cRISI DEI PUBBLICI ESERCIZI

Coronavirus, con take away e food delivery i ristoranti contrastano il crollo dei clienti

Mentre l’ecommerce dei beni di consumo balza del 56,8% i ristoratori milanesi cercano le contromisure alla crisi (con un calo di presenze fino all’80%)

di Maria Teresa Manuelli

Coronavirus cambia routine, - cene fuori + tv casa

Mentre l’ecommerce dei beni di consumo balza del 56,8% i ristoratori milanesi cercano le contromisure alla crisi (con un calo di presenze fino all’80%)


3' di lettura

In tempi di emergenza sanitaria, i pubblici esercizi (bar, ristoranti, pizzerie, locali di intrattenimento e società di banqueting) sono tra i settori più colpiti dalla paura del coronavirus. Al contrario dell' e-commerce dei beni di largo consumo che, secondo Nielsen eCommerce tracking (vendite online week 8 2020 vs. week 8 2019), segna un balzo del +56,8%, in accelerazione da lunedì 17 a domenica 23 febbraio di circa 20 punti rispetto alle settimane precedenti. O delle vendite della grande distribuzione organizzata che hanno registrato un’impennata rispetto alla stessa settimana del 2019: il trend è di +8,34% in valore a parità di negozi.

Per tutelare quindi il comparto della ristorazione, in cui operano oltre 300mila imprese con circa 1,5 milioni di lavoratori e un valore aggiunto di 90 miliardi di euro, dalle gravi ripercussioni che l’emergenza sanitaria per la diffusione del coronavirus sta avendo sui consumi out of home, la Fipe-Federazione Italiana Pubblici Esercizi ha sottoscritto un avviso per il sostegno delle imprese e dei lavoratori del settore.

«Dalle prime bozze che circolano del Decreto per misure urgenti di sostengo alle imprese, il Governo ignora totalmente l’esistenza di un settore, quello della somministrazione, che ha perso l’80% di fatturato anche per colpa delle follie comunicative di questi giorni. I nostri imprenditori e i nostri lavoratori – afferma Roberto Calugi, direttore generale di Fipe – sono stanchi di essere invisibili per i politici e il legislatore».

In allarme anche l'Unione dei Brand della Ristorazione Italiana, neonata associazione temporanea di aziende che riunisce 70 imprenditori e circa 1.000 attività della ristorazione (e 10.000 lavoratori sul territorio), che sostiene convinta la linea dell’apertura: «Esprimiamo il nostro senso comune decidendo di tenere aperti i nostri locali aderendo all’invito del Sindaco Beppe Sala che richiama Milano al buon senso e invita a scongiurare atteggiamenti che possano generare eccessivo allarme, tra cui l'immagine di una città ‘spenta' in tutti i sensi, senza che ve ne sia l'effettiva necessità», dichiarano Antonio Civita (Panino Giusto), Nanni Arbellini (Pizzium) e Vincenzo Ferrieri (CioccolatItaliani) promotori dell'iniziativa.

Le iniziative dei ristoratori a Milano
Per far fronte all’emergenza e rispondere alle nuove esigenze della cliente, però, già alcuni ristoranti non hanno perso tempo e si sono organizzati per conto proprio. Il ristorante giapponese “Wicky's Innovative Japanese Cuisine”, per esempio, ha introdotto il servizio take away e delivery per chi non vuole rinunciare al piacere della cucina giapponese. Lo chef Wicky Priyan ha elaborato un menù speciale per pranzo e cena da consumare a casa o in ufficio. Il delivery è disponibile nell’area del Comune di Milano con consegne in tempi rapidi (da un minimo di 30 minuti a 1 ora al massimo di attesa). Gli ordini verranno recapitati a domicilio tramite taxi, gratuitamente per quelli di importo superiore a 120 euro, mentre per tutti gli altri è previsto un costo di consegna di 15 euro. In un caso o nell'altro il pagamento dovrà essere effettuato anticipatamente tramite PayPal – disponibile anche per gli utenti non registrati – cliccando su un apposito link che si riceve via SMS sul proprio cellulare.

«Abbiamo pensato – spiega lo chef Wicky Priyan - che questo momento particolare in cui la socialità è ridotta fosse proprio quello più adatto per fare un ulteriore sforzo introducendo il servizio di take away e delivery. Detto questo, noi andiamo avanti con determinazione e siamo regolarmente aperti, pur con tutte le precauzioni che la situazione impone. Vengo da una famiglia di medici Ayurveda da generazioni e per questo sono ben consapevole dell'importanza di adottare tutte le opportune misure per contenere il diffondersi dell'infezione».

Anche i fratelli Butticè de “Il Moro di Monza” hanno deciso di andare incontro ai loro clienti e di organizzarsi per fornire un servizio unico nella loro zona. Dal 1° marzo infatti è implementato un servizio a domicilio per la città di Monza, coprendo un raggio di circa 2km. Vi sarà un menù dedicato e pensato per preservare la qualità del piatto e per rinvenirlo a casa con un piccolo cartoncino esplicativo per piatto. Per chi lo desiderasse o fosse appena al di fuori della zona coperta, vi sarà la possibilità del servizio da asporto. Il locale offre una cucina di pesce contemporanea con un legame estremamente forte ai sapori autentici, all'infanzia e al territorio, un profondo rispetto della materia prima, da esaltare nel gusto attraverso la tecnica, la tecnologia e l'evoluzione. Il ristorante è chiuso il lunedì.

Matteo Scibilia, vicepresidente della Confcommercio Brianza e membro del consiglio direttivo del Club Imprese storiche di Lombardia, in un'intervista rilasciata a Il Giorno denuncia il crollo delle presenze nella zona, fino all'80%. Per questo anche lui ha potenziato il servizio di delivery nel proprio ristorante Osteria della Buona Condotta di Ornago (Mb).

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