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Coronavirus: senza vaccino almeno 600mila colf, badanti e baby sitter

Chi non si allinea entro il 15 ottobre all’obbligo del green pass rischia la sospensione dal lavoro senza stipendio fino al 31 dicembre

di Valentina Melis

Green pass, obbligo dal 15 ottobre per babysitter, badanti e colf: ecco le regole

5' di lettura

Tra le mura domestiche delle famiglie italiane, potrebbero essere impiegati almeno 600mila lavoratori domestici senza green pass. È la stima che emerge dalle valutazioni dell’associazione datoriale Domina. Ma secondo Assindatcolf il numero dei lavoratori non vaccinati potrebbe arrivare a un milione (il 50% della platea).

Nei mesi scorsi, infatti, le associazioni dei datori di lavoro domestico hanno chiesto al Governo di intervenire, prima per facilitare l’accesso alla vaccinazione anti-Covid di badanti, colf e baby sitter, e poi per introdurre l’obbligo del green pass, in linea con le misure di sicurezza adottate per altre categorie professionali, dal personale sanitario ai lavoratori delle Rsa. Peraltro, quasi il 70% dei lavoratori del settore sono stranieri, e provengono da Paesi nei quali la copertura vaccinale è inferiore rispetto all’Italia.

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La situazione attuale

«Molte badanti che convivono con gli assistiti - spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina - si sono vaccinate già nella primavera. Ma in base alle segnalazioni che riceviamo dalle famiglie nostre associate, stimiamo che il 30% dei lavoratori domestici non siano ancora vaccinati». Una percentuale, che se proiettata sull’intera platea dei lavoratori del settore, due milioni fra regolari e irregolari, potrebbe significare 600mila persone. Lavoratori che dovrebbero vaccinarsi entro il 15 ottobre, pena la sospensione dall’impiego, con la sicura difficoltà di trovarne un altro, almeno fino al 31 dicembre.

«Quasi il 40% dei lavoratori domestici - continua Gasparrini - proviene dall’Est Europa . Nelle lavoratrici di quest’area geografica c’è una certa ritrosia alla vaccinazione, sia per motivi culturali, sia forse perché in certi Paesi non c’è stata propaganda per promuovere la diffusione del vaccino. Molte lavoratrici dell’Est, poi, si sono vaccinate in patria con lo Sputnik, che non è riconosciuto dall’Ema e quindi non dà accesso al green pass».

La stima di colf, badanti e baby sitter non vaccinate è ancora più consistente nelle parole di Andrea Zini, presidente di Assindatcolf: «Dalle richieste di assistenza che riceviamo dai nostri associati - spiega - stimiamo che il numero dei domestici non vaccinati possa arrivare al 50 per cento. Siamo dunque favorevoli al provvedimento del Governo, e pensiamo che i lavoratori del settore debbano considerare seriamente gli effetti della scelta di una mancata vaccinazione. Cessato il rapporto di lavoro con una famiglia, infatti, anche la famiglia successiva chiederà il green pass: insomma, ci sarà una selezione naturale degli assistenti familiari, nella quale chi ha il green pass sarà preferito rispetto agli altri».

I NUMERI DI CHI È IN REGOLA E CHI NO
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L’emersione del lavoro nero (il 60% del totale)

L’istituzione di una certificazione obbligatoria per legge potrebbe anche spingere l’emersione di rapporti di lavoro irregolari, come già successo per le autocertificazioni legate agli spostamenti durante la prima ondata della pandemia, con il lockdown. Il numero dei lavoratori domestici regolari, fra il 2019 e il 2020, è aumentato di 64.529. Solo una parte di questa emersione può essere legata alla sanatoria per i lavoratori extracomunitari avviata nel 2020, che in gran parte deve essere ancora completata e dispiegherà maggiormente i suoi effetti nel 2021. Una parte di questa emersione è stata dunque determinata dagli obblighi emersi con l’emergenza sanitaria, come ha sottolineato anche l’Inps nel pubblicare l’ultimo Osservatorio sui lavoratori domestici.

Il lavoro irregolare nel settore domestico, come rileva anche l’Istat e come confermano i dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro, sfiora il 60%: cioè, su 10 lavoratori, 6 non sono noti all’Inps (cioè lavorano in nero) o sono sottoinquadrati (cioè sono denunciati per meno ore di quelle che effettivamente svolgono).

