LE CONSEGUENZE ECONOMICHE

Coronavirus: tutti i danni al made in Italy, settore per settore

Dal crollo delle prenotazioni ai rischi per l’export di vino, l’epidemia sta insidiando da più fronti l’economia italiana. Ma quanto rischia di perdere il nostro sistema economico?

di Alb.Ma.


Coronavirus contagia i mercati

6' di lettura

Turismo, fiere specializzate, commercio, agricoltura. L’esplosione del coronavirus in Italia sta minacciando, prima di tutto, i ritmi di crescita già fiacchi del sistema economico nazionale. Lo stesso commissario europeo con delega all’Economia, Paolo Gentiloni, ha dichiarato che le ricadute «saranno pesanti» anche sul breve termine, complici i rischi di isolamento che incombono su pilastri come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna: tre regioni capaci di incidere , da sole, su circa il 40% del Pil.

Sì, ma quanto pesanti? Confcommercio stima una perdita di 5-7 miliardi di euro nel caso in cui la crisi si prolunghi fino a maggio, mentre il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha stimato una riduzione del Pil dello 0,2% nell’arco di un anno. La società di ricerca Prometeia ipotizza una contrazione del Pil a -0,3% nel 2020 per effetto del virus. Nell’attesa dei numeri finali, alcuni segmenti iniziano già a calcolare i danni economici del virus che ha “scelto” l’Italia come suo focolaio in Europa.

Turismo, crollo di prenotazioni per Pasqua
La psicosi e gli inviti a non venire in Italia diramati da alcuni Paesi stranieri rischiano di avere un impatto pesante sul settore del turismo. Confturismo stima un’affluenza di 22 milioni di turisti in meno nei prossimi tre mesi. Un calo quantificabile in un danno economico di 2,7 miliardi secondo l’associazione di categoria di Confcommercio. Per venerdì 28 il ministro Franceschini ha convocato un tavolo sul settore. Secondo Assoturismo-Confesercenti, le sole disdette sono già costate 200 milioni di euro al settore e i danni potrebbero essere superiori a quelli causati dall’11 settembre.

In Italia, il segmento del turismo vale in totale 146 miliardi di euro: una cifra pari al 12% del Pil, generata da una filiera di 216mila esercizi ricettivi e 12mila agenzie di viaggio. La proliferazione del coronavirus ha spinto diversi governi, dall’l’Irlanda a Israele, a includere l’Italia tra i i paesi «sconsigliati» per le visite di piacere e le trasferte di lavoro «non strettamente consigliate». I risultati si stanno già facendo sentire, con la proeizione di un tracollo senza precedenti nella stagione pasquale.

Come ha già scritto il Sole 24 Ore, Napoli ha perso 15mila visitatori e attende una disdetta del 30% delle prenotazioni sotto Pasqua, a fronte del -40% subito da Venezia (già affossata dalla cancellazione con due giorni di anticipo del suo carnvale) e il crollo del 60-70% delle prenotazioni incassato dal Lazio anche nei mesi dopo la festività. Pesante anche il conto di Milano, con dati sul “debooking” fino a picchi dell’80%, mentre la riviera romagnola teme cali record per la stagione estiva. Gianni Indino, vicepresidente della Confcommercio Emilia-Romagna, ha dichiarato che il settore rischia di subire cali del fatturato fino a picchi dell’80-90%. Una stima «prudenziale» di Federturismo, l’associazione di categoria, stimava una perdita di 5 miliardi di euro su scala nazionale. Il bilancio finale potrebbe essere anche più drastico. Il clima di incertezza si sta ripercuotendo anche sugli incassi dei cinema: solo nel weekend sono andati persi 4,4 milioni rispetto al finesettimana precedente.

Industria, in Lombardia 6mila metalmeccanici fermi
Ad oggi sono quasi 6.000 i lavoratori metalmeccanici lombardi coinvolti da fermi della produzione e riduzione d'orario a causa del Coronavirus. La
maggior parte, ovviamente, sono dipendenti di imprese della “zona rossa”, ma sono fortemente interessante anche le aziende industriali di Bergamo, Milano e Cremona. I possibili effetti negativi del Coronavirus sull'economia lombarda si inseriscono in un quadro tutt'altro che sereno: a fine 2019 erano 17.288 i lavoratori coinvolti cassa integrazione ordinaria, straordinaria e licenziamenti, in crescita del 79% rispetto allo stesso periodo del 2018. Aumentano anche le aziende coinvolte dalla crisi: 392,
+4,5% rispetto al primo semestre 2019. In generale si nota un forte rallentamento complessivo dell'attività economica che conferma il trend già registrato nel primo semestre 2017, insieme alla difficoltà di molte imprese a riadattarsi al nuovo contesto economico produttivo e a riposizionarsi sul mercato e nella congiuntura economica.

