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Coronavirus, le Regioni: considerare solo 5 indicatori per le fasce di rischio. No di Speranza: restano 21

I cinque indicatori proposti sono: la percentuale di tamponi positivi escludendo tutte le attività di screening e re-testing degli stessi soggetti, un Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss, il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva per pazienti Covid e quello dei posti letto totali per pazienti-Covid oltre alla possibilità di garantire adeguate risorse per contact-tracing, isolamento e quarantena e il numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracing

di Andrea Gagliardi

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I cinque indicatori proposti sono: la percentuale di tamponi positivi escludendo tutte le attività di screening e re-testing degli stessi soggetti, un Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss, il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva per pazienti Covid e quello dei posti letto totali per pazienti-Covid oltre alla possibilità di garantire adeguate risorse per contact-tracing, isolamento e quarantena e il numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracing


3' di lettura

La Conferenza delle Regioni riunita il 17 novembre ha proposto al Governo l'uso di cinque indicatori specifici (attualmente se ne usano 21, ndr) per definire le fasce di rischio nelle regioni italiane. Per le Regioni gli attuali parametri sono «inadeguati» e quindi «da rivedere». I cinque indicatori proposti sono: la percentuale di tamponi positivi escludendo tutte le attività di screening e re-testing degli stessi soggetti, un Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss, il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva per pazienti Covid e quello dei posti letto totali per pazienti-Covid oltre alla possibilità di garantire adeguate risorse per contact-tracing, isolamento e quarantena e il numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracing

Ecco perché le Regioni al termine della Conferenza hanno chiesto un incontro urgente con il ministro della Salute Roberto Speranza e con quello degli Affari Regionali Francesco Boccia. «C'è la necessità - ha spiegato il vicepresidente Giovanni Toti - di rivedere in un'ottica di semplificazione i parametri che sono stati elaborati nella prima fase della pandemia procedendo ad un aggiornamento delle indicazioni sull'utilizzo dei test rapidi antigenici e del test di biologia molecolare e inserendo nei conteggi anche i tamponi rapidi, in modo di riallineare la correttezza del dato statistico»

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Speranza: con 21 criteri fotografia più completa
Ma la richiesta delle Regioni, sul fronte della riduzione dei parametri, è stata bocciata dal ministro della Salute Roberto Speranza: «Avere più indicatori significa avere una fotografia più completa e larga - ha detto il ministro -. Questi 21 indicatori li usiamo da maggio e ci hanno aiutato a leggere l'epidemia, dopo di che il dialogo con le regioni è sempre aperto, ma 21 criteri significa avere fotografia più affidabile, oggi questo è il modello che abbiamo e dobbiamo rispettarlo. Abbiamo un modello che in questa seconda ondata prova a non farci chiudere tutto dappertutto che sarebbe stata una scelta più facile ma avrebbe avuto prezzo più alto».

Regioni vogliono cambiare colore

Dopo due settimane di misure restrittive per le regioni rosse e arancioni potrebbero essere possibili, nella terza settimana, quella di monitoraggio e verifica, «allentamenti per alcune aree». Ma è un’ipotesi per ora solo teorica. E la situazione è ancora molto fluida. Le prime a essere sottoposte a nuova valutazione saranno, dal 20 novembre, le prime a essere dichiarate rosse, ossia Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle d'Aosta ed Alto Adige (Provincia autonoma).

Il pressing delle categorie produttive

La pressione delle categorie produttive - specie ristoratori e commercianti - sui presidenti di Regioni si stanno facendo sempre più forti affinché si agisca sul governo per fargli allentare il più presto possibile la stretta anti-Covid. Si conta di ottenere cambiamenti di fascia dal ministero della Salute anche prima del nuovo Dpcm che dopo il 3 dicembre definirà le regole per le feste natalizie (e per i consumi ad esse connessi). Ma il meccanismo a tre colori ideato dall'esecutivo con l'ultimo Dpcm prevede dei tempi ben precisi, che il ministro della Salute Roberto Speranza sembra intenzionato a far rispettare senza deroghe. Chi ha un colore resta per due settimane minimo in quella fascia. Dalla terza in poi, quella della verifica dei dati, a fronte di numeri incoraggianti si può iniziare a parlare di “allentamenti”, esperti permettendo.

Governo orientato a mantenere il rigore

Ma non sarà facile ottenerli per le Regioni. Di fronte a un primo, timido ammorbidimento della curva epidemica non è il momento di mollare la presa, si ragiona nell'esecutivo e nel Comitato tecnico scientifico, soprattutto se si vuole avere qualche possibilità di allentamento del rigore a Natale. Dibattito sulle feste, il cenone e il veglione che peraltro al momento Speranza definisce “lunare”.

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