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Coronavirus, Speranza: «La priorità sono le scuole, non gli stadi». Rt sopra 1 in 10 regioni e nelle due province autonome

In aumento i focolai: complessivamente sono 2.868 i focolai attivi, di cui 832 nuovi, entrambi in aumento per l’ottava settimana consecutiva. Sono presenti focolai nella quasi totalità delle province, in 102 su 107

di Nicoletta Cottone

Coronavirus, Rt sopra 1 in dieci regioni e nelle due province autonome: i dati

In aumento i focolai: complessivamente sono 2.868 i focolai attivi, di cui 832 nuovi, entrambi in aumento per l’ottava settimana consecutiva. Sono presenti focolai nella quasi totalità delle province, in 102 su 107


4' di lettura

«La priorità sono le scuole, non gli stadi». È chiaro e pacato il ministro della Salute Roberto Speranza, intervistato al Tg3 sull’emergenza coronavirus. «Non sono d'accordo», ha detto il ministro, sulla capienza al 25% negli stadi. «Penso che dobbiamo puntare le nostre energie sulle cose essenziali, non possiamo permetterci rischi impropri, in questo momento la priorità è la scuola. La scuola ha oramai riaperto in tutta Italia, stiamo ancora monitorando per capire quali sono le conseguenze relative. Devono passare un po' di giorni, un po' di settimane e capire bene qual è la reazione sul piano epidemiologico dell'apertura delle scuole», ha spiegato Roberto Speranza. E su un'ipotesi di soglia un po' più bassa del 25%, Speranza ha risposto: «Questo lo valuteranno domani i nostri scienziati. Io sono anche un grande tifoso di calcio ma in questo momento la priorità dell'Italia devono essere le scuole, non possono essere gli stadi, lo dico con il massimo del rispetto anche perchè ci sono persone che lavorano intorno agli stadi, quindi nulla può essere sottovalutato. Ma in questo momento non possiamo permetterci leggerezze abbiamo un vantaggio che dobbiamo conservare. Il virus circola, non commettiamo errori».

Aumentano i casi diagnosticati di Covid

Il report del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità della settimana 14-20 settembre segnala che dieci Regioni e provincie autonome hanno avuto un aumento nel numero di casi diagnosticati di Coronavirus rispetto alla settimana precedente. Un aumento, spiegano, che non può essere attribuito unicamente a un aumento di casi importati (da stato estero e/o da altra Regione) o a un aumento dell’attività di screening. Si osserva «un lento e progressivo peggioramento dell’epidemia da otto settimane che si riflette in un maggiore carico sui servizi sanitari», sottolinea il report. Un andamento che riflette un trend comune a molti paesi europei, che «in Italia è per ora più contenuto». Non bisogna però sottovalutare «il rischio di una rapida ripresa epidemica dovuto a un eccessivo rilassamento delle misure, con autorizzazione di eventi e iniziative a rischio aggregazione in luoghi pubblici, e dei comportamenti individuali anche legati a momenti di aggregazione estemporane».

Rezza: focolai in ambito familiare

«Dobbiamo registrare un aumento del numero dei casi Covid nel nostro Paese per l'ottava settimana consecutiva, anche se l'indice Rt è intorno ad 1. Si sono verificati diversi focolai in tutto il Paese e gran parte di questi sono dovuti a transizione intradomiciliare o familiare. Per fortuna, questa settimana, l'età mediana è rimasta ferma a 41 anni e ciò spiega perché l'aumento delle ospedalizzazioni sia molto molto lento», ha commentato il direttore generale prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza. «La situazione nei Paesi vicino all'Italia è abbastanza preoccupante - ha ricordato Rezza - ed è quindi necessario mantenere sempre comportamenti prudenti, evitando gli assembramenti, tenere comportamenti di distanziamento fisico, uso delle mascherine e frequente lavaggio delle mani».

Rt nazionale a 0,95, 10 regioni e 2 province autonome sopra 1

Nella settimana esaminata sono 10 le regioni e 2 le province autonome con Rt sopra 1: Abruzzo, Calabria, Campania, F.V. Giulia, Liguria, Molise, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Puglia, Sicilia, Umbria e Veneto. Ecco tutti i dati: Abruzzo 1.1, Basilicata 0.73, Calabria 1.13, Campania 1.1, Emilia Romagna 0.78, Friuli Venezia Giulia 1.11, Lazio 0.85, Liguria 1.31, Lombardia 0.75, Marche 0.99, Molise 1.04, provincia autonoma di Bolzano 1.28, Piemonte 0.96, provincia autonoma di Trento 1.24, Puglia 1.06, Sardegna 0.77, Sicilia 1.2, Toscana 0.93, Umbria 1.06, Valle d'Aosta 0.59, Veneto 1.01. L’Rt nazionale calcolato sui casi sintomatici è pari a 0,95, al di sotto di 1 nel suo valore medio per la seconda settimana consecutiva. L’Iss apiega però che bisogna interpretare « con cautela l'indice di trasmissione nazionale in questo particolare momento dell'epidemia». Infatti, Rt calcolato sui casi sintomatici, pur rimanendo l'indicatore più affidabile a livello regionale e confrontabile nel tempo per il monitoraggio della trasmissibilità, «potrebbe sottostimare leggermente la reale trasmissione del virus a livello nazionale». Per quanto riguarda l'età, mentre nelle ultime tre settimane si era osservato un incremento della età mediana dei casi notificati, questa settimana è stabile a 41 anni.

Aumentano i focolai: sono 2868, 832 nuovi

In aumento i focolai: complessivamente sono 2.868 i focolai attivi, di cui 832 nuovi, entrambi in aumento per l’ottava settimana consecutiva. Nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 2.397 focolai attivi di cui 698 nuovi. Sono presenti focolai nella quasi totalità delle province, in 102 su 107. «Nonostante l'alto numero di focolai attivi, il 28,7% dei nuovi casi non è associato a catene di trasmissione note», spiega l’Iss. La maggior parte dei focolai continua a verificarsi in ambito domiciliare/familiare (76,1% di tutti i focolai attivi), con un lieve aumento dei focolai associati ad attività ricreative (6,3%) e all'ambito lavorativo (5,6%).

Casi contratti soprattutto sul territorio nazionale

La maggior parte dei casi segnalati (84,2%) continua a essere contratta sul territorio nazionale, con una lieve diminuzione dei casi importati da Stato estero (8% dei nuovi casi diagnosticati questa settimana contro 10,8% la settimana precedente) e anche dei casi importati da altra regione o provincia autonoma (3,3% nella settimana corrente contro 5,5% la settimana precedente). Il 27,6% dei nuovi casi diagnosticati in tutto il Paese è stato identificato tramite attività di screening, mentre il 35,8% nell'ambito di attività di contact tracing. I rimanenti casi sono stati identificati in quanto sintomatici (31,4%) o non è riportata la ragione dell'accertamento diagnostico (5,2%).

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