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Export di formaggi a +12%, ma è allarme per il caro-materie prime: tavolo al ministero

Il presidente Assolatte Zanetti: no a fake news e nutriscore e meno burocrazia. Coldiretti: costi record per gli allevatori. E per l’industria salgono i prezzi di energia e noli.

di Emiliano Sgambato

Aggiornato il 16 settembre 2021 alle ore 13.30

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6' di lettura

I consumi delle famiglie attraversano un inevitabile ridimensionamento dopo i picchi registrati durante il lockdown del 2020 e devono fare i conti con le incertezze legate alla pandemia. Incertezze che ancora di più minano i consumi fuori casa, seppur in uno scenario di ripresa grazie a vaccini e green pass. In questo contesto la crescita dell’industria alimentare è legata soprattutto all’export (+11% nel primo semestre), che quest’anno punta a raggiungere il livello record di 50 miliardi.

Si tratta di una strada percorsa con ottimi risultati dal settore lattiero caseario, che nel 2020 ha generato oltreconfine 3,5 miliardi di fatturato. La crescita sul 2019 è stata dell’1% in volume (superando le 463mila tonnellate di prodotto venduto all’estero), un risultato che però vale molto di più se si tiene conto delle difficoltà affrontate nell’anno del lockdown, con il blocco di tutta la ristorazione a livello internazionale.

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Sprint oltreconfine e mercato interno saturo

L’accelerazione è arrivata a partire da marzo di quest’anno, con il bilancio del primo semestre che registra un aumento del 12 per cento. Gli aumenti maggiori sono in Usa (+27% soprattutto grazie alla sospensione dei dazi), Francia (+13,8%) e Germania (+7,5%). Negativo il Regno Unito dopo la Brexit : -4,3 per cento.
Se continuerà il trend positivo dei consumi fuori casa ci saranno ancora ampi margini di crescita, soprattutto sui mercati asiatici, ora in terreno negativo. Qui i formaggi italiani vanno ad alimentare in primo luogo i ristoranti e la quota di export è ancora minoritaria (6%) rispetto a Europa (84%) e America (8%), ma proprio per questo le potenzialità di sviluppo sono elevate.

La mozzarella (compresa la Bufala Campana Dop che continua a ottenere ottimi risultati), con più di 107mila tonnellate esportate nel 2020 (+23%), continua a occupare il primo posto; seguono gli altri formaggi freschi (100mila tonnellate, +22%), il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano(98mila tonnellate, +21%), i grattugiati (52,4 mila tonnellate, +11%, in buona parte ancora Grana e Parmigiano) e il Gorgonzola (23,5 mila tonnellate, +5%).

Giro d’affari costante con potenziale di crescita

Come proseguire su questa strada è uno dei temi al centro della 76esima assemblea di Assolatte di giovedì 16 ottobre a Milano per tracciare un bilancio dopo un anno unico (si spera) come il 2020, in cui comunque il settore è riuscito ad aumentare la produzione complessiva del 3,9%, per un giro d’affari rimasto tuttavia costante attorno ai 16,5 miliardi (che quindi ha scontato una diminuzione dei prezzi all’ingrosso). Un risultato possibile proprio grazie alla tenuta dell’export e al calo dell’import, visto che complessivamente i consumi interni sono diminuiti invece dell’8%, con l’aumento della spesa in negozi e supermercati che non ha del tutto compensato il canale horeca (cioè bar, ristoranti e catering, tra l’altro fonte di una più alta marginalità).

Va anche ricordato come il consumo di latte da bere sia in calo da anni e il 2020 abbia rappresentato un’eccezione con un aumento dei consumi del 4 per cento. Per tutto il lattiero caseario, nel primo semestre 2021, i consumi delle famiglie sono tornati ad avvicinarsi a quelli del 2019, con un calo del 3% sul 2020, mentre qualche segnale positivo arriva dal fuori casa.

La produzione di formaggio intanto continua a salire: +6% nel semestre, con conferimenti di latte a +3% (la Lombardia corre con il +4,4%). Ancora quindi a tutto vantaggio dell’export, che sembra diventare uno sbocco necessario per assorbire tutto il latte nazionale.

Il presidente Assolatte Zanetti: serve più promozione

«In Italia si produce sempre più latte e davanti a una sostanziale stabilità dei consumi interni di formaggio e al calo degli acquisti di latte fresco, l’export è la valvola che permette di mantenere in piedi tutta la filiera – ha detto al Sole 24 Ore Paolo Zanetti, presidente Assolatte –. Ovviamente questo non vuol dire trascurare il mercato italiano, occorre sempre agire su un doppio binari. Ma ormai esportiamo il 40% del formaggio prodotto. Siamo arrivati a questo punto perché noi imprenditori abbiamo seminato tantissimo, abbiamo viaggiato e abbiamo aperto nuovi mercati e continueremo a farlo. Ora stiamo raccogliendo i frutti. Vedo grandi potenzialità di sviluppo, anche perché manca ancora buona parte dell’apporto del consumo fuori casa. Quando si tornerà a viaggiare e i ristoranti riapriranno completamente avremo nuovi margini di crescita».

