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Coronavirus, riaprire l’America per Pasqua? Trump e i suoi consiglieri ci pensano davvero

Il Presidente, impaziente coi medici, attacca cure peggiori della malattia. Laffer e Moore, Kudlow e Blankfein premono per normalizzare il business

di Marco Valsania


Usa, Trump proclama emergenza nazionale per arginare coronavirus

8' di lettura

New York - L'America può riaprire i battenti al più presto, la normalità tornare nel mondo del business per Pasqua. Nonostante nel Paese infuri la pandemia da coronavirus e nonostante abbassare la guardia, per molti esperti di sanità e economia, possa rivelarsi tragicamente controproducente, per la popolazione come per finanza e aziende. Non è un tabù, nè una battuta o un sogno irrealizzabile.

È il messaggio che oggi filtra dalle parole di Donald Trump e non solo: lontano dai riflettori la sua amministrazione sta discutendo e mettendo a punto una serie di strategie di “sdoganamento” del business dai lacci sanitari, spinta aggressivamente da un'influente fazione dell'establishment politico, economico e di Wall Street. Se non è dato sapere ora quale forma prenderanno e quali equilibri cercheranno le decisioni, le opzioni di una ripartenza entro il 12 aprile, almeno parziale, sono oggi sul tavolo della Casa Bianca.

«Non siamo fatti per stare fermi»
Nel pieno della crisi di salute pubblica scatenata dal Covid-19, a portare all'aperto il progetto ci ha pensato direttamente Trump. Prima con i suoi tweet-shock, poi in conferenze stampa e eventi televisivi. Le parole del Presidente sono state chiare - anzi tutte in maiuscolo nel microblog: «NON POSSIAMO PERMETTERE CHE LA CURA SIA PEGGIORE DEL PROBLEMA. AL TERMINE DI 15 GIORNI PRENDEREMO UNA DECISIONE SUL DA FARSI» (la Casa Bianca ha in corso due settimane di flessibili restrizioni nazionali che finiscono il 30 marzo, Ndr).

Trump non si è fermato lì e ha articolato ulteriormente quel messaggio, qui suoi desiderata, dal vivo: ha detto che il motore della Corporate America dovrà tornare rapidamente a rombare, di sicuro «prima di tre o quattro mesi». Di più: «non parlo di mesi, ve lo dico qui. Riapriremo questo Paese, guarderemo ad alcune aree». Fin dalle prossime settimane, «entro Pasqua». Gli Stati Uniti, ha rivendicato, «non sono fatti per restare fermi». E ha tradito impazienza con le sue stesse autorità mediche e sanitarie: «Se dipendesse dai medici, potrebbero dire di chiudere il mondo intero».

Blankfein: al lavoro chi corre meno rischi
Trump non è isolato, dentro e fuori la cerchia ristretta della Casa Bianca. L’offensiva per riaprire al più presto i cancelli della Corporate America appare oggi in netto contrasto con le raccomandazioni delle autorità mediche e degli epidemiologi più autorevoli che semmai invocano misure ancora piu' severe per fermare l’escalation del virus. Fare di meno, potrebbe vanificare anche gli sforzi già a fatica e in ritardo iniziati negli Stati Uniti per controllare il Covid-19.

Eppure questa offensiva è in marcia, cercando di promuove un’analisi costi e benefici della lotta alla pandemia considerata da molti prematura, male informata e pericolosa. Si è alzata anche la voce dell’ex amministratore delegato di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein. «Misure estreme per appiattire la curva del virus sono responsabili per un periodo, per alleviare le pressioni sulle infrastrutture sanitarie. Ma schiacciare l'economia, il lavoro e il morale è a sua volta una quesitone di salute e non solo. Entro pochissime settimane, bisogna lasciar tornare al lavoro chi corre minori rischi».

Nelle ultime una serie di altri grandi investitori e re di hedge fund e private equity, da Daniel Loeb di Third Point a Stephen Schwarzman di Blackstone a Paul Tudor Jones, hanno condiviso con Trump in conference call le ansie di normalizzazione, di scongiurare crash. Un'idea affiorata, tra le altre, è che serva proprio una data esatta, un target, per liberare nuovamente il business.

