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Coronavirus, le scuole di moda reagiscono con l’e-learning

Ecco come gli istituti italiani (che hanno studenti da tutto il mondo) provano a convivere con l’emergenza. Sperimentando la didattica del futuro

di Marta Casadei

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Ecco come gli istituti italiani (che hanno studenti da tutto il mondo) provano a convivere con l’emergenza. Sperimentando la didattica del futuro


3' di lettura

Scuole chiuse almeno fino al prossimo 3 aprile, giorno in cui “scadono” le restrizioni imposte alla Lombardia e a un totale di 14 province italiane dal Dpcm 8 marzo 2020 (alla quale il Miur dovrebbe adeguare, in settimana, le disposizioni per tutte le scuole d’Italia). Eppure le scuole di moda non si arrendono.

Simbolo di un segmento d’istruzione che in Italia, proprio a partire dal capoluogo lombardo ora blindatissimo, è fiorito notevolmente attirando studenti da tutto il mondo, gli istituti continuano (come tante università e scuole in tutta Italia e nel mondo) a combattere il contagio da coronavirus a colpi di lezioni sul web, dirette Instagram e, più in generale, e-learning.

Gli esempi, a Milano, hub internazionale della formazione di moda e design che attira ogni anno migliaia di studenti da tutto il mondo, sono tanti e alcuni sono attivi già dal 24 febbraio. Le contromisure, da oggi, si stanno estendendo anche a livello nazionale.

Lezioni e revisioni virtuali per non disperdere la community

L’Istituto europeo di design (Ied), per esempio, ha implementato un sistema di formazione a distanza in tutte e sette le sedi italiane (da Torino a Cagliari, passando per Milano e Firenze): un modello in grado di “portare a casa degli studenti” non solo la parte più tradizionale di lezioni frontali ma anche le attività di laboratorio. «Il nostro obiettivo non è trasformare l’Istituto in luogo dove si azzerano le relazioni e le esperienze - ha detto Riccardo Balbo, direttore accademico dello Ied - è garantire che i corsi non abbiano delle discontinuità, non far affievolire il senso e la presenza della scuola come community».

In concreto, le lezioni frontali sono erogate in streaming attraverso la piattaforma Google Meet; il tutoring online progettuale o di laboratorio, invece, prevede che un docente, tramite un sistema di regia video multicamera, permetta allo studente di svolgere una revisione del progetto da remoto, dopo essersi prenotato tramite un calendario condiviso. Infine, lo studente può visionare le Ied Tips “pillole video” registrate nei laboratori che illustrano lavorazioni, uso di macchinari, suggerimenti per la realizzazione di prototipi nei diversi ambiti disciplinari a supporto della progettazione.

Anche Accademia del lusso ha esteso alla sede di Roma il servizio di docenza streaming sperimentato a Milano già dalla scorsa settimana. «Volevamo dare un messaggio forte contro la difficoltà comune - ha detto Pietro Polidori, ceo - . Lo scopo era quello di dare continuità agli studenti per continuare a lavorare sui loro progetti accademici e seguire i propri corsi. Sta funzionando bene ed anche i docenti e i ragazzi stanno apprezzando la modalità». Polidori fa anche un esempio pratico: «Sulla sede di Milano abbiamo circa 150studenti al giorno collegati per i corsi teorici in streaming e con interazioni in diretta studente-docente. Per la pratica faremo delle full immersion appena potranno tornare in Accademia».

Polimoda lancia l’open day virtuale

Polimoda non ha sedi nella “zona rossa”, ma in seguito allo stop alle lezioni in tutta Italia ha avviato un programma di e-learning: l’istituto fiorentino ha messo online 30 lezioni in un solo giorno piattaforma di e-learning Blackboard e ha organizzato le revisioni dei progetti degli studenti via Skype e WhatsApp. Il 13 marzo, poi, verrà organizzato il primo Open day “virtuale” della scuola: una giornata importante, considerando che Polimoda attira una quota considervole di studenti internazionali. Le adesioni, per ora, fanno ben sperare: «Stavamo già da tempo lavorando all’implementazione dell’online learning e quando è scoppiata l’emergenza coronavirus non è stato difficile organizzarci - spiega il direttore Danilo Venturi -. La tecnologia ci aiuta a dare un minimo di continuità alle lezioni, ma anche a stare vicini agli studenti e alle loro famiglie in un momento difficile per tutti». Che sottolinea come «superata l'emergenza resterà un cambiamento generale di stile di vita con cui fare i conti».

Tra le altre scuole che si sono attivate sul fronte dell’e-learning ci sono anche Istituto Marangoni, Naba e Domus Academy (che fanno parte del medesimo gruppo, Gge Italia): Marangoni aveva già implementato la formazione virtuale nelle sede di Shanghai e Shenzen e li hanno estesi anche alle sedi italiane. Con risultati incoraggianti: la partecipazione degli studenti alle lezioni e agli esami organizzati in modalità telematica èdi oltre il 90 per cento. Sempre in modalità telematica vengono svolti i laboratori e vengono mantenuti i rapporti con le aziende.

C’è poi il caso di Raffles Milano, che per coinvolgere gli studenti (e i potenziali futuri alunni) ha dato il via anche a una serie di dirette Instagram.

Per approfondire:

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