Rapporto Antigone

Coronavirus, in un anno oltre 7.500 detenuti in meno nelle carceri. Lavora uno su quattro

Le persone che lavorano per datori di lavori esterni sono circa 2mila, di cui la maggior parte è impiegata all'interno del carcere

di Andrea Carli

(foto Ansa)

6' di lettura

L’emergenza sanitaria Covid ha riportato sotto i riflettori il tema del sovraffollamento delle carceri italiane. Il 29 febbraio di un anno fa, pochi giorni dopo la scoperta del paziente zero di Codogno, con un’Italia che non era ancora in lockdown le persone detenute erano 61.230. Un anno dopo, al 28 febbraio 2021 sono rimasti in 53.697. In dodici mesi 7.533 persone in meno, il 12,3% del totale.

Una diminuzione, mette in evidenza il XVII Rapporto Antigone sulle condizioni di detenzione “Oltre il virus” pubblicato oggi, 11 marzo, che ha riguardato condannati e persone in attesa di giudicato in modo non troppo differente. Oggi la percentuale dei condannati è del 68%. Le persone che non hanno ricevuto il primo giudizio sono pari al 16,5 per cento.

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Dall'inizio della pandemia coronavirus 18 detenuti sono morti per Covid. I decessi fra il personale di polizia penitenziaria sono 10. Gli ultimi tre sono avvenuti nell'ultimo mese nel carcere di Carinola nel quale si era sviluppato un focolaio che aveva coinvolto detenuti e personale. L’indagine fotografa la situazione attuale del sistema carcerario italiano. E lo fa ricorrendo ai numeri.

Diminuiscono gli stranieri detenuti

La riduzione della popolazione detenuta intervenuta nell'ultimo anno non ha cambiato le proporzioni tra stranieri e italiani. I primi da alcuni anni si attestano intorno al 32,5% del totale dei detenuti. Va ricordato che erano il 37,15% alla fine del 2009, e che in termini assoluti sono diminuiti di 6.723 unità nel giro di undici anni. Al 31 dicembre 2020 cinque regioni del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) più l'Abruzzo ospitavano una percentuale di stranieri inferiore al 20%. Liguria, Veneto, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige, assieme alla Toscana, sono state sempre al limite tra il 49 e il 50 per cento. Sempre al 31 dicembre 2020, il continente più rappresentato tra la popolazione detenuta straniera in Italia era l'Africa, con 9.261 detenuti, la maggior parte dei quali proveniente dal Nord Africa, e in particolare da Marocco (3.308) e Tunisia (1.775), con la Nigeria unico stato dell'Africa Subsahariana a rilevare, con i suoi 1.451 detenuti. Alla stessa data, dall'area Ue provengono 2.691 detenuti. L'Albania, con 1.956 detenuti, è lo stato balcanico extra UE con il più alto numero di detenuti in Italia.

Crescono i numeri della messa alla prova

Sono 18.936 le persone in stato di messa alla prova. La messa alla prova consiste nella sospensione del procedimento penale nella fase decisoria di primo grado. Vi si accede su richiesta dell'imputato, per reati di minore allarme sociale. È stata introdotta nel 2014. Guardando alla totalità delle persone in carico ai servizi di comunità esterna Uepe viene fuori che gli stranieri sono il 18,2%, contro il 32,5% dei detenuti. Gli stranieri fruiscono meno delle opportunità di reinserimento sociale e tendono maggiormente a scontare per intero la pena inflitta.

Lavora una persona detenuta su quattro

Le attività formative e lavorative sono quelle ad aver pagato il prezzo più alto nell'anno della pandemia. Si è assistito ad una loro diffusa sospensione, che in molti degli istituti italiani sembra protrarsi in un tempo indefinito e che tuttora non sembra aver ripreso la sua quotidianità. Riguardo al lavoro, continua ad aumentare la percentuale di persone detenute impiegate direttamente dall'amministrazione penitenziaria rispetto a quelle impiegate da datori di lavoro esterni. Sono 17.115 le persone detenute che lavorano (anche saltuariamente). Oltre l'85% (15.043 persone) è alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria e quindi impiegato in quelle attività concernenti i servizi di istituto, come le attività di cuochi e aiuto cuochi, addetti alla lavanderia, addetti alle pulizie, porta vitto e magazzinieri. Sono 2.072 le persone che lavorano per datori di lavori esterni, di cui la maggior parte è impiegata all'interno del carcere (780 persone).

