circolare

Coronavirus, Viminale ai prefetti: «Accelerare sulle pratiche delle aziende»

Il consuntivo delle istanze delle imprese aggiornato all’8 aprile: 105.727 comunicazioni ricevute; 38.534 istruite; 2.296 sospensioni attività.

di Marco Ludovico

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3' di lettura

Accelerare le pratiche sulle imprese. E coordinarsi di continuo con le Regioni. Dal ministero dell’Interno arriva un nuovo input alle prefetture. L’economia non può attendere: per chiudere le istanze vanno svolte tutte le interazioni con le Camere di Commercio, le associazioni di categoria e le organizzazioni dei lavoratori. E i controlli devono essere organizzati con Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e ispettori delle Ausl (aziende unità sanitarie locali).

I dati nazionali delle istanze
Il ministero guidato da Luciana Lamorgese dirama alle prefetture una circolare datata 14 aprile dove emerge il dato nazionale, aggiornato all’8 aprile, delle pratiche delle imprese trasmesse agli uffici territoriali di governo. Sono 105.727 comunicazioni ricevute; 38534 istruite; 2.296 sospensioni attività. Il capo di gabinetto, prefetto Matteo Piantedosi, chiede ai colleghi sul territorio di «imprimere un’accelerazione di istruttoria». Anche perchè, sottolinea Piantedosi, c’è un «notevole divario tra le comunicazioni pervenute alle prefetture e quello delle relative attività istruttorie intraprese».

Le novità dell’ultimo Dpcm
La circolare fa notare come «l’articolo 2 del Dpcm » del 10 aprile 2020 «conferma la sospensione di tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 3, modificabile con decreto del Ministro dello sviluppo economico». Poi elenca tutte quelle a oggi consentite e sottolinea come «il predetto art. 2 amplia, pertanto, il novero delle attività già consentite, ricomprendendovi espressamente anche quelle funzionali alla continuità delle filiere delle attività individuate al comma 7 del medesimo articolo».

Dall’autorizzazione alla comunicazione preventiva

Inoltre per una serie di attività si passa dal meccanismo dell’autorizzazione espressa del prefetto al «sistema della preventiva comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l'attività produttiva, innovando la precedente disciplina». In questo caso «si ritiene che le comunicazioni già pervenute a codeste Prefetture non debbano essere rinnovate». Ma secondo il ministero dell’Interno a questo punto occorre chiudere le pratiche al più presto possibile.

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«Accelerare le pratiche ricevute»
Viste le regole dell’ultimo Dpcm «per quanto concerne le richieste di autorizzazione (presentate sotto la vigenza della precedente regolamentazione) non ancora definite o decise negativamente» il Viminale chiede ai prefetti di «imprimere un’accelerazione d’istruttoria» destinata a «verificare se le stesse possano considerarsi come comunicazioni legittimamente presentate ai sensi delle nuove disposizioni, più ampliative, previste» da nuovo Dpcm. E sottolinea: «Poiché le imprese che hanno in precedenza presentato tali richieste potranno ora beneficiare di un immediato avvio dell’attività, in attesa degli esiti delle verifiche sottese all’eventuale sospensione» diventa necessario per il Viminale «dedicare una particolare attenzione all’esigenza di una celere definizione delle relative istruttorie».

Il dialogo con le Regioni
Gia svolto da molti prefetti nei capoluoghi di regione ma anche in molte altre province, il dialogo con le amministrazioni regionali ora diventa essenziale come sottolinea il Viminale. Proprio nel Dpcm del 10 aprile emerge la novità «che, in sede di valutazione delle condizioni richieste dalla norma per la prosecuzione delle attività per le quali opera l’obbligo della comunicazione, il Prefetto possa adottare il provvedimento di sospensione, sentito il Presidente della Regione interessata».

Protocolli operativi più efficaci
Per «supportare le attività in corso, anche sulla base delle positive esperienze di talune Prefetture» si devono dunque rendere sistematiche le «interlocuzioni collaborative già avviate, in primo luogo, con gli uffici delle Regioni, che ora potranno consolidarsi nella prevista eventuale adozione del provvedimento di sospensione sentito il Presidente della Regione». Non solo: «Tali interlocuzioni dovranno, altresì, proseguire anche con gli altri enti territoriali competenti, le Camere di Commercio, le rappresentanze di categoria, i Comandi provinciali della Guardia di Finanza, nonché gli altri soggetti istituzionali interessati, ricorrendo, ove ritenuto opportuno, alla stipula di appositi protocolli operativi».

Controlli a largo raggio
Il Viminale sollecita i prefetti ad avvalersi degli ispettori del Lavoro e delle aziende sanitarie locali per il «controllo sulle modalità di attuazione, da parte dei datori di lavoro, delle procedure organizzative e gestionali oggetto del Protocollo Governo-parti sociali del 14 marzo 2020, e, più in generale, sull’osservanza delle precauzioni dettate per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e la sussistenza di adeguati livelli di protezione dei lavoratori». Mentre alla Guardia di Finanza «potrà essere demandato lo svolgimento di specifici controlli e riscontri - a mezzo di disamine documentali, tramite le banche dati in uso e, ove necessario, rilevamenti presso le sedi aziendali - circa la veridicità del contenuto delle comunicazioni prodotte dalle aziende» sia per «l’inclusione nelle categorie autorizzate ovvero l’esistenza della relazione economico-commerciale tra le attività d’impresa appartenenti alle varie filiere consentite».

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