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Coronavirus, timori per il rating dell’Italia. I verdetti attesi il 24 aprile e l’8 maggio

Moody's, S&P Global e Dbrs monitorano il debito/Pil italiano. Per ora le agenzie di rating «sposano» le previsioni più prudenti: il Pil scenderà «solo» del 2-2,5% nel 2020.

di Alessandro Graziani

Le Banche centrali tamponano l’emorragia, ora tocca ai Governi

Moody's, S&P Global e Dbrs monitorano il debito/Pil italiano. Per ora le agenzie di rating «sposano» le previsioni più prudenti: il Pil scenderà «solo» del 2-2,5% nel 2020.


3' di lettura

Come si muoveranno nelle prossime settimane le agenzie internazionali sul rating sovrano dell’Italia e delle banche italiane? Le due date da tenere d’occhio sono il 24 aprile, quando si pronuncerà S&P Global, e l’8 maggio quando sarà la volta di Moody’s e Dbrs Morningstar. Sulle banche l’approccio finora seguito non ha portato a immediati tagli del rating. Vi sono state però alcune riduzioni dell’outlook, che lasciano prevedere possibili futuri tagli dei rating.

Molto dipenderà dall’evoluzione del contagio da Coronavirus, dalla durata del conseguente lockdown, dall’aumento del debito pubblico e dal rallentamento dell’economia. Finora, le previsioni di calo del Pil italiano nel 2020 adottate dalle agenzie di rating rientrano nella fascia di quelle più ottimiste, soprattutto se confrontate con quelle di grandi banche d’affari internazionali e centri di ricerca (anche italiani) che ipotizzano cali su base annua ben superiori al 5%.

L’agenzia di rating Fitch, per esempio, prevede per ora che il Pil dell’Italia scenda solo del 2% nel 2020 mentre la stima di S&P Global punta su un -2,6%. Per Moody’s la contrazione cumulativa sarà del 4,5% nei primi due trimestri dell’anno, che dovrebbero essere i peggiori, allineandosi alle stime più prudenziali dei vari centri di ricerca. La cautela sulle stime può essere il segnale di un approccio soft rispetto a un possibile downgrade? È ancora presto per dirlo, sarà decisivo l’andamento del prossimo mese. Certamente il merito di credito dell’Italia è destinato a peggiorare, con un rapporto tra debito/pil in sensibile aumento, e un downgrade delle agenzie di rating è da mettere in conto. L’essenziale è mantenere il livello di investment grade, che per il momento resta una condizione essenziale perché i titoli di Stato italiani possano essere acquistati da Bce nel suo quantitative easing allargato.

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L’unico waiver (deroga) sul rating concesso da Bce nell’ambito del nuovo piano di acquisto bond da 750 miliardi denominato Pepp (Pandhemic Emergency purchase programme) riguarda per ora i bond sovrani della Grecia, che non hanno un rating da “investment grade” ma verranno comunque acquistati da Bce nella misura di circa 12 miliardi di euro. Per tutte le altre emissioni obbligazionarie, pubbliche e private, valgono le precedenti regole del piano di Qe denominato App che non comprende i cosiddetti junk bonds.

L’Italia è a rischio in prospettiva? La regola seguita da Bce sul rating è che si applica a un emittente sovrano il migliore dei rating tra quelli delle quattro agenzie internazionali “ammesse” dall’Eurotower: S&P, Moody’s, Fitch, Dbrs Morningstar. Quest’ultima è quella che da tempo ha il rating più alto sull’Italia, tre “gradini” (notch ) sopra il livello di sicurezza dell’investment grade. Un downgrade non è da escludere, ma pare improbabile - stando ai loro attuali report sulla crisi - che riguardi tre notch.

In generale, Dbrs evidenzia che le inevitabili e necessarie «misure fiscali dei Governi saranno temporanee» e non dovrebbero comportare azioni di rating poiché il loro costo appare gestibile «dato l’ambiente di tassi reali negativi e la spinta alla ripresa economica che ne deriverà». Sull’Italia nello specifico solo un cenno: a differenza di Portogallo e Spagna, l’Italia è arrivata a questa nuova crisi con tassi di crescita debole fin dal 2012. Come dire: se downgrade sarà, dipenderà anche dal rapporto debito/Pil che l’Italia ha peggiorato negli ultimi otto anni.

Per approfondire:
Il Pil non basta più, come valutare la crisi del coronavirus
Pepp, il nuovo «bazooka» della Bce spiegato con parole semplici

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