di normalità delle persone che hanno scelto la vacanza in crociera e ripropone la discussione sull'efficacia, in termini di contenimento, di una quarantena forzata per gli ospiti di un'imbarcazione tanto grande e attrezzata.

Ha avuto senso, in termini di contenimento, “bloccare” tutte le persone sulla nave dopo che l'infezione ha interessato una persona a bordo tra il 21 e il 25 gennaio e dieci persone sono risultate positive al test per il nuovo coronavirus il 3 febbraio, con loro conseguente isolamento?

Dal punto di vista scientifico pare proprio di no. A dirlo è una ricerca coordinata da Joacim Rocklöv, docente di epidemiologia all'Università Umeå, in Svezia, pubblicata su Journal of Travel Medicine.

Secondo lo studio, basato su modelli matematici, l'evacuazione immediata della nave una volta giunta in porto avrebbe portato a un ottavo circa dei casi effettivamente riscontrati al termine della quarantena a bordo, con 76 casi d'infezione contro i 619 riscontrati al termine della quarantena il 20 febbraio.

È risultato contagiato alla fine di questo periodo il 17,4% di quanti, tra passeggeri ed equipaggio, è rimasto forzatamente a bordo. Stando allo studio, la percentuale poteva essere di molto minore.

Insomma: anche la scienza si interroga sull'utilità di misure restrittive a bordo e segnala come la prevenzione sia fondamentale, nell'ambito di un quadro in continuo mutamento. Per questo si sta puntando sulle più efficaci modalità preventive e sulla gestione di eventuali casi sospetti per assicurare la massima tranquillità ai passeggeri e ovviamente a tutte le persone imbarcate.

La prevenzione inizia prima
Come ricordano da Costa Crociere, spiegando il modello di prevenzione mirato al Sars2-CoV-2019, esiste una sorta di “filtro” che prende il via già prima dell'imbarco sulla nave. Tutti gli ospiti, visitatori o membri dell'equipaggio che si imbarcano sono quindi soggetti a una specifica attività di pre-screening per valutare l'idoneità all'imbarco sulla nave.

In particolare a nessun ospite, visitatore o membro dell'equipaggio di qualsiasi nazionalità che ha viaggiato da, verso o attraverso la Cina continentale, Hong Kong, Macao e Corea del Sud (compreso il transito attraverso un aeroporto in queste località) nei 14 giorni prima dell'imbarco è consentito imbarcarsi sulle navi della flotta Costa.

La stessa misura viene applicata a chi sia stato in contatto con casi confermati di Coronavirus, per i quali sia stata fatta regolare denuncia alle competenti autorità sanitarie. Prima dell'imbarco, inoltre, tutti gli ospiti vengono sottoposti a screening della temperatura corporea prima dell'imbarco: a quelli con una temperatura superiore a 37,8 gradi viene negata la possibilità di salire a bordo.

«Il settore crocieristico è uno dei più avanzati e all'avanguardia in ambito di tutela della salute – spiega Neil Palomba, direttore generale Costa Crociere -. Come Costa ci siamo attivati da subito, appena l'emergenza è scattata in Cina, perché la nostra priorità è la salvaguardia e la sicurezza dei nostri ospiti e del nostro equipaggio».

Soprattutto, a fare la differenza sono le capacità di risposta all'evoluzione del quadro, sulla scorta di nuove informazioni che si rendono disponibili. A partire dal 22 febbraio, quindi, in considerazione della situazione epidemica del virus in alcune città italiane, Costa Crociere ha anche deciso di negare l'imbarco a tutti quei clienti che iniziano il loro viaggio da una di queste città (e in particolare Casalpusterlengo (LO), Codogno (LO), Castiglione D'Adda (LO), Fombio (LO), Maleo (LO), Somaglia (LO), Bertonico (LO), Terranova dei Passerini (LO), Castelgerundo (LO), San Fiorano (LO) in Lombardia e Vo' Euganeo (PD) in Veneto) e altre città che dovessero essere aggiunte in futuro nell'elenco pubblicato dal ministero della Sanità e dalle autorità sanitarie competenti.

Inoltre, tutte le escursioni disponibili per gli ospiti non includono visite a località nelle Regioni Piemonte, Lombardia e Veneto. Infine, dal 27 febbraio, sono state introdotte limitazioni all'imbarco anche per ospiti, visitatori o membri dell'equipaggio di qualsiasi nazionalità che negli ultimi 14 giorni abbiano viaggiato da, verso o attraverso Giappone, Iran, Taiwan o Vietnam e riportino febbre, tosse o difficoltà respiratorie.

Cosa si fa sulle navi
I protocolli di igiene di routine a bordo delle navi, già rigorosi, sono stati ulteriormente innalzati con particolare attenzione ai protocolli di sanificazione e all'uso di disinfettanti efficaci contro il Coronavirus. Sono state anche aumentate le stazioni di sanitizzazione nelle aree comuni, nonché realizzati materiali per ricordare ai passeggeri le buone norme di comportamento.

Infine, il dipartimento medico della Compagnia di terra e di bordo è ovviamente “addestrato” per questo tipo di situazione e raccoglie le eventuali richieste di informazione dei croceristi. Insomma: ci si è preparati ad affrontare il prossimo futuro.

«La situazione attuale è sicuramente molto sfidante, ma siamo fiduciosi sul fatto che l'emergenza si possa risolvere in tempi ragionevoli – conclude Palomba -. Bisogna essere prudenti, mettere al primo posto la sicurezza e seguire le indicazioni delle autorità sanitarie. Ma senza eccessi o allarmismi. Il turismo è una risorsa fondamentale per il nostro Paese e va salvaguardato con il supporto di tutti: istituzioni, associazioni di categoria, media».

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