primo caso a maggio

Coronavirus, zona rossa nel cluster San Raffaele-Pisana: salgono a 70 i contagi

Quindici nuovi casi si sono aggiunti ai 14 individuati il 9 giugno e ai 41 già individuati fra pazienti, operatori e dimessi. Un solo paziente anziano ha infettato 9 familiari e solo per lui sono in atto cento tamponi

di N.Co.

Nas, il comandante Lusi: «Controlli sulle Rsa su incarico di 40 procure»

4' di lettura

Mai abbassare la guardia. Nella Capitale è esploso e si sta allargando a macchia d’olio un focolaio all’Ircss San Raffaele alla Pisana che ha raggiunto, con i 15 nuovi positivi del 10 giugno, un totale di 70 persone infettate dal coronavirus. Due i decessi. Nove dei 15 nuovi casi di contagio sono stati individuati nel Reatino. I casi del reatino sono tutti riconducibili al cluster del San Raffaele-Pisana di Roma, legati al ricovero di un paziente reatino, positivo al Covid-19, deceduto allo spoke dello Spallanzani a Casal Palocco dopo un periodo di riabilitazione presso l’Irccs. Dal 5 giugno è stata disposta la zona rossa, con l’isolamento della struttura, dalla quale si può entrare e uscire solo se autorizzati dalla Asl Roma 3.

La Procura di Roma incarica i Nas
La Procura di Roma ha dato incarico ai Nas di svolgere un accertamento preventivo per stabilire se aprire un fascicolo d’inchiesta. I Nas dovranno accertare i principi autorizzativi della struttura, la situazione igienico-sanitaria e l’organizzazione in relazione alle entrate, alle uscite, alla presenza di dispositivi di protezione individuale, di sostanze e macchinari per la sanificazione.

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Chi sono i 70 contagiati
Chi sono i 70 contagiati? All’inizio, ha spiegato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, c’erano 41 persone coinvolte: 24 pazienti trasferiti dall’Istituto, un paziente deceduto, 9 dipendenti della struttura e 7 esterni. A questi si sono aggiunti il 9 giugno 14 casi: pazienti che dopo alcuni giorni dalle dimissioni hanno sviluppato la positività. Il 9 giugno la regione ha comunicato il decesso presso lo spoke di Casal Palocco di un secondo paziente residente in provincia di Rieti, che aveva svolto la riabilitazione presso l’Istituto. Il 10 giugno 15 nuovi casi, di cui 8, tutti del reatino, sono collegati a questo caso. Epicentro a Montopoli di Sabina, un comune di poco più di 4mila abitanti della provincia di Rieti: «La Asl di Rieti - ha comunicato l’unità di crisi Covid-10 della regione Lazio - è in stretto contatto con il sindaco di Montopoli». Gli ultimi due casi del 10 giugno sono stati comunicati dal Policlinico Umberto I: un infermiere collegato al link familiare del focolaio e un paziente risultato anch’esso positivo. Tutti gli operatori e i pazienti del reparto di malattie infettive si sono sottoposti a test.

Il primo caso un fisioterapista della struttura
L’assessore ha spiegato che il primo caso risale a inizio maggio. Si tratta di un operatore della struttura, un fisioterapista, rientrato al lavoro dopo 14 giorni di isolamento e due tamponi negativi, senza che fosse attivato il contact tracing. Nel mirino anche alcuni pazienti dimessi il 29 maggio e non controllati nel corso del ricovero, risultati positivi con alcuni parenti. «I dati della Regione - ha sottolineato l’assessore - sono inevitabilmente caratterizzati dai numeri di questo focolaio che dimostra come non si debba abbassare la guardia. E soprattutto devono essere rispettate, senza nessuna deroga, tutte le disposizioni impartite per limitare la diffusione del virus». Fra i pazienti positivi c’è un anziano che ha infettato 9 familiari: solo per lui sono in atto 100 tamponi allargati a tutte le persone che hanno avuto contatto con lui e con i suoi familiari.

In corso anche un’indagine epidemiologica
«É in corso l’indagine epidemiologica innanzitutto sulle procedure organizzative e i percorsi assistenziali - ha dichiarato il commissario straordinario della Asl Roma 3, Giuseppe Quintavalle - per identificare una possibile criticità che possa aver agevolato la diffusione del virus tra i reparti a fronte delle misure di prevenzione adottate. Al momento l’ipotesi più accreditata del caso indice è relativa ad alcuni operatori sanitari, ma si resta in attesa della conclusione dell’indagine epidemiologica». Quintavalle ha confermato il decesso di un paziente «affetto da pluri patologie, positivo al tampone naso-faringeo».

Effettuati già oltre 2.300 tamponi
Per il solo focolaio del San Raffaele alla Pisana sono già stati effettuati 2.332 tamponi, di cui 1.168 effettuati nei drive-in e 1.164 nella struttura, dove sono iniziati i secondi test per 582 unità tra operatori e pazienti. La Regione Lazio ha reso noto che alla fine per la gestione di questo focolaio si prevede di effettuare oltre 5mila tra tamponi e test sierologici . All’interno della struttura, al momento, non vi sono casi positivi. Il 10 giugno è partito il secondo test su operatori e pazienti del San Raffaele Pisana.

L’assalto al drive-in
Il drive-in del Forlanini il primo giorno è stato preso d’assalto, con lunghissime code e attese per effettuare i tamponi e test sierologici, disposti per tutti i pazienti dimessi dalla struttura dal 18 maggio e per tutti i loro contatti. Elena, 72enne, da sei ore in attesa, è stata convocata al drive-in del Forlanini perché la figlia ha effettuato un accertamento nei giorni scorsi al San Raffaele Pisana: «Ho una certa età e sono esausta. Avrebbero potuto convocare le persone dividendole in diverse giornate, evitando queste attese interminabili».

Il contagio silente causato dagli asintomatici
«Il virus rimane per molto tempo nei portatori e catene di contagio subdole fatte da asintomatici si possono propagare in modo silente ed entrare negli ospedali», come nel caso dell’Irccs San Raffaele Pisana di Roma, dove il 4 giugno è stato identificato un nuovo cluster di contagi , ha spiegato Pierluigi Lopalco, docente di Igiene all'università di Pisa e coordinatore della gestione dell’emergenza Covid in Puglia, alla trasmissione Agorà su Rai 3. Per l’epidemiologo, «dobbiamo innanzitutto tenere in sicurezza ospedali e Rsa, dove ci sono persone più fragili» e il coronavirus si diffonde più facilmente. «Se riusciamo a fare questo, una circolazione silente del virus nella popolazione non crea particolari danni al sistema sanitario. Perché se abbiamo un focolaio circoscritto come quello del San Raffaele, ce ne accorgiamo in tempo e il problema si risolve».

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