LE MISURE 

Coronavirus, Vaticano: parte smart working ma non per il «segreto pontificio»

Le nuove norme sono state rese note all’indomani del Dpcm che ha sigillato l’intera Italia, e fanno seguito a quelle emanate lo scorso week end

di Carlo Marroni

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Le nuove norme sono state rese note all’indomani del Dpcm che ha sigillato l’intera Italia, e fanno seguito a quelle emanate lo scorso week end


2' di lettura

La Santa Sede affronta l’epidemia del Codiv-19 con norme speciali per tutta la Curia. Tutto (e anche di più) come in Italia: niente assembramenti – compresi quelli alle macchinette del caffè dentro gli uffici - distanza di sicurezza, contatti minimi, poco ascensore, e smart working, che resta nella dizione vaticana «prestazione lavorativa delocalizzata».

Da casa. Con una fondamentale eccezione, per il Vaticano: «Non è applicabile alle prestazioni che comportino il trattamento di materie assoggettato all’obbligo del segreto pontificio ai sensi delle vigenti nome e di informazioni comunque riservate». Le nuove norme sono state rese note all’indomani del Dpcm che ha sigillato l’intera Italia, e fanno seguito a quelle emanate lo scorso week end.

Nessun allarme-contagio dentro le mura
Le prime prescrizioni, del 8 marzo. Seguivano altre già fissate due giorni prima, sempre in tema di sicurezza anti-contagio, emananate dopo la scoperta di un caso (già peraltro risolto, con una quarantena lungamente esaurita e successive sanificazioni dei locali) di un sacerdote francese che lavora in Vaticano, mentre due presunti casi in Segreteria di Stato si erano rivelati negativi. La Santa Sede in effetti è un’area esposta, visto il giro di persone che arrivano da ogni parte de mondo, ma le norme sono chiare, e ora sono ancora più stringenti. Si privilegia il lavoro a distanza, la flessibilità di orario, lo smaltimento delle ferie, i permessi parentali. Ma l’emergenza coronavirus ha attivato un’altra serie di provvedimenti di gestione interna.

Bloccate assunzioni e promozioni
Sono bloccate tutte le assunzioni di nuovo personale (tra l’altro è in arrivo un ufficio centralizzato per tutta la Curia sulle risorse umane, all’interno della riforma che arriverà presto dell’intero governo papale), le promozioni. Non solo: le norme invitano gli uffici a verificare la possibilità di procedere alla eventuale rinegoziazione dei contratti di affidamento di servizi a fornitori esterni e alla riorganizzazione degli stessi servizi. Inoltre vengono prorogati i periodi di prova del personale. Insomma, si cristallizza la situazione attuale in attesa che passi l’emergenza, ma si coglie l’occasione per una razionalizzazione delle procedure e dei contratti, in un’ottica di risparmio.

Riunione straordinaria del governo pontificio
Anche in Vaticano è un periodo di emergenza, quindi, e il Papa nella sua ormai solitaria messa mattutina trasmessa in diretta alle 7.00, prega per le autorità che devono decidere per la salute dei popoli. La mattina del 12 marzo si è tenuta una riunione straordinaria di tutti i dicasteri pontifici, presieduta dal Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, per il coordinamento delle funzioni dei dicasteri e delle delibere riguardanti il personale nel contesto di contrastare il diffondersi del virus. È stato deciso che la Curia resta aperta, nel rispetto delle norme di sicurezza e, appunto, della flessibilità del lavoro.

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