trasporti marittimi

Coronavirus, stress test per il porto di Genova

Traffico in tilt con lunghe file di Tir in entrata nel terminal Psa di Pra’, per le sanificazioni in corso

di Roaul de Forcade

(ANSA)

2' di lettura

Porto di Genova in affanno ieri, e traffico in tilt con lunghe file di Tir in entrata nel terminal Psa di Pra’, per le sanificazioni in corso legate al coronavirus.

Tutti i terminal del primo scalo d’Italia stanno effettuando operazioni per combattere il Covid-19. Fra mercoledì e ieri, il lavoro è stato parzialmente sospeso per permettere di igienizzare mezzi e locali, oltre che al Psa, anche presso le altre banchine, dal terminal San Giorgio al Messina, dal Sech alle aree del gruppo Spinelli. La sanificazione è partita, ma l’emergenza ha messo in difficoltà il porto e stanno venendo al pettine nodi legati alla sicurezza dei lavoratori, che potrebbero portare anche a una limitazione delle merci caricate e scaricate.

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Al Psa, da mercoledì si sono concentrate centinaia di Tir in attesa, con gli autisti, circa 600 persone, rimasti per tutta notte ad aspettare che fosse completata la sanificazione e che i lavoratori portuali riprendessero il lavoro dopo la protesta per chiedere la disinfezione dei mezzi. Una situazione che si è protratta fino a ieri e provocato calche che certo aiutano il contenimento della diffusione del virus.

«La sanificazione - sottolinea Giuseppe Tagnochetti, coordinatore ligure di Trasportunito - è importante ma doveva essere programmata in modo che gli autotrasportatori non si presentassero al terminal. È irresponsabile che la disorganizzazione provochi un disagio come questo, con gli autisti bloccati senza servizi o un posto di ristoro, tanto che ha dovuto intervenire la Protezione civile per fornire generi di prima necessità. Non è accettabile che il primo porto d’Italia, di fronte all’emergenza, si faccia trovare in queste condizioni».

Secondo Guido Nicolini, presidente di Confetra, «servono disposizioni chiare e univocamente valide in tutta Italia. Per gli autisti dei Tir, i driver, i facchini dei magazzini, i portuali. A tutela della salute dei lavoratori, ma anche di un corretto ed etico modo di fare impresa. Ci sono state annunciate, a ore, dal Governo. Speriamo siano concretamente realizzabili».

I sindacati, a Genova, hanno chiesto anche di fornire ai lavoratori le autoprotezioni ma i terminalisti fanno fatica a trovarle sul mercato. E un documento comune per l’adozione di iniziative a sostegno del lavoratori e delle imprese portuali è stati firmato da Assiterminal, Assologistica, Assoporti, e sindacati.

«È necessario – afferma Enrico Poggi, segretario della Filt-Cgil di Genova - che ci dicano qual è la merce essenziale che deve circolare e come attrezzarci per operare in sicurezza. In questo momento di emergenza non possiamo permetterci interpretazioni. Serve un’autorità che dica quali sono le merci di cui non si può fare a meno che devono circolare in questo periodo, siamo pronti a garantirne imbarco e sbarco. Il resto sta fermo. È necessaria una programmazione anche per evitare gli assembramenti di camionisti che vengono a ritirare merci inutili. È necessaria una codifica, una regola uguale per tutti».

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