fondazione Gimbe

Coronavirus, uniti nella distanza? Funziona se ci adeguiamo tutti. E subito

Le misure di distanziamento sociale sono l'unica arma a nostra disposizione per contrastare l'epidemia

di Barbara Gobbi

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(Ansa)

Le misure di distanziamento sociale sono l'unica arma a nostra disposizione per contrastare l'epidemia


4' di lettura

«Uniti nella distanza»: quello coniato dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli per invitare gli italiani a seguire le regole di «contenimento sociale» non è certo un mero slogan: a supportare l’efficacia delle misure messe in campo non solo dall’Italia ma da ormai oltre 70 Paesi nel mondo sono le evidenze scientifiche. Ce lo ricorda la Fondazione Gimbe, che ha tradotto e adattato una revisione sistematica pubblicata lo scorso 2 febbraio sulla rivista del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc). In quel caso si guardava a sei misure da adottare contro le pandemie influenzali.

Le misure sotto la lente
Sotto la lente gli interventi più diffusi – dall’isolamento domiciliare dei malati alla quarantena per chi sia entrato in contatto con l’epidemia, dal lavoro agile al divieto di assembramenti fino alla dibattutissima chiusura delle scuole. E se un riscontro schiacciante non arriva da nessuna delle misure messe in campo prese singolarmente, mai come in questo caso vale la ricetta per cui «l'unione fa la forza». I risultati si hanno infatti solo con tempismo e massiccia adesione della popolazione a un cocktail di strategie adattato alla realtà socio-economica di ogni Paese. Ma di sicuro la regola da seguire è «regole da adottare al più presto o far sì che siano subito largamente condivise». A spiegarlo è il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta: «Le infezioni da virus influenzali si diffondono prevalentemente tramite stretto contatto nelle comunità e in assenza di un vaccino per il Covid-19 le misure di distanziamento sociale sono l'unica arma a nostra disposizione per contrastare l'epidemia». Se riduciamo la trasmissione del virus con tutte le armi di prevenzione sociale che possiamo mettere in campo, ritarda il picco dell'epidemia e i casi si distribuiscono su un arco temporale più lungo, tale da consentire al sistema sanitario di organizzarsi e consentire una migliore gestione dei pazienti con sintomi.

Le misure di distanziamento sociale
Isolamento domiciliare dei malati
Quindici studi documentano un'efficacia moderata nel ridurre la trasmissione e l’impatto dell'epidemia. Presupponendo un'elevata aderenza da parte dei soggetti sintomatici, l'isolamento volontario domiciliare potrebbe essere preferibile rispetto ad altre misure di protezione personale. «Due aree di incertezza sul Covid-19 – spiega il presidente – condizionano la durata del periodo di isolamento volontario: la durata dell'infettività e l'entità della trasmissione da parte dei casi lievi o asintomatici».

Quarantena dei soggetti esposti
Sedici studi documentano un'efficacia moderata nel ridurre la trasmissione e l'impatto dell'epidemia. Tuttavia, identificare tempestivamente i casi e i loro contatti stretti può essere complicato nelle fasi iniziali di un'epidemia e impossibile successivamente. «Peraltro – precisa Cartabellotta – la quarantena solleva rilevanti questioni etiche relative alla libertà di movimento». Di conseguenza, l'auto-quarantena sembra preferibile a quella obbligatoria nella maggior parte degli scenari, ma sulla durata ottimale non esistono evidenze scientifiche.

Tracciatura dei contatti
Quattro studi documentano che in associazione con altre misure (es. isolamento e quarantena) può ridurre la diffusione e l'impatto dell'epidemia. «Tuttavia la tracciatura dei contatti apporta benefici marginali a fronte delle risorse necessarie – spiega Cartabellotta – perché dopo la fase iniziale dell'epidemia il numero di casi cresce esponenzialmente in poco tempo». Per questo non esiste un razionale per l'uso routinario della tracciatura dei contatti nella popolazione generale per il contenimento dell'epidemia.

Misure per le scuole
Vacanze pianificate
Ventotto studi dimostrano che la diffusione dell'epidemia si riduce durante il periodo di vacanza, ma può aumentare dopo la riapertura delle scuole

Chiusura reattiva delle scuole
Sedici studi documentano un'efficacia variabile nel ridurre la diffusione dell'epidemia quando la chiusura viene disposta dopo il verificarsi di focolai influenzali

Chiusura preventiva delle scuole
Tredici documentano un'efficacia variabile nel ridurre la diffusione dell'epidemia

La trasmissione complessiva dell'influenza nella comunità si riduce quando le scuole sono chiuse
«Se fortunatamente i bambini non sembrano particolarmente suscettibili al Covic-19 – sottolinea Cartabellotta – la frequenza scolastica svolge un ruolo importante nella diffusione di tutti i virus influenzali a causa di più elevati tassi di contatto tra le persone. Infatti, numerosi studi osservazionali confermano che la trasmissione complessiva dell'influenza nella comunità si riduce quando le scuole sono chiuse». Tuttavia, l'efficacia di questo intervento è condizionata dalla tempestività e dalla durata, talora difficili da definire nel turbine di un'epidemia, tra ritardi informativi e difficoltà nell'interpretazione dei dati di sorveglianza.

Misure per gli ambienti di lavoro
Diciotto studi dimostrano un'efficacia variabile nel ridurre la diffusione e l'impatto dell'epidemia. Incentivazione del telelavoro, scaglionamento dei turni, congedi retribuiti, ferie pianificate possono ridurre in parte la trasmissione all'interno della comunità, ma con un effetto minore rispetto alla chiusura delle scuole. 10 studi (tutti di simulazione) sulla chiusura dei luoghi di lavoro dimostrano un'efficacia moderata nel ridurre la trasmissione e l'impatto dell'epidemia. «Considerato che tali misure determinano conseguenze economiche rilevanti – puntualizza Cartabellotta – occorre identificare attentamente gli ambienti di lavoro a cui applicare gli interventi, stabilire se compensare dipendenti o aziende per eventuali perdite di reddito o produttività e evitare diseguaglianze sociali nelle fasce a basso reddito e tra i lavoratori occasionali».

Divieto di assembramenti
Tre studi documentano un'efficacia moderata nel ridurre la diffusione dell'epidemia, ma solo se l'applicazione è tempestiva e prolungata.

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