L’ALLEGATO AL DPCM

Fase due Coronavirus, monitoraggio ogni 15 giorni: con R con 0 sopra 1 tornerà la zona rossa

Il presidente del Consiglio Conte: «Possibile intervenire quando avremo delle situazioni critiche circoscritte, e chiudere il rubinetto»

di Andrea Carli

Coronavirus, ecco la trasmissibilità regione per regione

Il presidente del Consiglio Conte: «Possibile intervenire quando avremo delle situazioni critiche circoscritte, e chiudere il rubinetto»


5' di lettura

Una riapertura molto graduale, lenta, con un occhio costantemente puntato sulla curva dei contagi. Se dopo il 4 maggio i casi dovessero tornare a salire, si tornerà indietro.

L’Italia guarda alla data fissata dal governo per l’avvio della “fase 2”, fra le cautele per i rischi di una riapertura. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, avverte: «Se i contagi risalgono, siamo pronti a nuovi stop».

Ma quando potrebbero scattare questi nuovi stop? Il metodo, delineato in un allegato al decreto del presidente del Consiglio dei ministri firmato ieri, 26 aprile, è quello di monitorare ogni 15 giorni R con 0. Se l’indice di contagiosità andrà sopra l’1, si tornerà alle “zone rosse”.

Conte: ministro Speranza indicherà soglie sentinella
Nella conferenza stampa in cui ha fornito indicazioni su quello che accadrà nei prossimi giorni il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato che a tre giorni dall’adozione del nuovo decreto il ministro della Salute «indicherà quelle che sono delle soglie sentinella. Sulla base di questi parametri - ha aggiunto - avremo la possibilità di intervenire quando avremo delle situazioni critiche circoscritte, e di chiudere il rubinetto. Non possiamo permetterci un andamento che vada fuori controllo». «Le Regioni - ha concluso Conte - ci forniranno con cadenza giornaliera i dati sull’andamento della curva e sulla situazione di adeguatezza del sistema sanitario regionale. Con questi dati potremo verificare se ci sono situazioni critiche e a quel punto potremo intervenire con chiusure circoscritte». «Ogni giorno - ha poi chiarito il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia in un’intervista a La Stampa - le Regioni dovranno fornire una comunicazione al governo per fare il punto sulla situazione dei contagi. A metà settimana uscirà il decreto del ministro Speranza sul metodo. In sintesi: più contagi, più restrizioni. Meno contagi, più aperture». E le Regioni saranno in prima linea nell’operazione monitoraggio.

Bonaccini: se rimbalzo contagi torneranno restrizioni
In un intervento a 24Mattina su Radio 24 il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha sottolineato che «con l’Istituto superiore di sanità e con il ministero dovrà esserci essere un rapporto quotidiano con le Regioni. Perché se ci sarà un rimbalzo leggero dell’epidemia si potrà continuare con tutte le precauzioni del caso». Se invece, ha aggiunto, «il rimbalzo qua e là dovesse essere pesante è evidente che si dovrà tornare a delle restrizioni. Per quello è bene che ciascuno rispetti le misure».

Il tasso di contagiosità
Quando Conte fa riferimento ai dati sull’andamento della curva epidemiologica, prende in considerazione soprattutto il tasso di contagiosità, ovvero il valore Ro («erre con zero»). È il “numero di riproduzione di base”, il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione completamente suscettibile, cioè mai venuta in contatto co il nuovo virus. È questa la prima “soglia sentinella”. Se R0 è uguale a uno, significa che una persona ne contagia una. L’obiettivo è tenere questo parametro sotto l’uno. Le regioni dovranno comunicare questo valore. Nel caso in cui dovesse salire, scatterebbe una nuova chiusura. La trasmissione asintomatica è il vero tallone d’Achille della pandemia di Covid-19.

L’allegato al Dpcm: rivalutazione ogni 15 giorni
Il concetto di “soglia sentinella” è connesso all’oscillazione dell’erre con zero. L’allentamento delle misure di contenimento a partire dal 4 maggio verrà valutato con una “rivalutazione periodica” (ogni 15 giorni) e nel caso in cui l’ “R con zero” dovesse nuovamente salire sopra l’1, verranno adottati nuovi provvedimenti di chiusura. Si partirà con delle “zone rosse” locali, individuando il prima possibile i focolai, e si potrebbe arrivare ad un nuovo lockdown. La procedura è delineata in uno degli allegati al Dpcm firmato il 26 aprile dal premier nel quale vengono indicate dagli esperti le fasi per il monitoraggio della curva del virus.

