Istituti penitenziari

Coronavirus, al via nelle sartorie delle carceri l’autoproduzione di mascherine

Intanto penalisti e Comitato antitortura dell’Unione europea chiedono il rispetto dei diritti umani nel momento dell’emergenza sanitaria

di Patrizia Maciocchi

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Intanto penalisti e Comitato antitortura dell’Unione europea chiedono il rispetto dei diritti umani nel momento dell’emergenza sanitaria


2' di lettura

Nel giorno in cui si teme che si possano riaccendere le rivolte nelle carceri, per la proroga dello stop ai colloqui con i familiari, il ministero della Giustizia annuncia l’avvio dell’ autoproduzione di mascherine all’interno degli istituti penitenziari.

L’autoproduzione
Via Arenula, nell’informare dell’invio di altre 20 mila mascherine destinate al personale penitenziario, comunica il via libera al confezionamento nelle carceri in cui c’è un laboratorio di sartoria, riconvertito per creare questi dispositivi in tessuto non tessuto, come previsto dall’ultimo decreto legge. Solo per il periodi di emergenza sanitaria, nelle prigioni si faranno mascherine, in un numero che il Dap stima attorno alle 10 mila al giorno, inviando prima un’autocertificazione all’istituto superiore di sanità. Individuate le strutture subito operative in quasi tutte le regioni d’Italia, dal Piemonte alla Sicilia.

L’allarme dei penalisti
Negli istituti di detenzione resta comunque alta la tensione a causa della proroga delle restrizioni imposte sui contatti per i parenti per limitare il rischio contagio, ma anche per l’assenza di risposte da parte del Governo sui problemi relativi all’emergenza coronavirus. A puntare il dito sul silenzio dell’Esecutivo la Giunta dell’Unione camere penali, che sottolinea l’interesse per tutti «dagli idraulici ai servizi veterinari», mentre Conte e Bonafede dimenticano le persone private della libertà che in carcere lavorano. La Giunta, visto il sovraffollamento, torna a chiedere quale sarà il numero dei detenuti che, nei prossimi giorni, potrà godere di misure alternative, compresi i domiciliari con il braccialetto elettronico.

Niente giustizia in tempi di coronavirus

Il Comitato antitortura dell’Unione europea
Una luce sui detenuti la accende anche il Comitato antitortura dell’Unione europea che chiede di rispettare la dignità umana nell’adottare le misure restrittive anti Covid-19. Azioni che devono essere necessarie, proporzionate e limitate nel tempo.

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