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Coronavirus, la Sicilia che non si rassegna

Da chi vuole aprire un ristorante a Palermo agli stranieri che investono in Sicilia, alla start up. Ecco chi si è rimesso in pista dopo il lockdown

di Nino Amadore

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(Foto: Francesco Bellina)

Da chi vuole aprire un ristorante a Palermo agli stranieri che investono in Sicilia, alla start up. Ecco chi si è rimesso in pista dopo il lockdown


5' di lettura

Guarda il mare. Come se volesse lasciarsi dietro il Coronavirus e tutti i problemi.  Scruta l’orizzonte appoggiato al muro bianco dei nuovi edifici costruiti al molo Sant’Erasmo di Palermo dall’Autorità portuale e inaugurati qualche mese fa. Pasqualino Monti, presidente dell’Authority, li ha voluti per risanare una delle aree più belle del water front palermitano. Lui, Saverio Borgia, li farà vivere con un nuovo ristorante che sarà inaugurato nei primi giorni di luglio.

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La caparbietà dell’imprenditore tra Palermo e Milano

Saverio con il fratello Vittorio sono partiti nel 2014 da Palermo con Bioesserì e oggi, spiega «Abbiamo due diversi format: Bioesserì e Fud Bottega Sicula a Palermo e Milano dove i ristoranti sono 4. In totale abbiamo 150 dpendenti con un volume di affari, l’anno scorso, di poco più di 5 milioni: quest’anno pensavamo di crescere ma perderemo almeno il 30 per cento».

Ai due format esistenti ora si aggiunge quest’altro, un terzo, con il marchio di Molo Sant’Erasmo : «A causa del Covid tutto è slittato di tre mesi, ma non ho mai avuto intenzione di mollare il progetto. Dal punto di vista imprenditoriale abbiamo deciso di continuare il progetto perché crediamo che ora più che mai vi sia l’opportunità: lì abbiamo spazi enormi. Apriamo i primi di luglio: una trattoria sul mare, vogliamo dare la possibilità non un target gourmet, rivivere con la materia prima quelli che sono i piatti della nostra tradizione». I Borgia ripartono dal territorio e all’orizzonte non vedono più un tempo sospeso ma le dinamiche della vita mosse da quello che possiamo definire l’ottimismo del fare incuneato tra il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.

La Sicilia nel dopo Coronavirus

La Sicilia nel dopo Coronavirus

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Il tempo sospeso con l’occhio del fotografo

Tempo sospeso e l’ottimismo del fare, che Francesco Bellina, fotografo trapanese trentenne, ha raccontato in un lungo servizio pubblicato su New Yorker . Abituato a solcare le rotte dei migranti e dei trafficanti di uomini, degli sfruttatori e delle mafie, Bellina il 9 marzo arriva in Sicilia dalla Nigeria e comincia il suo viaggio nell’isola annichilita dal lockdown: dalle corsie degli ospedali ai paesi deserti, dalle imprese alle tendopoli dei migranti, dalle chiese e municipi alle barche da pesca. E si scopre, in quelle immagini in bianco e nero, una Sicilia dai colori forti, un’isola coesa e solidale con i suoi vecchi e nuovi cittadini. Storie di piccole e grandi imprese: come quella dei migranti del Gambia che si presentano in parrocchia per dare una mano e cominciano a produrre mascherine o dell’imprenditore agricolo che non ferma la produzione di formaggi e ancora del pescatore che sfrutta il digitale e i social per continuare a lavorare o quell’imprenditore agricolo che dice di sé «sono il Berlusconi di Salemi»: c’è la coda per lavorare nella sua azienda e sono soprattutto italiani rimasti senza lavoro. «Non assumo stranieri - dice - ma non per razzismo ma perché ho tanta richiesta di lavoratori italiani, miei paesani». Che Sicilia è questa che ha attraversato la pandemia e ora vorrebbe rialzarsi ? «È una Sicilia con grande spirito di solidarietà, abituata alle disgrazie e che ha recuperato la coesione». Ma non solo, evidentemente.

