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Coronavirus: ricoveri in aumento, casi meno gravi ma crescono (+32%) i pazienti non vaccinati in intensiva

L’allarme dei medici internisti. L’effetto vaccini porta a una riduzione dei casi più preoccupanti ma si registrano criticità per i ricoveri di pazienti cronici e, come sottolinea la Fiaso, per chi non è vaccinato

I dati dei vaccinati all'8 dicembre 2021

3' di lettura

I pazienti Covid ricoverati nei reparti ospedalieri di medicina interna sono in aumento ma la situazione non è drammatica come all’inizio dell’inverno dello scorso anno. Però, come conferma la Fiaso, nelle ultime due settimane sono cresciuti ancora i pazienti no vax in terapia intensiva, con +32%, mentre continuano a diminuire quelli vaccinati, -33%.
Secondo i dati disponibili su Lab24, le persone ricoverate in terapia intensiva, il 6 dicembre 2020 erano 3.454 (media mobile a sette giorni), sono 743 un anno dopo. I nuovi ingressi in terapia intensiva hanno una media (sempre a sette giorni) di 56, livello più alto da maggio 2021.

I pazienti della quarta ondata della pandemia, grazie soprattutto all’ampia percentuale di vaccinati, sono meno gravi. Eppure le criticità cominciano ad emergere, sia perché i numeri sono in crescita, sia perché i pazienti Covid tolgono spazio ai malati cronici. È quanto emerge dai dati del monitoraggio dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas): al livello nazionale sale al 10% la percentuale dei posti letto occupati da pazienti con Covid nei reparti ospedalieri di area medica.

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La saturazione delle terapie
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Pronto soccorso in affanno

Non solo: dal 118 nazionale arriva l’allarme per le ambulanze che in alcune regioni sono costrette a mettersi in fila davanti ai pronto soccorso in attesa che i pazienti vengano presi in carico. Di fatto, con la stagione invernale i casi di febbre e difficoltà respiratorie acute sono in netto aumento e tra sintomi dell’influenza e sospetto Covid serve una valutazione ospedaliera in tempi brevi che i pazienti non possono aspettare parcheggiati in ambulanza.

Spazi ridotti per pazienti cronici

Dario Manfellotto, presidente della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi) osserva: «Nonostante l’effetto vaccini abbia portato ad una riduzione dei casi più gravi, purtroppo iniziano a vedersi anche le prime criticità per i ricoveri di pazienti cronici, il cui spazio viene sacrificato». Il rischio di Covid grave che si osserva in queste settimane «è decisamente più basso rispetto ad altre ondate e sono in genere pazienti che possono esser dimessi rapidamente», aggiunge.

Non di rado capitano però «pazienti ricoverati per altri motivi, che avevano un’infezione da Sars-Cov-2 non ancora rilevabile con il tampone fatto all’ingresso in ospedale, e che si sono poi positivizzati successivamente. Questi pazienti devono restare a lungo in ospedale, richiedono isolamento in stanze singole, in alcuni casi il trasferimento in reparti Covid. Di qui la necessità di aprire, in molti reparti di medicina, “zone grigie” dove collocarli”. «Tutto questo - aggiunge Manfellotto - sta portando in alcuni casi a pesare sui ricoveri dei malati cronici, ovvero di persone che soffrono di malattie cardiovascolari, respiratorie o diabete».

La situazione nelle Regioni

Agenas confronta i dati del 6 dicembre con quelli del giorno precedente e indica che la percentuale dei posti occupati in area medica cresce in sette regioni e province autonome: Abruzzo (9%), Calabria (15%), Emilia Romagna (9%), Friuli Venezia Giulia (23%), Provincia autonoma a di Trento (11%), Piemonte (8%), Sardegna (5%), mentre calano in Valle d’Aosta (al 21%). In terapia intensiva è stabile all’8%, a livello nazionale la percentuale dei posti occupati da pazienti Covid. Ritornano oltre soglia le Marche raggiungendo il 12%; restano oltre il limite (ossia oltre il 10%), il Friuli Venezia Giulia (16%) e la Provincia autonoma di Bolzano (14). Mentre la percentuale è in calo in Abruzzo (al 4%), Calabria (al 10%), Liguria (al 10%), Umbria (all’8%), Valle d’Aosta (al 3%).

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