Quattro step verso un nuovo lockdown
In particolare, nel documento si f riferimento a 4 step, con la Fase 2 divisa in “Fase 2a” e “Fase 2b”. Il presupposto per partire è che ogni Regione abbia superato «gli standard minimi di qualità della sorveglianza epidemiologica: in sostanza deve far registrare un miglioramento del 60% su scala mensile del numero delle terapie intensive, dei ricoverati - i due indicatori che stabiliscono quanta pressione c’è sui sistemi sanitari - dei contagiati totali e di quelli in auto isolamento. Solo una volta soddisfatti questi requisiti si passa alla “Fase 2a” che prevede «stabilità di trasmissione e servizi sanitari non sovraccarichi» ma anche la capacità di effettuare tempestivamente i tamponi a tutti i casi sospetti, di garantire risorse adeguate ai sistemi di contact tracing e quella di avere disponibilità di luoghi per isolamento e quarantena. Il mantenimento di un trend stabile o il miglioramento dell’insieme di standard epidemiologici porterà al passaggio alla fase 2b dalla quale si potrà uscire solo quando ci sarà un «accesso diffuso ai trattamenti e/o un vaccino sicuro ed efficace». Solo dopo aver verificato il mantenimento di questa situazione, si
arriverà all’ultimo step: la fine della pandemia.

Le zone rosse
Ma gli scienziati avvertono: nel caso in cui non fossero soddisfatti completamente i criteri per un passaggio da una fase a un’altra - soprattutto tra la Fase 2a e la 2b -, c’è solo una strada: individuare «misure sub regionali», vale a dire le «zone rosse», per contenere la nuova diffusione del virus e, qualora non fossero sufficienti, «ritornare alla fase uno di lockdown».

I Covid hospital
Uno dei parametri che saranno presi in considerazione è dunque quello della disponibilità di posti nelle strutture destinate ai malati Covid-19. I posti in terapia intensiva attivati finora, in pochi mesi sono passati da poco più di 5mila a 9mila. Ogni Regione dovrà individuare i Covid hospital dedicati all’emergenza (o almeno quei reparti separati dagli altri per evitare possibili contatti tra i malati di Covid e gli altri pazienti).

Arcuri: «Abbiamo le mascherine per gestire la fase due»
Un altro aspetto da valutare è la diffusione delle mascherine tra la popolazione. Il Dpcm sulla fase due prevede che possano essere utilizzate «mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso». La disponibilità di questi dspositivi sul territorio rappresenterà un’altra “soglia sentinella”. Il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri ha firmato l’ordinanza che fissa il prezzo fisso delle mascherine, come annunciato dal premier Giuseppe Conte in conferenza stampa. L’ordinanza si compone di un solo articolo: «il prezzo finale di vendita al consumo dei prodotti indicati nell’allegato 1, praticato dai rivenditori finali - è scritto - non può essere superiore, per ciascuna unità, ad € 0,50, al netto dell’imposta sul valore aggiunto». Nei giorni scorsi Arcuri ha assicurato: «Siamo pronti a distribuire tutte le mascherine che serviranno per gestire la fase 2», sottolineando che sono stati distribuiti 138 milioni di mascherine e che le Regioni hanno 47 milioni di mascherine nei magazzini. Arcuri ha poi annunciato che è stato siglato un accordo con 2 imprese italiane per realizzare 51 macchinari che produrranno tra 400 e 800mila mascherine al giorno. Macchine che lo Stato acquisterà. «Arriveremo presto a produrre almeno 25 milioni di
mascherine al giorno», ha concluso. Intanto il 4 maggio si avvicina. Con le prime aperture avrà inizio la partita per scongiurare nuovi focolai.

Per approfondire:
Il testo del Dpcm
Da Fca Melfi a Whirlpool a Ducati: ecco aziende e settori che hanno riaperto il 27 aprile

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