PMI BIOMEDICALE 

Coronavirus, record di ordini per i polmoni artificiali esterni prodotti a Modena

L'italiana Eurosets di Medolla quadruplica la produzione di ossigenatori polmonari extracorporei

di Ilaria Vesentini

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L'italiana Eurosets di Medolla quadruplica la produzione di ossigenatori polmonari extracorporei


3' di lettura

Sono quadruplicati nelle ultime settimane gli ordini di ossigenatori polmonari extracorporei alla Eurosets di Medolla (nel cuore del distretto biomedicale modenese), la più piccola azienda al mondo e l'unica in Italia a fabbricare questi apparecchi in grado di riprodurre il lavoro degli alveoli e generare artificialmente lo scambio anidride carbonica-ossigeno, mettendo a riposo completo i polmoni, quando neppure i ventilatori bastano più, esattamente come avviene con la emodialisi per le patologie renali.

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Picco di produzione, priorità agli ospedali italiani
Una piccola impresa abituata a fare da sè di fronte alle emergenze: ripartita da sola dopo il terremoto del 2012 e l'alluvione del 2014 che avevano prima distrutto lo stabilimento e poi paralizzato la produzione, è stata capace in un quinquennio di raddoppiare dimensioni e performance. E oggi Eurosets sta facendo fronte in autonomia anche al picco di lavoro legato alla pandemia Covid-19: «Siamo passati da 300 ossigenatori da produrre in un mese a 1.200, abbiamo perciò spostato sulla linea quasi tutte le 130 persone in produzione (su 220 dipendenti totali, ndr), ma se gli ordini continuano ad aumentare rischiamo di avere problemi di fornitura di alcune materie prime e in questo caso daremo priorità assoluta agli ospedali italiani», afferma Antonio Petralia, amministratore delegato di Eurosets.

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Eurosets, con i suoi 36,4 milioni di euro di fatturato, per il 78% legato all'export, opera sui mercati mondiali al fianco di concorrenti che misurano il business in miliardi - come Medtronic, Livanova, Maquet-Getinge ma le dimensioni non sono mai state un limite alla sua crescita. Partita nel distretto mirandolese – leader in Europa nei dispositivi monouso e negli elettromedicali – con una fabbrica di 1.500 mq che nel 1991 produceva semilavorati, acquisita nel 1998 dal big ravennate della sanità privata Gruppo Villa Maria, ha iniziato una dozzina di anni fa a specializzarsi nelle macchine per la circolazione extracorporea. E oggi ha uno stabilimento green all'avanguardia di 13mila mq coperti. Qui nascono gli ossigenatori ECMO-Extracorporeal membrane oxygenator, dei cilindri delle dimensioni di una bottiglietta d'acqua che contengono due chilometri di fibra microporosa che mima la superficie polmonare, con una porta di ingresso e una di uscita per il sangue del paziente e una per spingere la miscela di aria e ossigeno: è la tecnologia delle macchine cuore-polmone utilizzate in tutti gli interventi di cardiochirurgia per l'autotrasfusione, che Eurosets sta trasferendo ora nei reparti di terapia intensiva per le cure polmonari.

10% del fatturato in ricerca e sviluppo nonostante le avversità
La Pmi biomedicale si è rialzata dopo le calamità naturali – 7,5 milioni di danni tra sisma e alluvione - sempre a suon di ricerca e innovazione, cui destina oltre il 10% del fatturato annuo, e non è mai stata profeta in patria. Fa notizia in Italia solo se si parla di disastri. E anche ora non è dagli ospedali italiani che deriva il boom di domanda di ossigenatori Ecmo, certificati per un utilizzo continuativo di 14 giorni: «La maggior parte delle richieste ci arriva dai Paesi extra Ue e dagli Usa, che si stanno premunendo, spaventati dalla pandemia. La nostra resta comunque una nicchia, solo l'1% o 2% dei contagiati da Coronavirus che finiscono in terapia intensiva necessita del nostro macchinario», precisa Petralia.

«A prescindere da Covid-19, le patologie polmonari diventeranno una delle prime cause di morte nei prossimi anni tra invecchiamento della popolazione e inquinamento e i nostri moduli Ecmo sviluppati finora nelle versioni per adulto, età pediatrica e neonatale – aggiuge l'ad, ex direttore R&S dell'azienda – sono solo il primo di una serie di progetti su cui stiamo lavorando in ambito pneumologico». Intanto a Medolla si fanno straordinari anche il sabato, «abbiamo chiesto ai dipendenti di venire su base volontaria, ma hanno aderito quasi tutti – conclude – speriamo solamente che non si ammali nessuno e si debba chiudere. Non ci preoccupa uno stop di due o più settimane della fabbrica, ci siamo già passati e siamo ripartiti sempre più forti di prima, ma non ce lo possiamo permettere ora, in piena pandemia».

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