l’epidemia

Coronavirus: S&P stima impatto dello 0,3% sulla crescita globale

Le conseguenze più forti ci saranno sulle economie asiatiche, Cina in particolare. Effetto limitato su Europa (0,1-0,2%) e Stati Uniti (0,1%)


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Lo stabilimento di Hyundai in Corea del Sud chiuso a causa del coronavirus (Afp)

2' di lettura

Il coronavirus cinese avrà un impatto negativo sulla crescita dell’economia mondiale pari allo 0,3 per cento quest’anno. La prima stima degli effetti dell’epidemia sull’economia mondiale è stata fatta da S&P Global Ratings che aveva già stimato l’effetto per la Cina nello 0,7% del Pil e un rallentamento della crescita della seconda economia mondiale al 5 per cento nel 2020.

Impatto più forte in Asia
Secondo S&P l’impatto peggiore in Cina si registrerà sul dato del prodotto interno lordo del primo trimestre. Minimo, invece, secondo l’agenzia, l’impatto del coronavirus Covid-19 sulla crescita degli Usa e dell’Europa mentre più consistenti saranno le conseguenze sulle economie dell’Asia-Pacifico dove il rischio viene considerato «alto», considerato che «i tassi di infezione e mortalità sono più bassi fuori dalla Cina». «Ci aspettiamo - rileva l’agenzia - che ci sarà un effetto di breve termine sul Pil della Cina e del mondo, come pure alcuni costi economici per le industrie più esposte ai consumi delle famiglie cinesi e alle crescenti misure di contenimento».

Epidemia sotto controllo a marzo
Anche se vi è un’alta incertezza sul picco del coronavirus, gli esperti indicano che possa verificarsi tra febbraio e giugno e dunque S&P stima che l’epidemia inizierà a essere contenuta in marzo. «Se l’epidemia fosse più veloce e più diffusa, ci saranno costi umani più alti che coinvolgeranno molti Paesi meno preparati ad affrontare una potenziale pandemia e i costi economici e di credito associati», rileva S&P. Secondo l’agenzia di rating, il peso del coronavirus sul Pil Usa sarà dello 0,1% e dello 0,1-0,2% sull’Europa mentre sul resto dell’Asia si avrà un impatto «più elevato» con economie come quella di Hong Kong e Singapore che potrebbero subire una riduzione della loro crescita anche maggiore di quella della Cina, «a causa della loro limitata dimensione e del loro alto grado di apertura».
S&P giudica anche «generalmente ottimista» l’atteggiamento dei mercati finanziari, con l’S&P 500 in rialzo di circa il 3% da inizio anno e «andamenti similari» nella maggior parte delle Borse europee e asiatiche.

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