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Da Laffer a Moore: basta chiusure
Più influenti ancora sono tuttavia le pressioni di politici repubblicani e di economisti conservatori vicini a Trump quali Steven Moore, che il Presidente aveva considerato per una nomina alla Federal Reserve, e Art Laffer. Da giorni conducono una campagna di intensa lobby per ridimensionare le raccomandazioni di chiusura di ristoranti, negozi non essenziali e locali e eventi affollati. Laffer ha anche suggerito al Presidente ricette economiche che nulla hanno a che fare con l’alleviamento dell'impatto della pandemia, quali sgravi fiscali, e argomentato contro l'helicopter money, aiuti invece diretti a lavoratori e cittadini.

Sono tutte tesi in sintonia con la tradizionale preoccupazione della Casa Bianca per Wall Street e i grandi numeri dell'economia, che Trump vede legati alle sue chance di una miglior propaganda e rielezione. E il Presidente che aveva a lungo sottovalutato e negato la pandemia prima di recenti conversioni (aveva previsto che i primi 15 casi negli Usa sarebbero scesi a zero, ora sono decine d migliaia), ha indicato che per decidere sul futuro ascolterà le opinioni dei suoi principali esperti sanitari ma «anche di altri».

Kudlow cita Epstein, che nega la pandemia
Altri come il suo capo-consigliere economico Larry Kudlow e anche il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin, convinti che occorra rimettere in funzione al più presto l'attività economica. Fanno leva su moniti quali quello del governatore della sede di St. Louis della Fed, James Bullard, che prevede una disoccupazione al 30% nel secondo trimestre.

E fanno circolare materiale quale un articolo dell'ultra-conservatrice Hoover Institution, a firma dello studioso legale Richard Epstein, che tuttora minimizza la diffusione della pandemia e della minaccia, nonostante l'impennata delle infezioni. Aveva previsto pochi giorni or sono, nel suo Coronavirus Perpective, che negli Usa le vittime sarebbero state non più di 500, un totale ormai superato.

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Le opzioni considerate
In concreto Trump sta considerando opzioni quali consentire di tornare lavoro senza usare mezzi di trasporto pubblico, oppure in aree dove il tasso di contagio non sia eccessivamente elevato. Qualcuno, sulla falsariga di Blankfein, suggerisce di dare via libera a chiunque non sia nelle età e condizioni di salute che rappresentano le categorie a maggior rischio di complicazioni.

L’idea è un graduale reinserimento, prima di chi ha meno di 40 anni entro una data prestabilita; a seguire di coloro che hanno tra 40 e 50 anni. Possibile è anche una riapertura di alcune regioni del Paese e settori prima di altri. «Dovremo effettuare alcuni difficili trade-off», scambi tra rischi sanitari e economici ammette Kudlow. Il giudizio che Kudlow e i suoi alleati fanno proprio è che se la chiusura economica dura tre le sette e dieci settimane il colpo sull'economia sarebbe eccessivo per essere tollarabile.

Il calcolo di Moore
Moore ha dichiarato al Washington Post che la Casa Bianca si sta ormai spostando verso la tesi di una riapertura dell'economia. E ha aggiunto, senza ambiguità, come vede la relazione salute-economia: «Senza alcuna mancanza di rispetto per gli esperti di salute pubblica, non si può però avere una politica che dice che salveremo ogni vita umana a ogni costo, indipendentemente da quante migliaia di miliardi di dollari consideriamo».

Gli esperti sanitari della stessa amministrazione non sono contrari a qualche flessibilità, al momento giusto, nelle norme di sicurezza medica; ma l'ipotesi che bastino i 15 giorni indicati da Trump, o pochi di più, per avere risultati su scala nazionale viene esclusa praticamente all'unanimità e i progetti di ammorbidire provvedimenti e raccomandazioni generano grande preoccupazione.

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I dissensi tra gli economisti
Anche illustri economisti sono scesi in campo per smentire - in pratica e per principio - le teorie di chi vuole al più presto allentare le protezioni e riaprire settori o regioni. L’ex Segretario al Tesoro Larry Summers avverte che «buona parte dei traumi (all'economia, Ndr) è causata dal coronavirus e non dalle risposte politiche alla pandemia. Non credo sia il caso in questa fase di trasformare in dibattito in una questione di dollari-contro-vite umane».

