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Coronavirus, vaccini: sprint sulle consegne e pressing di Draghi sulle Regioni

Da Pfizer subito 1 milione di fiale. A fine mese saranno 14 milioni in tutto, 1,6 milioni in meno del previsto a causa di AstraZeneca. Nel mirino del Governo i ritardi regionali: priorità agli anziani

di Marzio Bartoloni

Bufera su Morra dopo il "blitz" in un centro vaccini a Cosenza

3' di lettura

Uno sprint sulle consegne dei vaccini che balzeranno dai 9,5 milioni arrivati fino al 22 marzo in due mesi mezzo a ben 14 milioni di dosi complessive entro fine marzo. Una pioggia di 4,5 milioni di fiale in poco più di una settimana che vedrà già oggi 23 marzo arrivare una prima maxi-consegna da 1 milione di vaccini di Pfizer.
Una boccata d’ossigeno questa per la campagna vaccinale che da giorni procedeva a ritmi lenti, anche se mancheranno comunque all’appello 1,6 milioni di dosi rispetto alle quasi 15,7 previste dopo i tagli annunciati sulle consegne delle settimane scorse (all’inizio ne attendevamo addirittura 20,3 milioni).

I ritardi di AstraZeneca

A non rispettare ancora una volta le consegne è AstraZeneca che nel giro di 3 mesi è passata da una promessa di 8 milioni di dosi all’Italia nel primo trimestre a 5,3 milioni, con il nuovo taglio di ieri che le porterà a solo 4 milioni o forse anche più sotto perché compensate da altri arrivi di Pfizer.

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Il piano di Figliulo e Curcio

Uno scenario dunque meno fosco di quanto si temeva e che il 22 marzo è stato illustrato dal commissario Paolo Francesco Figliuolo e dal capo della Protezione civile Fabrizio Curcio al premier Draghi che ha così rilanciato il target immediato delle 300mila somministrazioni al giorno - oggi si procede a poco meno di 200mila - per raggiungere quello delle 500mila iniezioni ad aprile quando dovrebbero arrivare anche le fiale del nuovo vaccino mono-dose Johnson&Johnson.

Il caos nelle Regioni

Oltre alla carenza delle dosi su cui Draghi lavora anche sul fronte Ue per spingere Bruxelles a usare di nuovo il pugno duro contro le aziende farmaceutiche a partire dallo stop alle esportazioni delle dosi fuori dall’Europa - il tema è sul tavolo del Consiglio europeo di giovedì 25 marzo - il 22 marzo il premier ha affrontato anche l’altro nodo della campagna vaccinale: quello del caos dei piani regionali con priorità non sempre omogenee nelle vaccinazioni e soprattutto a velocità troppo diverse nelle somministrazioni che vanno dal 92% delle dosi somministrate in Valle d’Aosta al 71% della Liguria e della Calabria.

Priorità ad anziani e malati gravi

Dopo il faccia a faccia con la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini si è deciso di spingere le Regioni a procedere senza più tentennamenti secondo le priorità decise insieme al nuovo Esecutivo: prima di tutto gli anziani e i 2 milioni di malati gravi (gli «estremamente fragili») insieme ai disabili e ai caregiver.
Una tabella di marcia su cui la ministra Gelmini ha assicurato di vigilare. Ma il premier Draghi starebbe pensando dopo il caso Lombardia - con il flop della piattaforma regionale - di “imporre” a livello nazionale una sola piattaforma unica per le prenotazioni, quella già realizzata da Poste italiane e usata da alcune Regioni e a cui potrebbe ricorrere proprio la Lombardia già dai prossimi giorni .

Il supporto di Esercito e Protezione civile

Ma il governo è pronto anche ad aiutare direttamente le Regioni che stanno avendo più difficoltà nell'organizzazione delle vaccinazioni e che procedono a rilento soprattutto sull’immunizzazione degli over 80, che è ferma al 40% circa del totale.

Chi ne farà richiesta riceverà il supporto di Esercito e Protezione civile che invierà sul posto esperti, volontari e equipe di medici e infermieri per le somministrazioni. La prima indiziata è la Calabria in coda alla classifica delle iniezioni - il 22 marzo il blitz tra le polemiche del presidente dell'Antimafia Nicola Morra alla Asp di Cosenza contro i ritardi nelle vaccinazioni - e proprio qui in settimana arriverà il commissario Figliuolo. Ma sotto la lente ci sono anche Sardegna e Liguria.

Per ora comunque nel Governo non si ragiona di “commissariamenti” delle Regioni - «c’è la massima sintonia» - ma l’opzione è sempre possibile anche perché, come ha ribadito recentemente la Consulta, la competenza sulla «profilassi internazionale» è esclusiva dello Stato.

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