CREATO PER AUDI

Corporate Social Responsability per una crescita sostenibile


Il budget time degli italiani: come spendiamo il nostro tempo?

4' di lettura

La responsabilità sociale entra in azienda ed è destinata a rimanerci. E non è solo una questione di generosa apertura del singolo imprenditore, ma una oggettiva necessità fondata sull'attenzione ai rischi operativi e alle richieste di consumatori che pongono sempre più attenzione ai messaggi e, soprattutto, ai contenuti di sostenibilità di prodotti e servizi. Una ricerca Socialis dell'anno scorso proiettava un valore di 1,4 miliardi di investimenti in azioni concrete di Csr (corporate social responsability) da parte delle aziende italiane nel 2017, con una crescita di un quarto del valore in soli due anni.

Per approfondire:
Cultura dell'innovazione per una nuova idea di mobilità: scopri su MyAudi per l'impresa tutte le condizioni ed i servizi che Audi ha dedicato alle Aziende Associate.

Ma quando inizia il percorso verso la sostenibilità d'impresa? Il primo passo è la determinazione dei valori fondamentali che costituiscono il Dna della singola azienda. Quando cioè la cultura aziendale è immersa in un ambiente consapevole e che tiene conto degli impatti delle proprie attività, con la convinzione che il sano profitto non sia in antitesi ma anzi in relazione con la costruzione di valore per la collettività di riferimento.
Se infatti tutti gli attori aziendali, interni (imprenditori, dirigenti e lavoratori) o esterni (ad esempio i fornitori o i rivenditori) si sentono responsabilizzati verso obiettivi complementari di risultati economici e di impatto sociale, si può realizzare la piena missione sociale dell'impresa: costruire valore per l'imprenditore, per gli azionisti, per i dipendenti ma anche per l'intera comunità.
Dotarsi di un bilancio di sostenibilità è oramai un obbligo per le grandi società quotate in Borsa, ma senza arrivare alla formalizzazione di un documento che descrive figure, processi e regole, tutte le imprese, anche le più piccole, si pongono già oggi interrogativi sugli effetti delle proprie decisioni strategiche o operative. E quando la sostenibilità diventa una pratica del “saper fare” impresa, riesce a dispiegare i suoi effetti sul core business, sui processi e sui servizi tipici.
Come si può iniziare ad essere sostenibili? Dall'innovazione, ossia da quelle attività che portano alla creazione di nuovi prodotti e servizi, nuove funzionalità o anche nuovi processi di produzione. Pensando talvolta fuori dagli schemi: Qual è l'impatto che deriva dall'uso del mio prodotto? È un servizio che non discrimina gli utenti? Fa un uso ragionevole e contenuto delle risorse naturali? È possibile riprogettare il prodotto, o lanciarne una nuova versione che conduca a miglioramenti effettivi nella vita dei consumatori, direttamente o indirettamente?
Con l'innovazione sostenibile arrivano i benefici. L'impresa si espone a minori rischi operativi, fa crescere la reputazione del marchio e infine per quella larga fetta, sempre crescente, di consumatori attenti e responsabili i prodotti assumono un valore intrinseco maggiore e “vincono” nelle scelte d'acquisto.
Esempi di successo di come il nuovo approccio conduca effettivamente a impatti positivi su ambiente e collettività ci sono anche tra grandi aziende, già affermate e apprezzate dal pubblico, che hanno voluto e saputo fare questo salto di qualità. È il caso di Audi, che per l'impianto di produzione della sua vettura elettrica di punta, la E-tron, ha fatto una scelta carbon neutral, cioè con un bilancio in pareggio nelle emissioni di CO2 nell'atmosfera derivanti dal quasi totale utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili. Solo questa azione ha prodotto un risparmio di 17mila tonnellate di anidride carbonica. Nella stessa ottica la casa dei quattro anelli si è prefissata l'obiettivo di trasformare entro il 2030 tutti i propri siti produttivi in modo che siano carbon neutral.
Ma sotto il cofano, non c'è solo l'elettrico ad essere pulito. Una progettazione aperta e flessibile, aderente ai paradigmi della neutralità tecnologica, permette di avere la più ampia gamma possibile di propulsori. Ciascuno con i propri vantaggi. Se l'elettrico sembra una delle strade più promettenti per ridurre l'impatto sul clima, occorre anche ragionare a cicli di innovazione che guardino a orizzonti temporali differenti.
Un esempio eclatante viene dalle auto diesel. Secondo gli ultimi dati Jato nel 2018 in Europa si è registrato un calo della vendita di modelli a gasolio ma si è verificato anche un incremento delle emissioni di CO2, considerate tra i maggiori responsabili del surriscaldamento globale. Si è passati da 118 a 120,5 g/km, un passo indietro di tre anni. La spiegazione è semplice: i motori diesel di ultima generazione rispettano norme tecniche molto severe e le auto a gasolio producono meno anidride carbonica rispetto a omologhi modelli a benzina. In prospettiva non ci si può aspettare altro che passi avanti da una ricerca costantemente impegnata a conseguire ulteriori risultati in termini di riduzione di emissioni.
Il metano, che praticamente non emette particolato quando brucia, è una valida alternativa che è disponibile oramai in una ampia gamma di vetture Audi. Forse però la soluzione del futuro sarà l'idrogeno: con un orizzonte temporale di qualche anno vedremo circolare la prima vettura della casa tedesca alimentata a celle combustibili prodotta in serie.
Se essere aperti al cambiamento è una questione culturale, investire in ricerca e innovazione per migliorare continuamente i prodotti e i servizi, salvaguardando l'ambiente, è un contributo concreto che la realtà aziendale può dare al benessere economico e sociale della comunità. Responsabilità ambientale e sociale aprono a opportunità importanti: valutare correttamente le scelte disponibili e le alternative, disegnare prodotti in modo aperto, rendendoli abbastanza flessibili da poterli adattare ai mutevoli cambiamenti del mercato e, insieme, della società; tutto questo garantisce un futuro duraturo all'impresa e al “mondo” in cui opera, dai propri dipendenti alla comunità locale, dai clienti finali sino a fornitori e partner.

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