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Corporate America pronta a coprire le spese per l’aborto. Divieto già in 7 Stati

Le grandi aziende americane si dicono pronte a coprire le spese sanitarie, di viaggio e alloggio per le dipendenti che dovranno cambiare stato per abortire

Abolito il diritto all'aborto, Biden: "Giorno triste per l'America"

4' di lettura

Nelle ore successive alla sentenza della Corte Suprema Usa contro l’interruzione volontaria di gravidanza, sono già sette gli Stati che hanno subito vietato l’aborto, mentre altri si apprestano a farlo sulla base di «trigger law» già approvate in vista della sentenza. Secondo quanto riporta la Bbc, il divieto contro l’aborto è scattato subito in Utah, South Dakota, Kentucky, Louisiana, Oklahoma, Missouri e Arkansas.

In altri quattro Stati - Alabama, West Virginia, Wisconsin e Arizona- sono state chiuse le cliniche dove si effettuano interruzioni di gravidanza, in virtù di vecchie leggi, precedenti alla sentenza che liberalizzò l’aborto nel 1973, che ora sono tornate automaticamente in vigore.

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In altri stati il divieto scatterà presto, secondo i tempi previsti dalle «trigger law». In Wyoming sono previsti cinque giorni di attesa dopo la sentenza e in Mississippi 10. North Dakota, Texas, Tennessee e Idaho aspetteranno 30 giorni. Vi sono poi degli Stati le cui leggi anti aborto sono state bocciate in passato dalla Corte Suprema e che intendono ricorrere per poterle riportare in vigore. Battaglie legali di questo tipo sono previste in Michigan, Ohio, Georgia, Iowa e South Carolina. L’istituto Guttmacher, che si batte in favore dell’interruzione volontaria di gravidanza, prevede che restrizioni all’aborto potranno essere approvate in Florida, Nebraska, Montana e Indiana.

Aziende pronte a sostenere le spese per le dipendenti

Diverse imprese statunitensi, tra cui Apple, Walt Disney, Intel, Jp Morgan, Microsoft e Meta, si sono impegnate a coprire le spese delle dipendenti che dovranno recarsi in un altro stato per praticare l’aborto, dopo che la Corte Suprema ha cancellato la sua tutela costituzionale.

Venerdì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la storica sentenza «Roe vs Wade» del 1973 che riconosceva il diritto di una donna all’aborto, consegnando una vittoria ai repubblicani e ai conservatori religiosi che vogliono limitare o vietare la pratica. Molti Stati si stanno già attivando. In Oklahoma, ad esempio, una legge che entrerà in vigore ad agosto vieta l’aborto tranne che per le emergenze mediche e punisce i fornitori che violano la legge con multe fino a 100.000 dollari e 10 anni di carcere. Tra gli Stati che offrono protezione all’aborto ci sono invece New York e il Maryland.

Venerdì la Disney ha comunicato ai suoi dipendenti che rimane impegnata a fornire un accesso completo a un’assistenza sanitaria di qualità, anche per l’aborto.I benefit dell’azienda copriranno i costi dei dipendenti che devono recarsi in un altro luogo per accedere alle cure. Meta, proprietaria di Facebook, rimborserà le spese di viaggio per i dipendenti che cercano cure riproduttive fuori dallo Stato, ma l’azienda stava anche “valutando il modo migliore per farlo, date le complessità legali”, secondo un portavoce.

Google: ok a trasferimenti senza giustificazione

I dipendenti di Google che lo vorranno potranno fare domanda di trasferimento in un altro stato «senza giustificazione». La decisione, contenuta in una email al personale dell’azienda di Mountain View. «Per supportare i dipendenti e le persone a loro carico - aggiunge la comunicazione - il nostro piano di benefici e l’assicurazione sanitaria copre le procedure mediche fuori dallo stato se non sono disponibili dove vive e lavora un dipendente. Si può anche richiedere il trasferimento senza giustificazione».

Si allargano le proteste

Continuano e si allargano intanto le proteste del fronte pro-aborto.Manifestazioni di protesta sono in corso davanti alla Corte suprema a Washington, ma anche in tutte le città degli Stati Uniti per contestare la decisione di cancellare la sentenza che garantiva il diritto delle donne all’interruzione di gravidanza. Si tratta di manifestazioni pacifiche, come spiega la Cnn parlando di canti e di cartelli esibiti contro la decisione della Corte. Sul ponte principale di Washington, il Frederick Douglass Memorial Bridge, un manifestante pro-aborto, Guido Reichstadter, ha iniziato una scalata per esprimere la sua contrarietà alla decisione della Corte suprema.
Durante la notte tra venerdì e sabato la polizia di Phoenix, in Arizona, ha usato gas lacrimogeni per disperdere una protesta pro aborto. Secondo gli agenti i manifestanti avevano «ripetutamente preso a pugni la porta di vetro dell’ingresso del Senato». Nuove dimostrazioni sono previste per il weekend in tutti gli Stati Uniti, in piccole e grandi città dal New Jersey, New York, e Pennsylvania fino al Wisconsin, l’Illinois, Texas, New Mexico e California.

Paura durante una manifestazione pro aborto a Cedar Rapids, Iowa, quando un pick-up si è lanciato contro la folla. Una donna è stata ricoverata in ospedale. I video postati sui social media mostrano la macchina che procede contro i manifestanti, soprattutto donne, tra le urla terrorizzate di chi stava partecipando alla dimostrazioni. Alcune corrono dietro al pick-up nel tentativo di fermarlo.

Biden in cerca di soluzioni

Il presidente Joe Biden “continuerà a trovare soluzioni” per garantire il diritto all’aborto. Lo ha detto ai giornalisti l’addetta stampa della Casa Bianca Karine Jean-Pierre, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. «C’è stata molta urgenza da parte di questo Presidente e di questa Casa Bianca sui prossimi passi da compiere, soprattutto ora che sappiamo che la decisione è stata presa», ha detto Jean-Pierre ai giornalisti in viaggio sull’Air Force One.

In particolare sono stati citati due “passi concreti” compiuti dalla Casa Bianca subito dopo la sentenza della Corte, ovvero la possibilità di garantire l’accesso alle pillole abortive e difendere il diritto di una donna di recarsi in un altro stato per abortire se la procedura è vietata nel suo stato d’origine. «Si tratta di due passi molto concreti, grandi», ha detto Jean-Pierre, sostenendo che Biden «sta usando la sua autorità esecutiva e continuerà a trovare soluzioni, continuerà a parlare con i gruppi dirigenti, continuerà a parlare con esperti legali su cosa può fare dal suo posto di leader».

Il caso del Minnesota

Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha emesso un ordine esecutivo per garantire protezione alle donne che verranno nello stato per abortire. Lo ha annunciato l’ufficio di Walz, dicendo che l’ordine ha effetto immediato e che è rivolto alle donne che vivono negli Stati che criminalizzano l’aborto o lo ritengono illegale dopo la decisione della Corte suprema. «Il mio ufficio è stato e continuerà a essere un firewall contro la legge che annulla la libertà riproduttiva», ha affermato Walz. «Questo ordine mostra l’impegno della nostra amministrazione nel proteggere le pazienti e gli operatori sanitari. La nostra amministrazione sta facendo tutto il possibile per proteggere il diritto delle persone a prendere le proprie decisioni in materia di assistenza sanitaria», ha aggiunto.

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