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Coronavirus, raddoppiano le richieste di integratori: Aboca lavora a pieno ritmo

L’azienda è impegnata in 18 studi clinici, ma la crisi sanitaria sta spingendo l’impegno su prime vie respiratorie e difesa dell’organismo

di Silvia Marzialetti


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(Imagoeconomica)

2' di lettura

«La crisi sanitaria di questi giorni sta facendo raddoppiare, in alcuni casi triplicare, le richieste di integratori alimentari per le difese dell’organismo e correlati a problemi di ansia, stress e riposo notturno, oltre che di prodotti rientranti nella nostra area terapeutica principale, ovvero la protezione delle prime vie respiratorie».

A parlare con Il Sole 24 Ore Radiocor è Massimo Mercati, amministratore delegato di Aboca, leader nello sviluppo di prodotti per la salute naturali e biologici. Nel quartier generale di San Sepolcro si lavora a pieno ritmo. L’azienda – classificata come agricola e che nel 2018 ha scelto il modello giuridico della società benefit – è impegnata anche nelle prove sperimentali di un disinfettante per le mani.

«Il nostro know how –prosegue Valentina Mercati, vicepresidente del gruppo e direttore marketing– ricade in trentadue famiglie di brevetti nazionali e internazionali e al momento l’azienda è impegnata in diciotto studi clinici. Ma la crisi sanitaria di questi giorni ci sta spingendo a rivolgere tutto l’impegno sulla nostra area terapeutica principale».

Fatturato 2019 a 228 milioni di euro –con un tasso di crescita media ponderato annuo (Cagr) del 14% – e una crescita stimata del 10-12% nel 2020, Aboca opera in sedici Paesi esteri, dove sviluppa oltre il 35% del fatturato. «Lavoriamo intensamente in Germania, con un modello di sviluppo che impiega in loco oltre 30 persone; nel 2019 abbiamo quasi raddoppiato il fatturato in Francia e cresciamo fortemente in Spagna e Polonia», spiega Mercati.
Recentemente l'azienda toscana ha anche aperto una filiale in Argentina e inaugurato la distribuzione in Turchia e Israele.

La produzione di Aboca – che nel 2019 ha ricevuto la certificazione BCorp – si basa sulla lavorazione di settanta specie di piante officinali, distribuite su 1750 ettari di piantagioni, tra Toscana e Umbria (in Valtiberina, Valdichiana e Casentino). «La nostra agricoltura è 100% biologica e disciplinata dal Regolamento europeo 834/2007, che prevede l'esclusione di fertilizzanti e fitofarmaci di sintesi chimica e il divieto di impiego di Ogm – prosegue Valentina Mercati –. Si tratta di un modello agricolo unico al mondo, totalmente verticalizzato, dal seme al prodotto finito».

Nel 2020 Aboca ha stanziato 10 milioni di euro per la ricerca scientifica: si punta, in particolare, sui laboratori di biologia dei sistemi, attraverso tecniche omiche (genomica, trascrittomica, proteomica e metabolomica).

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