epidemia e sport

Coronavirus in tackle sulla Champions: Psg-Dortmund a porte chiuse

Dai campionati nazionali all’Europeo itinerante passando per la Champions, l’epidemia di coronavirus sta mettendo in crisi il calcio europeo

di Dario Ricci

default onloading pic
(Afp)

Dai campionati nazionali all’Europeo itinerante passando per la Champions, l’epidemia di coronavirus sta mettendo in crisi il calcio europeo


5' di lettura

Si gioca, comunque e malgrado tutto. Ma se fino a pochi giorni, anzi poche ore fa, la domanda più frequente era «come?», adesso tutti e in tutta Europa piuttosto si chiedono «fino a quando?».

Interrogativo che, come un pallone impazzito, rimbalza ai quattro angoli del Continente e di qui sui tavoli di Nyon. Qui, l’Uefa guarda con massima attenzione (e apprensione…) a un'annata che, già non avesse come appendice il suggestivo (ma sempre più a rischio…) Europeo itinerante con gara d'esordio a Roma il 12 giugno e finale a Londra un mese dopo, dovrebbe comunque pure pensare ad assegnare Champions ed Europa League, nelle due finali previste rispettivamente a Istanbul (sabato 30 maggio) e Danzica (mercoledi 27 maggio). Trofei, celebrazioni, allori che l'epidemia di coronavirus rischia di cancellare.

Quale destino per le partite di Champions
È in questo stato d'animo, col consiglio straordinario della Federcalcio già programmato – in conference call – domani a Roma e tutte le altre Leghe che si stanno interrogando sul da farsi, che ritorna in campo la Coppa dalle Grandi Orecchie, per assegnare i primi due posti per i quarti di finale. Nel mezzo, ecco le nuove, stringenti misure del governo-Conte, con l’intera Italia che diventa “zona protetta”, e il conseguente stop a tutti gli sport di squadra fino al 3 aprile (come già definito dal vertice romano tra il presidente del Coni Malagò e i presidenti delle varie federazioni). Unica eccezione: le competizioni internazionali, assist prezioso a quel calcio che proprio in alcune aree delle zone più a rischio giocherà alcune gare delle coppe (vedi Inter-Getafe, a porte chiuse giovedì sera a San Siro per l’andata degli ottavi di Europa League).

E viene il magone a pensare (limitandoci a una prospettiva puramente calcistica) che la splendida Atalanta di Gasperini sia così vicina a quello storico traguardo dei quarti in un'annata così complicata. Intanto però bisogna capitalizzare il bel 4 a 1 rifilato al Valencia all'andata, ottenuto in un San Siro riempito da 50mila bergamaschi appena lo scorso 19 febbraio, quando il coronavirus era ancora un puntino lontano, seppur già minaccioso, all’orizzonte.

Scenario totalmente cambiato ora, con una spedizione orobica in Spagna ridotta ai minimi termini per logici motivi sanitari, e la gara contro gli iberici (che, amara ironia della sorte, hanno nel loro stemma il…pipistrello, proprio il mammifero che avrebbe trasmesso il Covid-19 all’uomo) che si svolgerà a porte chiuse, malgrado i tifosi valenciani abbiano già promesso di riunirsi a migliaia fuori dallo stadio Mestalla. Non solo i tifosi infatti, ma anche la stampa rimarrà fuori dall’impianto. È quanto comunicato dal Ministero dello Sport spagnolo, che ha deciso di bloccare l’accesso allo stadio anche ai giornalisti per combattere la diffusione del virus. Saranno perciò ammessi all'interno dell’impianto soltanto i produttori broadcaster per riprendere il match.

L’ombra del coronavirus su Barcellona-Napoli
Misure che cozzano con quanto dichiarato appena tre giorni fa, a proposito della sfida tra Barcellona e Napoli di mercoledi 18 marzo al Camp Nou, dal ministro della Salute spagnolo Salvador Illa: «Ad oggi la partita si può giocare normalmente perché Napoli non rientra in una delle zone a rischio e quindi si può disputare la gara nella totale normalità. Le misure precauzionali che vengono prese con alcuni eventi sono quelle che coinvolgono persone provenienti da aree a rischio, per questo motivo alcune partite si giocheranno a porte chiuse».

Ragionamento che ha una sua validità teorica, sempre però che la teoria sia supportata dai numeri, coi casi di contagi in aumento sia in Spagna che nel Sud Italia. E senza trascurare che la Generalitat catalana potrebbe invece imporre le porte chiuse. A dimostrarlo, il rapido cambio di direzione arrivato proprio ieri: giovedì, col Getafe (pur nell’ambito di una trasferta-lampo di appena 12 ore) a porte chiuse a San Siro contro l'Inter (e così sarà anche al ritorno in Spagna), anche la Roma a Siviglia troverà vuoti gli spalti del Sanchez Pizjuan, che pure fino a poche ore fa era dato “aperto” dalle autorità iberiche, considerando Roma fuori dalla zona “più calda”. Considerazioni superate dai fatti e dai decreti, ma anche dalle cifre che testimoniano un significativo incremento di casi anche in Spagna.

Verso il ritorno di Juve-Lione
Da ricordare inoltre che martedi 17 marzo, è in calendario a Torino, e a porte chiuse, Juventus-Lione, col club bianconero che ha ufficiosamente sondato in queste ore le autorità di Malta, per esplorare (invano) la possibilità di giocare la gara lì, in campo neutro ma col potenziale supporto dei tanti tifosi bianconeri presenti nell'isola. Da ricordare che anche il nuovo decreto governativo scade il 3 aprile, a ridosso proprio dell'andata dei quarti di finale di Champions (in calendario il 7 e 8 aprile): auspicabile, ma davvero solo ipotizzabile che a quella data il quadro generale del contagio e delle relative misure di contenimento abbia prodotto già una netta sterzata in senso positivo.

Si allarga il partito delle “porte chiuse”
Di certo, il terremoto è in atto, e molto probamente la prima risposta – le gare a porte chiuse – sarà solo parziale e presto insufficiente. Misura presa in considerazione (seppur ancora non ufficialmente) dalla Premier e già ipotizzata dalla Bundesliga (che non mette al momento in dubbio di poter terminare la propria stagione), e dalla stessa Liga iberica, mentre si giocherà senza spettatori per le prossime due settimane in Grecia e fino al 31 marzo in Romania. Ma che l'equilibrio sia quanto mai instabile lo testimonia il dibattito intorno a Paris Saint Germain-Borussia Dortmund, ritorno degli ottavi di Champions (all'andata vinsero i tedeschi 2 a 1) previsto mercoledi a Parigi: a fronte dell'aumento dei contagi in Francia e viste le nuove misure restrittive varate dall'esecutivo transalpino, e dopo aver addirittura paventato il rinvio della partita, la prefettura parigina ha ufficializzato via tweet stamattina che si giocherà proprio a porte chiuse, con Mbappé e soci che dovranno andare a caccia della rimonta in un Parco dei Principi deserto.

E se anche altri Paesi saranno costretti a seguire l’esempio italiano? A quel punto – ma di fatto nel giro di poche settimane – la via d’uscita potrebbe arrivare solo dall’Uefa. Come? Rinviando di un anno Euro2020, liberando così i mesi di giugno e luglio e lasciandoli quindi a disposizione delle federazioni e delle Leghe nazionali per protare a termine i campionati, e parallelamente, le competizioni europee.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...