Le criticità nell’uso della App per gli anziani

Sulla verifica del green pass da parte delle famiglie, secondo Filippo Breccia Fratadocchi, vicepresidente dell’associazione datoriale Nuova Collaborazione, «l’unica difficoltà che si potrebbe creare nell’uso della App messa a punto dal Governo, è per le persone anziane, che dovranno essere assistite da qualcuno. Trovare un’accordo sulla vaccinazione è opportuno - aggiunge - anche perchè è vero che si può recedere liberamente dal rapporto, ma rinunciare a una badante esperta potrebbe essere un grosso problema per la famiglia».

DOMANDE E RISPOSTE - A CURA DI ASSINDATCOLF

1 - Chi ha una badante in regola ma senza green pass, che cosa deve fare?

Il datore di lavoro deve verificare il possesso del green pass del proprio dipendente. Se la colf, la badante o la baby sitter non lo possiede o non esibisce una versione valida, il datore deve sospendere il lavoratore dall'attività fino alla presentazione di un'idonea certificazione verde Covid-19. Il lavoratore è sospeso dal primo giorno e non percepisce lo stipendio per tutta la durata del periodo.

2- Se il lavoratore è sospeso, la famiglia può assumere un altro domestico fino a dicembre?
Il lavoratore domestico sospeso ha diritto alla conservazione del posto di lavoro fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, a meno che non esibisca il green pass prima. Nel periodo di sospensione la famiglia può assumere un lavoratore in sostituzione. Diversamente da quanto avviene nella sostituzione di una lavoratrice in maternità, consigliamo alle famiglie di assumere a tempo indeterminato, una forma contrattuale che permette il libero recesso dal rapporto in qualsiasi momento, nel rispetto dei termini di preavviso, e quindi anche qualora il domestico titolare esibisca il green pass.

3- La sostituzione comporta un costo aggiuntivo?
In caso di sospensione del domestico che non ha il green pass la famiglia che assume un eventuale sostituto non sostiene un costo aggiuntivo, poiché non solo non è tenuta a corrispondere la retribuzione al titolare ma non deve neanche versare i contributi Inps e Cassacolf per tutta la durata del periodo di stop.

4 - Chi ha una lavoratrice o un lavoratore in nero o senza il permesso di soggiorno, come può chiedere l'esibizione del green pass?
Il datore, anche se il lavoratore è in nero o privo di uno status giuridico regolare, dovrebbe ottemperare agli obblighi di legge e quindi verificare che il domestico abbia un green pass valido. Al contrario, sarebbe soggetto alle sanzioni per il mancato controllo, che si andrebbero a sommare, nel caso emergesse il rapporto irregolare, a quelle per il lavoro nero. L'auspicio è che, come avvenuto l'anno scorso quando venne introdotto l'obbligo di autocertificazione per gli spostamenti, il decreto varato dal Cdm che rende obbligatorio il green pass sia un incentivo a far emergere i rapporti di lavoro irregolari, che nel comparto rappresentano circa il 60% del totale.

5 - Che tipo di controlli o sanzioni deve aspettarsi la famiglia?
Il Dl approvato giovedì scorso dal Governo prevede sanzioni amministrative sia per il mancato controllo da parte del datore (da 400 a 1000 euro), sia per la violazione dell'obbligo da parte del lavoratore (da 600 a 1500 euro).

6 - Come fa il datore a verificare l'attendibilità del green pass?
Siamo in attesa che siano specificate le modalità operative di controllo che spettano ai datori, come previsto dal Dl. L'uso di una App specifica sarebbe auspicabile ma, considerata la platea di datori (molti dei quali anziani), dovrebbe essere prevista anche una modalità semplificata.

7 - Il datore può chiedere il green pass come requisito per l'inizio del rapporto?
Dal 15 ottobre al 31 dicembre 2021 il possesso e l'esibizione del green pass da parte del lavoratore domestico non attengono alla volontà del datore ma diventano un obbligo di legge.

8 - Se la famiglia licenzia il lavoratore domestico perché senza green pass, deve specificarlo?
La motivazione dell'eventuale licenziamento non può essere l'assenza del green pass del lavoratore, come previsto dal nuovo Dl. Il venire meno del rapporto di fiducia tra le parti può sempre dare luogo al licenziamento, che nel settore domestico è libero, nel rispetto del preavviso.

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