L’attenzione, dice, «va piuttosto dedicata tutta ad affrontare la minaccia per la salute pubblica, a sanare il danno economico e a prevenire future, simili crisi». Jason Furman, ex cnpoeconomista di Barack Obama, aggiunge che oggi «non c’è tempo per una attenta analisi costi-benefici», neppure di particolari restrizioni. «La regola da seguire adesso è semplice: tutto quel che gli esperti sanitari vogliono vada fatto per salvare vite umane deve essere fatto. Gli economisti devono concentrarsi solo su come mitigare il danno».

2,2 milioni di mort i?
Chi si batte contro idee di allentamenti prematuri ha ben presente uno studio alla base anche degli interventi finora decisi dall'amministrazione. Analisi epidemiologiche dell'Imperial College of London vedono fino a 2,2 milioni di decessi di cittadini americani in assenza di severe misure che contengano e mitighino la marcia della pandemia. Anche le autorità sanitarie americane temono negli scenari peggiori il contagio di ben oltre metà della popolazione, fino a 214 milioni di persone, e fino a 1,7 milioni di vittime.

L’esempio della “spagnola”
La storia è a sua volta dalla parte di precauzioni e interventi sanitari. L’influenza “spagnola” - che spagnola non era, ma probabilmente nata negli Stati Uniti - nel 1918 e 1919 offre un caso esemplare: il giudizio collettivo degli storici è che se le tecnologie e la scienza medica allora non erano quelle di oggi, una miscela di sottovalutazione, errori e inadeguati preparativi svolsero un ruolo cruciale nella gravità della pandemia, con 200.000 americani morti e 50 e forse 100 milioni nel mondo (che aveva meno di un terzo della popolazione attuale).

Negli Usa grandi città come Philadelphia fecero poco o nulla a lungo e furono devastate da stragi, 700 morti nel giro di poche ore. Le autorità locali di Chicago, nell'evitare campagne contro l'influenza che ostacolassero le imprese, istruirono che «non bisognava fare nulla per interferire con il morale della comunità. Il nostro dovere è proteggere la gente dalla paura, che uccide più delle epidemie». St. Louis, che adottò provvedimenti sanitari più rigorosi, ebbe invece molte meno vittime.

Il valore di una vita statistica
Anche se si vuole rimanere nelle fredde formule e calcoli più attuali, il cosiddetto valore della vita statistica (value of a statistical life, Vls) viene oggi citato per smentire chi invoca allentamenti delle misure sanitarie. È abitualmente usato, il Vls, per calcolare costi e benefici di regolamentazioni ambientali e sanitarie, per misurare il rapporto tra sicurezza e effetto economico. Alcune stime autorevoli negli Usa, della Vardebilt University citate dal Washington Post, danno questo valore in media attorno ai 9-10 milioni di dollari.

Leggi anche / Quanti miliardi di dollari hanno perso i mercati nel primo mese del virus

Il senso è che una comunità di centomila persone è pronta a pagare cento dollari a testa - quindi dieci milioni per centomila residenti - al fine di ridurre il pericolo che uno di loro possa cader vittima di una minaccia. Gli economisti, insomma, usano il Vls per misurare lo scambio tra rischio di morire e costi in soldi. È però un numero soggetto a molte variabili, tra cui l'età. Mireille Jacobson e Tom Chang dell'università californiana Usc hanno da qui estrapolato, sulla base delle ipotesi di vittime fatte dalle autorità sanitarie Usa, quindi gravi ma non le peggiori, un potenziale costo per vita persa di 5 milioni se la vittima-tipo avrà in media 60 anni. Vale a dire potenzialmente per il Paese un totale di 8.500 miliardi di dollari, in assenza di misure di contrasto del virus.

Questo costo inoltre non tiene conto dell'onere di malattie e sofferenze, di produttività persa e spese mediche molto probabilmente in ascesa senza precauzioni e prevenzioni. Davanti a ciò il prezzo di un temporaneo blocco economico promette di impallidire. Giustificare abbandoni di strette sanitarie, sia sulla base del giudizio medico che di quello economico, appare dunque a molti come giocare alla roulette russa, dove in canna è il proiettile esplosivo del coronavirus.

Per approfondire:
Quanti miliardi di dollari hanno perso i mercati nel primo mese del virus

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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