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Coronavirus, senza bar e pasticcerie per i dolci pasquali ordini in calo del 40%

Secondo Unione italiana food, a rischio un settore da oltre 400 milioni di fatturato: richiesta alla Gdo di prolungare le vendite oltre le ricorrenze pasquali

di Giorgio dell'Orefice

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La produzione di uova e ovetti di cioccolato in Italia riguarda 31.207 tonnellate di prodotto per un fatturato di circa 275 milioni di euro

Secondo Unione italiana food, a rischio un settore da oltre 400 milioni di fatturato: richiesta alla Gdo di prolungare le vendite oltre le ricorrenze pasquali


2' di lettura

Non basta far parte della filiera agroalimentare, uno dei settori considerati essenziali e rimasti in funzione nel corso dell’emergenza Coronavirus , per essere al riparo dalla crisi. È quanto sta accadendo al segmento dell’alimentare made in Italy dei dolci da ricorrenza e in particolare di quelli legati alla Pasqua, per i quali si sta registrando una flessione degli ordini del 30-40%.

L'allarme è stato lanciato dall’associazione Unione italiana food (che associa 40 tra le principali aziende dolciarie italiane) preoccupata per un mercato che stenta a decollare anche a causa della chiusura di bar e pasticcerie e al minor spazio sugli scaffali della grande distribuzione.
«Dati alla mano - spiegano a Unione italiana food - le nostre aziende rischiano di perdere tra il 30 e il 40% del proprio fatturato con pesanti ricadute negative anche sotto il profilo occupazionale».

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Una spinta ai consumi è venuta nei giorni scorsi dalla minsitra delle Politiche agricole, Bellanova con l'hashtag sulla propria pagina Facebook #iononrinuncioalletradizioni.

Secondo i dati di Unione Italiana Food, in media la produzione di uova di cioccolato e ovetti in Italia riguarda 31.207 tonnellate di prodotto per un fatturato di circa 275 milioni di euro. Mentre quello delle colombe pasquali tocca quasi le 23mila tonnellate per un valore di circa 160 milioni di euro. Complessivamente quindi un giro d'affari superiore ai 400 milioni di euro l'anno per prodotti tradizionalmente immancabili sulle tavole degli italiani e scelti in media da 7 famiglie su 10.

«Il paradosso in questa situazione – spiegano a Unione italiana food - è che, nonostante l'emergenza, l'industria dolciaria sarebbe assolutamente pronta a far fronte alle esigenze delle festività pasquali ma gli ordini mancano».
«Il mercato fatica a decollare – ha aggiunto il direttore di Unione italiana food, Mario Piccialuti – e temiamo che questo possa trasformarsi in uno scoglio difficilmente superabile per tante Pmi che sono specializzate in dolci della ricorrenza pasquale e che non hanno possibilità di diversificare la propria produzione. Per alcune tra queste la Pasqua può arrivare a rappresentare anche la metà del fatturato annuale, con prospettive pesanti in particolare per quelle che lavorano col canale tradizionale di bar e pasticcerie. Chiediamo aiuto ai rappresentanti della Grande distribuzione sperando che accettino di tenere i nostri prodotti in vendita più a lungo andando oltre le ricorrenze allargando così la possibilità di una risposta positiva da parte dei consumatori».

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