intervista all'epidemiologo

Coronavirus, Rezza (Iss): «Noi primi ad attivare screening in aeroporto»

«I sintomi principali sono quelli - da non confondere con quelli dell'influenza - di tipo respiratorio, in modo particolare febbre, tosse, malessere generale»

di Vittorio Nuti

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3' di lettura

L'epidemia di coronavirus partita dalla megalopoli cinese di Wuhan ha finora ucciso più di cento persone in Cina infettandone più di 4mila a livello globale, Europa compresa. Facciamo il punto con l'epidemiologo Giovanni Rezza, responsabile Malattie infettive dell'Istituto superiore di Sanità

Che cosa sappiamo del coronavirus?
Sappiamo già molto perché è stato identificato, fotografato, sequenziato ovvero sia è stato sequenziato il suo corredo genetico, il suo RNA. Si sa che è un virus abbastanza vicino a quello della SARS ma diverso da quello della SARS di cui condivide circa l'80% del patrimonio genetico. Si sa che si trasmette in via principale attraverso le gocce di saliva. Ci sono purtroppo anche cose che al momento non si sanno perché è un virus identificato da poco.

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Quali sono i sintomi?
I sintomi principali sono quelli - da non confondere con quelli dell'influenza - di tipo respiratorio, in modo particolare febbre, tosse, malessere generale. Però, siccome dà una polmonite, ci sono pazienti in cui può comparire una difficoltà respiratoria. Ripeto, da noi in questo momento c'è l'influenza e non c'è la circolazione di questo coronavirus quindi non dobbiamo assolutamente scambiare i sintomi dell'uno con quelli dell'altro.

Esiste un rimedio, farmaco o terapia, contro il virus cinese?
Purtroppo non esiste un farmaco specifico come per molte atre malattie virali, quindi la terapia che si fa è una terapia asintomatica, una terapia di supporto, e nei casi più gravi si può ricorrere alla rianimazione.

Secondo le autorità di Pechino il virus può mutare e propagarsi più facilmente. Questo che cosa implica per chi studia le contromisure?
Io credo che questo virus già sia mutato: si trasmette bene da persona a persona, probabilmente ha fatto un passaggio di specie, da un animale, forse un pipistrello, all'uomo, ma si è immediatamente adattato all'uomo, tant'è che si è trasmesso velocemente da persona a persona. Non è detto che non muti ulteriormente. I virus comunque fanno sempre piccole mutazioni durante il decorso di una epidemia e non è detto assolutamente che diventi più contagioso o più virulento.

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Quanto è reale il rischio di un contagio in Italia?
Nessuno può escludere che arrivino una o più persone affette da questo virus. Abbiamo visto che è successo in Francia, è successo in Germania, però non bisogna indulgere nel panico in quanto in questo momento non abbiamo fortunatamente in circolazione questo coronavirus come in altre parti d'Europa. L'Italia ha fatto un passetto avanti rispetto ad altri Paesi nel senso della prudenza, tanto è vero che abbiamo fatto per primi lo screening dei passeggeri in arrivo in aeroporto con lo scanner per identificare coloro che avessero un rialzo febbrile. Sappiamo benissimo che questa misura può non essere sufficiente perché una persona può arrivare durante il periodo di incubazione e sviluppare dopo i sintomi e quindi anche la febbre. Per cui sono stati predisposti numeri dedicati che servono proprio perché, una volta che una persona arrivasse, passasse il primo screening e poi mostrasse i sintomi, poi può rivolgersi a questi numeri dedicati per essere direttamente isolata in un reparto di malattie infettive senza passare da un pronto soccorso ospedaliero. Perché la cosa migliore che si possa fare è quella di limitare i contatti tra le persone malate e le persone sane.

Per approfondire:

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