ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI conti di Wall Street

Corporate America regge un altro trimestre: profitti ancora in rialzo

Gli analisti prevedono un rallentamento ma utili ancora in crescita del 2,4%: Jamie Dimon: l'economia americana tuttora «fa bene» ma entro sei o nove mesi sarà recessione

di Marco Valsania

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3' di lettura

Crescere poco, ma pur sempre crescere. La Corporate America è pronta a sollevare il sipario sui bilanci del terzo trimestre, con le banche al via in settimana a cominciare da JP Morgan. E se pesa lo spettro di crisi economica e tensioni generate da aggressive strette anti-inflazione in politica monetaria, i gruppi nell’S&P 500 potrebbero spuntare un contenuto rialzo degli utili, una marcia a scartamento ridotto del 2,4%, stando ai più aggiornati calcoli della società specializzata FactSet.

Sarebbe la performance più debole dallo stesso trimestre del 2020, quando in tempi di pandemia soffrirono un declino del 5,7 per cento. E, segno delle ombre mese dopo mese addensatesi sui conti, è lontana dalla crescita di quasi il 10% pronosticata a giugno. Ma, appunto, se rispettata per adesso manterrebbe ancora un segno positivo. Oltretutto la “legge” dei precedenti storici nelle sorprese potrebbe far lievitare quella percentuale, a stagione completata, fino al 6% o 7 per cento.

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Simile la stima di un'altra società leader nel seguire le previsioni, Refinitiv, che attende al varco aumenti negli utili trimestrali del 4,1% seppur bruscamente ridimensionati dall'11,1% atteso a luglio.

Relativa tenuta, al momento, è attesa anche dal giro d’affari. FactSet anticipa un rialzo trimestrale dell’8,5% sull’anno scorso, limato rispetto al 9,7% parso nelle carte a giugno. Tutti gli undici settori considerati sono in lizza per miglioramenti del fatturato, seppure inferiore al 10% per la prima volta in quasi due anni. Anche il quarto trimestre in corso preserva ora segno positivo, con utili dell'S&P 500 in rialzo del 3,6% e fatturato del 6 per cento.

Il quadro tuttavia si complica alle spalle dei grandi numeri. Rimane da vedere l’impatto, di cifre effettive e collegati outlook, su mercati in affanno e che nelle performance delle imprese cercheranno sollievo o conferme delle preoccupazioni. Tanto più che nel gioco delle scommesse non mancano analisti più pessimisti sugli utili in arrivo (+0,7%) e indicazioni che, al netto degli exploit d’un settore quale l’energia, potrebbero in realtà scivolare.

Non solo: le revisioni al ribasso si sono moltiplicate a passo nettamente più rapido della media, a cominciare di recente dal settore finanziario. Allarmi sono fioccati da influenti marchi, quali Ford e FedEx. E le sfide menzionate da una moltitudine di aziende aumentano, ultima quella delle valute: ben metà dell’avanguardia di società che ha già presentato risultati ha denunciato l’impatto negativo del cambio e del dollaro forte, che erode export e profitti generati all'estero chiave per i colossi. Jamie Dimon, il ceo di JP Morgan, principale banca Usa, ha ammesso che se l’economia americana tuttora «fa bene» entro sei o nove mesi «seri venti contrari» probabilmente spingeranno in recessione gli Stati Uniti e il mondo.

Tecnologia e universo digitale non sono immuni e il trimestre appena archiviato potrebbe evidenziarlo. Meta Platforms, ex Facebook, guida un maggior pessimismo alla vigilia dei bilanci nel segmento delle comunicazioni; Intel nell’information technology. Amazon capitana la retromarcia dei pronostici nei consumi discrezionali.

A tirare la volata è oggi piuttosto, come anticipato, anzitutto il settore dell’energia guidato dal colosso Exxon Mobil. Assieme le grandi “sorelle” di greggio e gas dovrebbero intascare utili tra luglio e settembre per oltre 53 miliardi di dollari e riportare un balzo del 117,6% nei profitti. Il settore industriale dovrebbe a sua volta dar conto di un rialzo del 24% e l’immobiliare del 14,7 per cento. Il segno negativo domina però domina in comunicazioni (-13,6%) e finanza (-13,5%), seguite da materiali (-9,2%), sanità, servizi essenziali, tecnologie dell'informazione e consumi di base.

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