Il motto della Fase 3: «Aiutati che Dio ti aiuta»

C’è la Sicilia del «calati juncu ca passa la china (calati giunco che passa la piena)» della pazienza in attesa di tempi migliori e c’è la Sicilia del proverbio “Aiutati che Dio t’aiuta» e quindi la capacità di trovare la forza per fare da sé senza aspettare miracoli. Come sembra dire l’imprenditrice catanese Ornella Laneri, ceo della società che gestisce lo Sheraton: «Non ho mai chiuso - dice - perché penso che l’albergo sia una servizio e un luogo di accoglienza. Sono addirittra arrivata al punto di avere un solo ospite per quasi un mese». Ornella ha rimesso in moto la macchina e in particolare quella della Fondazione Oelle di cui è presidente e ha riavviato la mostra fotografica GE/19 Boiling Projects realizzata in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e il Comune di Taormina prorogandola (per il momento) fino al 31 luglio: le opere di 25 artisti sono esposte tra Taormina e Catania. «In questo momento - dice - questa è l’unica mostra aperta a Taormina. Ma è un segnale, una testimonianza. Un modo per dire che ci siamo e andiamo avanti».

La Sicilia che piace agli stranieri

E non c’è dubbio che serve una spinta, un esempio in due dei settori più colpiti dalla pandemia: quello del turismo e quello delle mostre. E la Sicilia, come pensano e dicono i siciliani i quali si credono l’ombelico del mondo, resta nel cuore degli stranieri che non hanno atteso la fine del lockdown per riprendere le fila di ciò che avevano lasciato in sospeso. Ce lo raccontano Manlio Gervasi e Maria Marinello, fondatori dello studio C-Legal di Castellammare del Golfo in provincia di Trapani e sedi a New York e Buenos Aires: «La Sicilia è ed è percepita come un posto sicuro; i segnali raccolti sia durante il lokdown sia in questi primi giorni di riapertura fanno ben sperare - dicono -. Le continue richieste di assistenza legale di supporto ad operazioni immobiliari dal punto di vista urbanistico, ambientale, fiscale e contrattuale sembrano confermare l'interesse degli investitori anche e soprattutto stranieri ad investire in questa particolare area che va da Scopello e Castellammare del Golfo che si conferma -accanto alle località più note della Sicilia occidentale- un'area estremamente interessante e dinamica per il settore». Come dare loro torto. Gli investimenti, spesso, riguardano ville, casali o immobili in una’area di grande pregio come quella di Scopello o della riserva dello Zingaro, sempre nel trapanese, ma non solo.

Il turismo diventa luogo di sperimentazione e di nuove strade. Carlos Vinci, imprenditore di Capo d’Orlando in provincia di Messina, creatore del progetto Sicily North Coast (rete di imprese e marchio d’area) ha lanciato Natura and food by Mare d'Amare: porta i turisti in montagna sui Nebrodi con il fuoristrada, ma li porta anche alla scoperta dei percorsi enogastronomici puntando a valorizzare le produzioni locali: «Lo scorso weekend - racconta - avevo con me un gruppo di dieci persone. In montagna il distanziamento è garantito e lo garantiamo anche nei luoghi di ristoro. Non possiamo, non dobbiamo fermarci: il virus certo cambierà le nostre abitudini ma dobbiamo riorganizzarci e impedire che vada perso il lavoro che abbiamo fatto sin qui. Sulla mia jeep monto un tendalino e preparo una tavolata con tutti i prodotti dei Nebrodi quando arriva il gruppo trekking si siede e mangia».

La startup nel turismo: «La crisi come opportunità»

Lo pensa anche Tony Cirnigliaro, Ceo&Founder di SiciLife, startup fondata nel 2018 che lavora già da mesi e che non si arrende di fronte alle condizioni difficili che sta attraversando il settore turistico a causa della pandemia mondiale. SiciLife è un marketplace delle esperienze siciliane e vuole essere una opportunità anche per alberghi, b&b, case vacanze, ma anche aziende agricole che propongono degustazioni, centri marittimi e balneari, organizzazioni che si occupano di promozione del territorio e di escursioni. «Crediamo fortemente che questo momento di crisi rappresenti per il settore turistico una grande opportunità- racconta Tony Cirnigliaro -. Il modello turistico può usare queste settimane per ripensarsi e integrare i servizi digitali come parte fondamentale dell'incontro e dell’esperienza utente. Lavoriamo a questo progetto da circa un anno e, paradossalmente, questo è il momento più interessante per lanciarlo: non ci sono certezze, ma sono cadute anche tante barriere costituite dai big player di mercato: adesso è davvero possibile ricostruire il modello turistico sulle esigenze del cliente e su una visione esperienziale, che la nostra terra ben supporta grazie alle sue molteplici offerte paesaggistiche, culturali, storiche e naturalistiche».

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