la circolare del ministero della salute

Coronavirus: via libera a tamponi rapidi, in aree a rischio sì a test in auto

Nella nuova circolare si indicano anche i criteri di priorità per l'esecuzione, a partire da pazienti ospedalizzati, operatori sanitari esposti a maggior rischio, soggetti fragili e soggetti con infezione respiratoria ricoverati nelle Rsa

Coronavirus, tamponi drive-in: i test si fanno in auto

Nella nuova circolare si indicano anche i criteri di priorità per l'esecuzione, a partire da pazienti ospedalizzati, operatori sanitari esposti a maggior rischio, soggetti fragili e soggetti con infezione respiratoria ricoverati nelle Rsa


3' di lettura

Via libera dal ministero della Salute ai test molecolari veloci, ovvero i tamponi rapidi, basati sulla rilevazione dei geni virali nelle secrezioni respiratorie. Questi permetterebbero di ottenere risultati in tempi brevi. Lo stabilisce una nuova circolare in cui si indicano anche i criteri di priorità per l'esecuzione, a partire da pazienti ospedalizzati, operatori sanitari esposti a maggior rischio, soggetti fragili e soggetti con infezione respiratoria ricoverati nelle Rsa.

11 test validati, laboratori potenziati
Sono 11 i test a tampone rapido validati dal ministero della Salute e indicati nella nuova circolare che aggiorna le indicazioni sui test diagnostici. Vengono indicate anche le aziende produttrici. Le Regioni potranno dunque approvvigionarsi di tali test che dovranno essere processati nei Laboratori indicati dalla stessa circolare ed il cui numero è stato potenziato.

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In aree a rischio sì ai test in auto
Nelle aree di alta trasmissione del Covid-19, a fronte di un sovraccarico dei laboratori diagnostici, si può considerare la possibilità di utilizzare
laboratori mobili o “drive-in clinics”, consistenti in strutture per il prelievo di campioni attraverso il finestrino aperto dell'automobile su cui permane il paziente. Lo prevede la nuova circolare del ministero della Salute, precisando che per la Commissione europea, «queste strutture permettono di ridurre il rischio di infezione al personale sanitario o altri pazienti».

Test su tutti malati con infezione respiratoria
Nelle aree in cui vi è ancora una limitata trasmissione di SarsCov2, «se si dispone di risorse sufficienti», vanno effettuati «test diagnostici in tutti i
pazienti con infezione respiratoria». I test non vanno effettuati in
assenza di prescrizione medica od ospedaliera. Per ottimizzare le risorse, si legge nella circolare, si raccomanda di «effettuare un unico tampone naso faringeo e orofaringeo per ogni paziente». La circolare indica l'esecuzione prioritaria dei test diagnostici anche a «primi individui sintomatici all'interno di comunità chiuse per identificare rapidamente i focolai e garantire misure di contenimento». Se la capacità di esecuzione
dei test è limitata, «tutti gli altri individui che presentano sintomi possono essere considerati casi probabili e isolati senza test supplementari».

La circolare del ministero della salute

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Le categorie prioritarie
Tra le categorie a cui effettuare i test tampone rapidi prioritariamente, figurano dunque gli operatori sanitari esposti a maggior rischio (compreso il personale dei servizi di soccorso ed emergenza, il personale
ausiliario e i tecnici verificatori), «per tutelare gli operatori sanitari e ridurre il rischio di trasmissione in ospedale». Inclusi nella circolare anche gli operatori dei servizi pubblici essenziali sintomatici, anche affetti da lieve sintomatologia per decidere l'eventuale sospensione dal lavoro;
operatori, anche asintomatici, delle RSA e altre strutture residenziali per anziani. Indicate infine le persone a rischio di sviluppare una forma severa della malattia e fragili, come persone anziane con comorbidità quali malattie polmonari, tumori, malattie cerebrovascolari, insufficienza cardiaca, patologie renali.

Su test anticorpi poche evidenze
La nuova circolare del ministero della salute di aggiornarnamento delle
indicazioni sui test diagnostici sostiene che test sierologici per la rilevazione degli anticorpi al SarsCov2 «sono molto importanti nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale»,
ma «come attualmente anche l'OMS raccomanda, per il loro uso
nell'attività diagnostica d'infezione in atto da SARS-CoV-2, necessitano di ulteriori evidenze sulle loro performance e utilità operativa». Ecco perché
gli approcci diagnostici al momento tecnicamente più vantaggiosi, attendibili e disponibili «rimangono quelli basati sul rilevamento del virus
in secrezioni respiratorie».

Per approfondire:
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