emergenza in agricoltura

Coronavirus, con stop frontiere raccolti a rischio: l’allarme di Coldiretti , Cia e Alleanza cooperative

Secondo Coldiretti con il blocco delle frontiere è a rischio più di un quarto del Made in Italy a tavola raccolto nelle campagne da mani straniere, con 370 mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero

di Andrea Gagliardi

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(FOTOGRAMMA)

Secondo Coldiretti con il blocco delle frontiere è a rischio più di un quarto del Made in Italy a tavola raccolto nelle campagne da mani straniere, con 370 mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero


3' di lettura

Il primo allarme era stato lanciato dalla Coldiretti. Con il blocco delle frontiere è a rischio più di un quarto del Made in Italy a tavola raccolto
nelle campagne da mani straniere, con 370 mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero. Con l'inizio delle campagne di lavorazione delle primizie, dagli asparagi alle fragole rischiano di essere disastrosi gli effetti della chiusura dei confini verso l'Europa dell'est da dove vengono la maggioranza dei braccianti agricoli. «Occorre subito una radicale semplificazione del voucher, agricolo», ha chiesto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, «che possa consentire da parte di studenti e
pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne dove mancano i braccianti stranieri anche per effetto delle misure cautelative adottate a seguito dell'emergenza coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Romania alla Polonia fino alla Bulgaria».

I distretti agricoli con più migranti
Sono molti i “distretti agricoli” del nord dove i lavoratori immigrati rappresentano una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso – evidenzia la Coldiretti – della raccolta delle fragole e asparagi nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell'uva, delle mele, delle pere e dei kiwi in Piemonte, dei pomodori, dei broccoli, cavoli e finocchi in Puglia fino agli allevamenti da latte e ai caseifici della Lombardia.

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Alleanza Cooperative: servono misure flessibili
Problemi simili sono sollevati da Giorgio Mercuri, presidente dell'Alleanza cooperative agroalimentari, che con le sue 5.000 imprese associate, detiene il 25% del fatturato alimentare del paese. Il primo grande problema è la mancanza di disponibilità di manodopera. «Abbiamo assistito in queste settimane – spiega Mercuri - ad una partenza di lavoratori UE ed extra Ue: non c'è personale adesso che accetti di venire a lavorare nel nostro Paese. Pesantissime sono le ripercussioni sulle produzioni attualmente in campo, come gli asparagi - per i quali mancano
all’appello migliaia di lavoratori – ma sono a rischio tutte le produzioni primaverili, a partire dalle fragole». «Nel Decreto Cura Italia approntato dal governo per l’emergenza – prosegue Mercuri – non sono stati introdotti strumenti straordinari di flessibilità e semplificazione nella
ricerca della manodopera. Una delle soluzioni proposte potrebbe essere rivolgersi a chi oggi percepisce il reddito di cittadinanza. L’ipotesi è già sul tavolo del ministero dell'Agricoltura e di quello del Lavoro, che in questo momento non scartano nulla per trovare una soluzione all’emergenza a cui andranno incontro le campagne italiane tra qualche settimana. Con le semine e i raccolti da fare e troppi pochi stagionali rimasti a farlo.

Cia: subito voucher per salvare lavoro in campi
Voucher per favorire l’occupazione in agricoltura ed evitare il rischio scaffali vuoti dovuto al fatto che numerosi prodotti di stagione potrebbero essere abbandonati nei campi e nelle serre per le difficoltà delle aziende a
reperire manodopera. È la proposta che Cia-Agricoltori Italiani ha presentato al governo, subito dopo l’approvazione del decreto 'cura-Italia', con le prime misure necessarie per fronteggiare la crisi. L'azzeramento della manodopera specializzata nei campi, dovuta alle restrizioni imposte nella strategia di contenimento del coronavirus, rappresenta per Cia un problema serio che il governo potrebbe risolvere con l'introduzione di strumenti agili per recuperare lavoratori da impiegare nei campi. Le difficoltà per le aziende agricole aumentano, in questo periodo di
emergenza, anche per l’assenza del 'decreto flussi' con cui ogni
anno vengono stabilite le quote d'ingresso di cittadini extracomunitari, che possono entrare in Italia per motivi di lavoro subordinato, autonomo o stagionale. «Servono misure immediate per consentire alle imprese di reperire manodopera e di continuare a lavorare -sottolinea il presidente di Cia, Dino Scanavino - se lo stato di emergenza dovesse prolungarsi
rischiamo il paradosso della indisponibilità sugli scaffali di
frutta e verdura».

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