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Coronavirus, chi ha diritto al congedo al 50% se i figli sono in quarantena

Le assenze dal lavoro per chi ha bambini confinati a casa sono finanziate sino a fine 2020. Chi è in smart working però ha solamente i congedi parentali ordinari, le ferie e i permessi

di Valentina Melis

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(Georgiy - stock.adobe.com)

Le assenze dal lavoro per chi ha bambini confinati a casa sono finanziate sino a fine 2020. Chi è in smart working però ha solamente i congedi parentali ordinari, le ferie e i permessi


3' di lettura

Figli costretti a casa in quarantena: il genitore ha tre chance per conciliare questa situazione con il suo impegno professionale. La prima è lavorare in smart working , se la sua attività lo consente: una soluzione che con l’aggravarsi dell’epidemia tornerà su larga scala, anche alla luce delle ultime indicazioni diramate dal Governo.

La seconda opzione è affidare il figlio alle cure dell’altro genitore, se è convivente e se ha la possibilità di farlo. L’ultima spiaggia è il congedo, come già avvenuto nel lockdown, quando la possibilità di astenersi dal lavoro per un periodo di 15 giorni (poi portati a 30) è stata utilizzata da oltre 400mila persone.

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La conversione in legge del Dl Agosto ha confermato fino al 31 dicembre la misura. Il lavoratore può fruirne per periodi di assenza dal 9 settembre, e può chiederlo anche più di una volta. Avrà un’indennità del 50% della retribuzione, pagata dall’Inps.

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Una condizione fondamentale per il congedo è che la prestazione non possa essere svolta in smart working, né dal richiedente, né dall’altro genitore, perché l’essere in lavoro agile ne esclude l’accesso. Un altro elemento è che solo un genitore alla volta può accedere al congedo: niente da fare, invece, se l’altro genitore è disponibile, per qualsiasi motivo, ad esempio perché è in cassa integrazione a zero ore, o è disoccupato.

Le criticità

Per fruire del congedo, il contagio del figlio per il quale la Asl ha disposto la quarantena deve essere avvenuto a scuola o svolgendo attività sportive, in palestre, piscine, centri o circoli sportivi pubblici o privati. Cosa che sembrerebbe escludere il caso di contagi avvenuti in luoghi diversi (ammesso di riuscire a dimostrarlo).

È una delle criticità già colte dall’Aidp, l’Associazione italiana per la direzione del personale. «In caso di contagio verificatosi fuori dai luoghi elencati nella legge, come ristoranti o case di amici - fa notare Emanuele Rossini, Hr director di Ruffino Srl e predidente di Aidp Toscana - il genitore si troverebbe nella necessità di dover chiedere giorni di ferie o un permesso non retribuito per assistere il figlio in quarantena, come se ci fossero un contagio di serie A e uno di serie B».

Un altro tallone d’Achille è poi quello delle risorse disponibili: 50 milioni per quest’anno, ai quali si aggiungono 1,5 milioni per garantire la sostituzione del personale scolastico che dovesse fruirne. Al superamento di queste soglie di spesa, la norma dice chiaramente che non potranno più essere accolte nuove domande di congedo Covid.

SONO 342MILA I PERMESSI PARENTALI
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A quel punto, ai lavoratori coinvolti, resterebbero solo i congedi parentali “ordinari” (per chi ha giorni disponibili), o l’uso di ferie o permessi. «Che cosa succederà all’esaurirsi del budget di spesa, visto l’avvicinarsi della stagione influenzale e l’innalzarsi dei casi di Covid?», si chiede Elena Panzera, Hr vice president Emea di Sas. «Molte aziende - continua - stanno cercando di venire incontro ai dipendenti integrando la retribuzione se non addirittura concedendo permessi retribuiti, ma la gestione è lasciata ai datori di lavoro».

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Dentro le aziende

L’alternanza fra congedi e smart working rischia di creare anche una disparità fra lavoratori di una stessa azienda: chi può accedere al lavoro agile manterrà la sua retribuzione al 100%, mentre chi non può farlo - perché ad esempio lavora nella produzione o a contatto con il pubblico - può solo stare casa senza lavorare e fruire del congedo indennizzato alla metà.

Una difficoltà sottolineata dalle aziende è l’impossibilità di pianificare l’attività in funzione delle eventuali assenze (imprevedibili) del personale. E c’è chi già si sta attrezzando per estendere le possibilità del lavoro da remoto, come nota Stefano Savini, direttore personale e organizzazione di Emil Banca: «Sinora l’impatto dei congedi non è stato significativo, ma dato l’andamento dei contagi potrebbe diventarlo a breve. Per questo stiamo per dotare tutti i colleghi di un tablet pensato anche per sviluppare la relazione con la clientela tramite le principali piattaforme di dialogo e condivisione».

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