Poi c’è il delicato tema dell’automotive. L'agenzia di rating Moody's ha
analizzato l'impatto del coronavirus sull’intera filiera e stima che la crescita nel settore a livello globale tornerà in positivo solo nel 2021, facendo segnare un +1,5%. L'epidemia partita da Wuhan ha infatti ridotto la domanda e - poiché la Cina è un importante hub per i componenti auto - ha anche interrotto le catene di approvvigionamento nell'industria. Le previsioni di Moody's sulle vendite globali di auto nel 2020, non solo per effetto del coronavirus ma anche per le nuove norme sulle emissioni, indicano un calo del 2,5% nel 2020, in miglioramento rispetto al calo del 4,6% che era stato registrato nel 2019, ma con peggioramento del declino (-0,9%) previsto in precedenza per il 2020. Questo avrà un impatto anche sul settore della componentistica molto forte in Lombardia e Veneto, di fatto “l’officina” delle auto tedesche e due regioni coinvolte nelle restrizioni e nelle quarantene sanitarie imposte a causa del virus.

Commercio internazionale, a rischio 138 miliardi di euro
Un’altra batosta rischia di abbattersi sull’export, “grazie” alla registrazione di casi di coronavirus in alcune delle province più incisive sull’export nazionale. Secondo alcune stime, le vendite fuori dai confini nazionali delle amministrazioni interessate da casi di Coronavirus (Lodi, Cremona, Pavia, bergamo, Milano, Monza, Sondrio, Padova, venezia, Treviso, Piacenza, Parma, Modena e Rimini) valgono un totale di 138 miliardi di euro a fronte di un volume complessivo di esportazioni pari a 465 miliardi di euro.

Il conto si fa salato anche sul versante delle fiere, appuntamenti preziosi sia per l’afflusso di visitatori (vedi sopra) che per il giro d’affari innescato dai vari eventi. La tegola più grave è arrivata forse su Milano, con il rinvio a giugno del Salone del mobile : la vetrina globale dell’arredoc he porta in dote oltre 2mila espositori e 400mila presenze. L’evento si accompagna al cosiddetto «Fuorisalone», il circuito di 1000 e passa eventi distribuit per la città a fianco dell’evento fieristico. I due appuntamenti danno vita, insieme, alla Design week: una sette giorni del design che genera, secondo dati della Camera di Commercio di Milano, un indotto da 350 milioni di euro.

Food e vino in bilico
Parlando di vendite oltreconfine, un’altra vittima rischia di essere il made in Italy nell’agroalimentare. Una stima di Coldiretti su dati Istat ha rilevato un calo dell’11,9% delle esportazioni di prodotti italiani in Cina solo nel gennaio 2020, ribaltando il trend di crescita che aveva raggiunto il suo apice nel 2019: vendite record di 460 milioni di euro, con 140 milioni di euro in arrivo solo dalle esportazioni di vino. Nonostante il suo peso, e le sue prospettive di crescita, la Cina incide in maniera ancora marginale sull’export del marchio italiano.

Solo nel 2018, sempre secondo dati Coldiretti, le esportazioni del cibo italiano erano lievitate fino a un valore di 41,8 miliardi di euro, proiettandosi a un ulteriore balzo del 5% nel 2019. Tra i settori cruciali quello enoico, con le esportazioni di vino italiano attestate dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor a un controvalore di 6,36 miliardi di euro (+2,9 sul 2018) . Coldiretti teme che la psicosi da coronavirus possa innescare speculazioni contro i prodotti italiani, favorendo i plagi stranieri (il cosiddetto italian sounding) a scapito delle esportazioni.

Coldiretti denuncia anche la situazione “a rischio” delle 500 aziende agricole e delle stalle situate all’interno della zona rossa, che contano circa 100mila capi di bestiame che hanno bisogno, ovviamente, di una costante e adeguata assistenza.

Moda, il fashion italiano teme contraccolpi
Durante la Fashion week, la settimana della moda milanese, alcune sfilate si sono svolte con un format abbastanza inusuale: a porte chiuse. La proliferazione del coronavirus sta mettendo sotto pressione anche la filiera della moda italiana, non solo per l’edizione in tono minore del suo evento clou. Il sistema della moda italiana valeva, nel 2019, ricavi per oltre 90 miliardi di euro, in rialzo dello 0,8% e sulla spinta dall'export (+6,2%, a 71,5 miliardi). La Camera della moda proiettava perdite pari all’1,8% all’inizio di febbraio 2020, quando la crisi italiana era ancora in fase di incubazione. Un mese dopo, la conta dei danni rischia di essere più dolorosa.

Un problema particolare si sta manifestando nel distretto tessile di Prato, dove si registra un incremento fino al 15% delle tariffe per le spedizioni aeree rispetto alle settimane precedenti l’esplosione dell’epidemia in Italia. Un dato che rischia di penalizzare ulteriormente un comparto già provato dal coronavirus e con una forte vocazione all’export. Le tariffe, peraltro, colpiscono anche le merci in ingresso. A denunciare la situazione il deputato pratese di Cambiamo!, Giorgio Silli.

Per approfondire:
Turismo: coronavirus, crollano le prenotazioni

Coronavirus, la Milano della moda perde 1000 clienti

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