Fondamentali per l’export sono anche gli accordi internazionali e la promozione. «Più portiamo a casa buoni accordi – continua Zanetti – più tuteliamo i nostri prodotti e i nostri marchi, anche contro i falsi e l’ italian sounding. I Dop sono il nostro cavallo di battaglia, ma ci tengo a sottolineare che esportiamo molto anche gli altri prodotti. La collaborazione con l’Ice sul commercio estero è proficua, ma abbiamo bisogno di maggiore supporto in questo campo perché i ritorni sono buoni».

Tasto dolente per Zanetti sono gli appesantimenti burocratici: «Si parla da sempre di semplificazioni, ma gli adempimenti invece di diminuire aumentano con l’introduzione ad esempio di nuove registrazioni su operazioni che fanno perdere solo tempo. Oppure capita spesso che una stessa normativa venga interpretata diversamente dai singoli uffici provinciali».

«La ripresa - ha detto il presidente di Assolatte all’assemblea - poggia su tre pilastri: la capacità delle nostre imprese, che per l’ennesima volta hanno dimostrato grande senso di responsabilità e capacità industriali uniche, i fondi del Recovery Fund, che dovranno essere usati per risolvere problemi storici e strutturali del paese, la seria riforma della burocrazia, un male per cittadini e imprese. Anche se abbiamo già raggiunto importanti traguardi dobbiamo continuare la nostra battaglia contro le fake news che coinvolgono i nostri prodotti e contro l’utilizzo improprio delle nostre denominazioni. Altro capitolo fondamentale è il nostro deciso no al Nutriscore e a qualunque sistema di etichettatura che penalizzi gli alimenti più semplici e naturali come il latte e i suoi derivati».

Altro capitolo delicato è quello della sostenibilità: «La sfida ambientale – ha concluso Zanetti – non può però ridursi a un semplice scarico di responsabilità e di costi sull’industria. Lo sforzo deve essere corale, gli investimenti pubblici importanti, la responsabilità partecipata».

Il settore lattiero-caseario «ha ampiamente dimostrato le proprie capacità e la tenacia degli operatori nel mantenere inalterato il livello della produzione, assicurando l’approvvigionamento alimentare al Paese, anche durante la pandemia – ha detto il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli intervenuto all’assemblea Assolatte – . Ora dobbiamo accompagnare la fase della ripresa, in modo da superare le criticità che ancora caratterizzano il settore». Il ministro ha anche garantito l’impegno del suo dicastero e del Governo nelle sede europee e internazionali per contrastare «ogni azione che possa danneggiare la reputazione delle eccellenze agroalimentari italiane» e ha condiviso la necessità di una semplificazione dell’apparato burocratico».

Tensioni sul prezzo del latte: tavolo al ministero

La produzione alla stalla continua a soffrire il forte aumento dei prezzi delle materie prime, con le associazioni agricole, che sono tornate a lanciare l’allarme sulla difficoltà a coprire i costi da parte degli allevatori e a chiedere un tavolo di confronto tra gli attori di tutta la filiera, che è stato convocato dal Mipaaf per il 30 settembre.

«La situazione del prezzo del latte alla stalla – ha commentato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – è diventata insostenibile con gli allevatori messi sotto pressione da prezzi troppo bassi a fronte del rincaro delle materie prime e dei foraggi, dal mais alla soia, a causa delle tensioni generate dalla pandemia. Una adeguata remunerazione del lavoro degli allevatori è condizione imprescindibile per mettere al sicuro tutta la filiera e continuare a garantire ai consumatori prodotti sicuri e di qualità che sostengono l'economia, il lavoro e i territori italiani».

«Partiamo dal dato di fatto che i costi energetici e delle materie prime stanno salendo a doppia cifra, e che i prezzi dei noli per l’export sono raddoppiati. È giusto – dice Zanetti – cercare di non trasferire gli aumenti sul consumatore, anche perché chiaramente l’inflazione è un rischio che può portare a un calo dei consumi in un momento di difficoltà delle famiglie. Però molti associati mi dicono che se le dinamiche non cambiano nei prossimi mesi non si potrà far finta di niente. Comunque la produzione di latte è in aumento e noi lo ritiriamo tutto remunerandolo il massimo possibile».

Produzioni in aumento

«L’Italia occupa il quarto posto della graduatoria dei produttori di latte in Europa e anche nel 2020 è cresciuta più della media», rileva Assolatte: +4,5 contro il +1,4% della Ue. «Dal 2015, data della fine del regime delle quote – continua Assolatte – la disponibilità di latte in Europa è aumentata di 7,3 milioni di tonnellate, di cui 1,5 milioni imputabili alla sola Italia».

Sul lato formaggi, la produzione ha raggiunto 1,137 milioni di tonnellate nel 2020, di cui i Dop pesano per «oltre 575 mila tonnellate – nota ancora Assolatte – con Grana Padano e Parmigiano Reggiano che da soli rappresentano il 63% della produzione complessiva». Se è vero che l’Italia ha ottenuto la tutela di più di 50 denominazioni la produzione è estremamente concentrata: «i primi dieci formaggi Dop pesano il 96% della produzione totale».

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