Scuola e contagi

Coronavirus, a Singapore i bambini indossano un «token» per tracciare i contatti

Gli alunni età superiore ai sette anni dovranno da dicembre utilizzare l’app di localizzazione dei contatti o un dispositivo indossabile, grande quanto una moneta. La connessione Bluetooth registrerà qualsiasi contatto con i dispositivi di altri utenti. E il piano è più ambizioso

di Biagio Simonetta

Covid, Gimbe: è saltato il tracciamento e manca una strategia

3' di lettura

Singapore è uno dei Paesi che hanno meglio contrastato la pandemia. L’indice di contagio è contenuto, anche grazie all’utilizzo delle tecnologie e a misure molto tempestive. Stiamo parlando di una città-Stato, quindi certamente meno complessa da gestire rispetto a un Paese vero e proprio. Ma il modello Singapore ha comunque fatto scuola.
Nei mesi scorsi avevamo parlato di come il contact tracing fosse stato un’arma vincente, da quelle parti. E oggi arriva una novità importante che riguarda le scuole, anello debole della difficile situazione italiana.

Una app o un “token” per tutti gli alunni

A Singapore hanno deciso che da dicembre, gli alunni età superiore ai sette anni dovranno utilizzare l’app di localizzazione dei contatti o un dispositivo indossabile (un token chiamato TraceTogether grande quanto una moneta). In entrambi i casi, viene utilizzata la connessione Bluetooth per registrare qualsiasi contatto con i dispositivi di altri utenti.

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La soluzione del dispositivo indossabile (che può essere indossato con un semplice cordino), affonda le sue radici in situazioni ben definite. I piccoli studenti, infatti, non sempre hanno uno smartphone di proprietà, e quando ce l’hanno a volte non lo portano con loro. Mentre i piccoli token vengono indossati come una collana, e sono gratuiti (il costo è a carico del governo). Quella del wearable fa parte di un piano che arriva anche a scuola, ma parte da uno sforzo complessivo ben più ampio: Singapore vuole consentire il riavvio di fiere e conferenze, e così può arrivare una migliore tracciabilità in contesti ad alto rischio, come hotel, cinema e palestre affollati.

Un piano più ampio

Le autorità locali hanno spiegato che il token non è obbligatorio, ma fortemente consigliato. I bambini che dimenticheranno a casa il loro dispositivo potranno rimanere in classe, e lo stesso device – sul quale viene apposta un’etichetta coi dati del proprietario – non può essere indossato durante alcune attività (non è immune all’acqua o alle cadute).

Il governo ha comunque precisato che l’app o il token TraceTogether è obbligatorio nei luoghi di lavoro, nei ristoranti e nei centri commerciali. È giusto sottolienare che la formula dell’indossabile sta trovando il parere positivo della critica, perché, a differenza delle App, questi dispositivi potrebbero comportare meno rischi per la privacy. I dati degli utenti, infatti, vengono memorizzati sul token, eliminati regolarmente e inviati al ministero della Salute solo dopo un test positivo sul coronavirus.

A Singapore, le scuole sono aperte da giugno, dopo una chiusura di due mesi. Lunedì 2 novembre il Paese non ha registrato casi locali di Covid-19, mentre ha censito un solo caso importato dall’estero. In Italia, l’utilizzo di Immuni (app di tracciamento dei contatti scelta dal governo) è su base volontaria, e non esistono alternative. Lo stesso dicasi per il resto del vecchio continente, benché l’idea di un dispositivo indossabile sia stata vagliata da alcuni Paesi come la Gran Bretagna.

Il flop del tracciamento in Europa

Inutile ribadire che il tracciamento dei contatti, in Europa, sia fallito. Lo dicono i numeri, ma anche le cronache relative alle varie App utilizzate dai Paesi. La “nostra” Immuni non è mai decollata, il funzionamento è andato a singhiozzo (molti utenti non hanno ricevuto alcuna notifica nonostante fossero stati a contatto con dei positivi) e il sistema strutturato alle spalle dell’app è risultato troppo arzigogolato. Altrove le cose non sono andate meglio: in Inghilterra e Galles, l’app per il tracciamento non è riuscita a segnalare le persone esposte al Coronavirus, e a migliaia di persone non è stato suggerito di mettersi in quarantena anche quando avrebbero dovuto.


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