Omicidi ai minimi storici ma aumentano i femminicidi

Come negli anni precedenti, anche nel 2020 vi è stata una diminuzione degli omicidi volontari. In particolare, si è passati dai 315 omicidi del 2019 ai 271 del 2020, con una riduzione pari al 14%. Quest'anno si è scesi per la prima volta sotto i 300 omicidi, raggiungendo i minimi storici. La diminuzione degli omicidi totali non ha trovato però corrispondenza in una pari riduzione negli omicidi con vittime donne. Negli ultimi due anni, risultano in aumento le vittime di sesso femminile (da 111 del 2019 a 112 del 2020) e quelle uccise in ambito familiare affettivo (da 94 a 98).

In crescita le persone soggette al 41 bis

Al 31 dicembre 2020 risultano presenti 759 persone sottoposte al regime speciale di cui all'art.41 bis O. P., di cui 746 uomini e 13 donne. Alla stessa data del 2019 erano 754 (l'incremento è stato dunque di 5 persone), nel 2018 erano 733 (26 in meno di oggi). Si assiste a una crescita costante ma ridotta. Nel corso del 2020 sono stati 25 i provvedimenti di prima applicazione, 16 i decreti di riapplicazione del regime speciale e 294 i provvedimenti di proroga. Si tratta di numeri sensibilmente diversi rispetto al 2019, quando erano state 161 i “nuovi” decreti di applicazione (-15%, 136 in meno) e 552 le proroghe. Le persone al 41-bis che hanno condanne (definitive o non definitive) all'ergastolo sono 304. Si tratta del 40% del totale di chi è sottoposto al “carcere duro”.

Il sistema penitenziario costa 3,1 miliardi di euro

Il bilancio del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP) è cresciuto del 18,2%, passando da 2,6 a 3,1 miliardi: una cifra, rileva l’indagine, che batte tutti i record degli ultimi 14 anni, e che rappresenta il 35% del bilancio del Ministero della Giustizia. Il bilancio del Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità (DGMC) è molto più contenuto: ad esso vengono assegnate meno di un decimo delle risorse del DAP. E si tratta di un sistema che deve occuparsi di minori, giovani adulti e area penale esterna. Il bilancio ammonta tratta di 283,8 milioni, 10 milioni in più rispetto all'anno scorso - e quasi 50 rispetto al 2017.

La carenza di agenti

Su un organico di 37.181 unità, ad oggi sono 32.545 gli agenti di polizia penitenziaria realmente operativi. La differenza fra personale previsto e personale effettivamente presente è pari al 12,5%: leggermente in aumento rispetto al 12,3% rilevato nel precedente rapporto (2019). La carenza di agenti rispetto all'organico non è però equamente distribuita a livello nazionale. Ci sono provveditorati con un sotto organico superiore al 20%, come in Sardegna e in Calabria, e altri invece con un numero di unità effettive leggermente superiore al numero delle previste, come in Campania e in Puglia-Basilicata. Con un organico previsto di 896 unità, sono ad oggi 733 i funzionari giuridico-pedagocici effettivamente presenti negli istituti penitenziari. Il sotto organico totale è pari quindi a più del 18%, a fronte del 13,5% registrato a metà 2020. I provveditorati con carenze di organico più significative sono la Campania e l'Emilia Romagna- Marche.

Al via la campagna vaccinale negli istituti di detenzione

Tra fine febbraio e inizio marzo è iniziata la campagna vaccinale nelle carceri italiane. Di norma, prima viene vaccinato il personale (amministrativo e di polizia),successivamente i detenuti. La campagna vaccinale ha preso il via, già a fine febbraio, in Friuli, Abruzzo (a L'Aquila), e Sicilia (a Catania). Per quanto riguarda la Sicilia, anche negli istituti palermitani (Pagliarelli e l'Ucciardone) e in quello di Siracusa è iniziata la somministrazione al personale di polizia penitenziaria. Faranno seguito la popolazione detenuta e il personale amministrativo. In Calabria le vaccinazioni hanno preso il via nei giorni scorsi. In alcuni istituti si stanno somministrando i vaccini al personale amministrativo e a quello in divisa. In altri, come quello di Palmi, la somministrazione è iniziata anche per la popolazione detenuta. In Puglia e Campania l'avvio della campagna vaccinale è previsto per metà marzo. In Lazio inizierà il 15 marzo. L'Umbria è tra le prime regioni d'Italia ad aver dato il via, l’8 marzo, alla campagna vaccinale, con le carceri di Orvieto, Spoleto e Terni. In Emilia Romagna e nelle Marche (che fanno parte dello stesso Provveditorato) si stanno somministrando i vaccini al personale penitenziario, agli esperti ex. art. 80 e ai volontari ex art.78. Le vaccinazioni hanno riguardato tutti gli istituti, con l'eccezione di Ancona, Reggio Emilia e Forlì, dove stanno comunque per iniziare. A seguire inizierà la somministrazione per le persone detenute. Sullo sfondo un Covid che corre, sospinto dalla variante inglese. Più contagiosa, negli spazi ristretti delle celle potrebbe accendere nuovi focolai.




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